Quando il tifo si tinge di rosa…

 

 

di Antonio Parrella

 

Il tifo si tinge di rosa, il mondo cambia colore come una cartina tornasole. Vira il mondo, e in meglio, quando di mezzo ci sono le donne. Non è una sviolinata al gentil sesso, è solo quello che vedono gli occhi di un osservatore (a volte distratto) che cerca di far passare le immagini attraverso il cuore, senza filtri.
Le donne non tollerano la violenza, cercano di rifugiarsi nell’amore, nella passione, nella gioia immensa della vita. Anche allo stadio hanno sempre un sorriso, una battuta pronta. Per essere felici, per divertirsi, si accontentano di una sciarpa e una maglietta coi colori sociali, ma mai di una spranga o un bastone. Poi le eccezioni esistono nel mondo, ma la rarità viene dimenticata se nella quasi totalità dei casi la violenza è scaturita dagli uomini.
Troppe volte i più piccoli assistono a spettacoli atroci, come il caso della gara Italia-Serbia dell’ottobre 2010 allo stadio Marassi di Genova.  Chi non ricorda Ivan Bogdanov detto “il terribile”, l’ultras serbo che scatenò il terrore e causò la sospensione della partita. Si giocò solo 7 minuti, alle 21.40 (dopo una nuova e lunga sospensione) la partita fu rinviata. Ai tanti bambini presenti, accompagnati da genitori e insegnanti per assaporare un importante evento sportivo internazionale, è difficile spiegare certe immagini e la delusione di una gara sparita come in un abisso, un burrone profondo come è buia e maledetta la violenza.
Vogliamo dare degli esempi positivi ai più piccoli?! Vogliamo ricordare che il calcio è solo un gioco?!
Questo sport va vissuto diversamente, esprime grinta e muscoli ma allo stesso tempo delicatezza, come i calci di punizione di Maradona, Zola, Baggio e Del Piero. Come la carezza di una mamma al proprio bambino. La violenza, invece, potrebbe essere paragonata ad un tiro scoordinato di punta e che finisce alto, un po’ come quello dello zio quasi sessantenne nella partitella estiva, in vacanza al mare.  Paradossale forse il paragone, ma in fondo la violenza non è spettacolo, non è popolarità, e questo le donne lo sanno, più degli uomini.
Sulle pagine di Facebook è possibile leggere i post e i commenti di un gruppo di tifose partenopee, “Le azzurre del Napoli” che vantano quasi 30.000 iscritti, e di tante sostenitrici di altre compagini italiane, dalle più blasonate alle meno famose.  Non è una curva “tutta curve” e nemmeno una porta di “calze a rete”. E’, invece, facile notare competenza, critiche costruttive, suggerimenti tecnici e tattici, ironia e mai si va oltre, anzi sottolineano sempre con durezza il lato poco “poetico” del pallone.  Non è nemmeno un fan club dei belli del football. Maschilisti arrendetevi!!!
In un suo libro, Erri De Luca scriveva: “I baci non sono anticipo d'altre tenerezze, sono il punto più alto” e nel nostro caso il punto più alto, della sportività, si raggiungerà con una immensità di sguardi rosa, quegli sguardi, occhi verso l’infinito, che in genere possono sembrare qualcosa di astratto e che quasi sempre hanno cambiato il mondo, ammortizzato la violenza e rivoluzionato il pensiero. Una goccia diventa mare, una briciola diventa pane, un pizzico di cenere si trasforma in un albero fiorito e anche la guerra in una sommossa di pace, con la loro arguta intelligenza. L’amore, l’onesta e la stessa parola pace, sono tutte al femminile, e non è un caso, come racconta il cantautore Antonello Venditti alla presentazione del suo nuovo album intitolato “Unica”.
Bisogna prendere esempio dalle donne che lottano tanto, senza fermarsi mai, per il diritto alla vita, il diritto al lavoro e per un futuro migliore, loro, nostro e di tutti. A volta piccole onde, a volte tsunami, ma sempre con la voglia di cambiare in meglio questo ingarbugliato universo, pianeta calcistico compreso.

 

Napoli,  13/12/2011

 

  

 

 

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