Gli strani abitanti della Solfatara di Pozzuoli

di  Antonio Parrella

La Solfatara di Pozzuoli , uno dei  40 vulcani dell’area flegrea, è sicuramente tra i luoghi più caratteristici del mondo proprio come alcuni dei suoi abitanti.  Basta solo fare riferimento alla fangaia per avere la sensazione di essere su un altro pianeta, anzi un piccolo universo di grande interesse scientifico.
 La fangaia è composta da acqua piovana e da condensazione del vapore acqueo che mescolandosi con materiale argilloso forma del fango, il quale con le alte temperature del suolo ribolle. Il fango è ricco di minerali quali boro, sodio, magnesio, vanidio, zinco, arsenico, iodio ecc. La Solfatara, infatti, era molto nota per le sue straordinarie proprietà termali, popolarità diffusa fin dal Medioevo e alimentata dai miracolosi benefici dei fanghi, delle acque e delle saune naturali generati dal vulcano.
Dalla fangaia fuoriescono anche dei gas di composizione varia che possono raggiungere in origine, probabilmente ad alcune centinaia di metri sotto il suolo, anche i 250° C. Sulla superficie del fango si notano delle macchie scure di colore grigio, le quali costituiscono colonie di batteri (precisamente dei solfobatteri) chiamati Sulfolobus solfataricus, che riescono a sopravvivere alle alte temperature e riscontrate solo in questi particolari habitat. I solfobatteri detti anche solforiduttori sono batteri anaerobi stretti, capaci di compiere la respirazione anaerobica utilizzando come accettori di elettroni numerosi composti ossidati dello zolfo. Con il nome di batteri “estremofili” vengono attualmente indicati tutti i microrganismi che vivono in ambienti ritenuti proibitivi sia per l’essere umano che per la maggior parte degli altri organismi superiori. Anche nelle saline, ad esempio, sono presenti microrganismi estremofili, chiamati però batteri alofilici, perché tollerano le elevate concentrazioni di sale di quelle acque.
Negli ultimi anni, questi batteri, hanno acquistato un rinnovato interesse industriale. La conoscenza di organismi che vivono in maniera ottimale in ambienti particolari, con il conseguente adattamento delle  biomolecole indispensabili alla loro vita, allargano i limiti delle condizioni operative nell’industria sia per implementare processi tradizionali, sia per disegnarne nuovi.  Il Sulfolobus solfataricus è utilizzato in particolare per la produzione di acidi organici combustibili liquidi e di enzimi termostabili, importanti nell’industria alimentare per la produzione di sciroppi zuccherini.

Batteri antinquinamento, che “mangiano” metano e che giocherebbero un ruolo rilevante nel ciclo del gas, sono stati scoperti nei fanghi della Solfatara di Pozzuoli e in quelli dell’area vulcanica Hell’s Gate della Nuova Zelanda. «È la prima volta - osserva Dario Tedesco, della Seconda Università di Napoli che ha collaborato con il gruppo autore della scoperta nella Solfatara di Pozzuoli - che vengono individuati batteri che consumano metano, ovvero metanotrofici, in condizioni così ostili a temperature di 50-60 gradi centigradi e con un pH molto acido». Questo dato fa pensare che in condizioni simili su altri pianeti del sistema solare potrebbero esistere batteri di questo tipo. Ecco chi sarebbero i veri extraterresti, che poi sono anche terrestri e addirittura conterranei!

Tra i batteri isolati nella fangaia e che vivono a temperature superiori ai 90° C bisogna ricordare anche  il Bacillus acidocaldarius e la Caldariella acidophila.

I batteri estremofili non sono gli unici abitanti  del  “mondo sulfureo” puteolano. Seira tongiorgii è una specie di collembola, nuova per la scienza, rinvenuta nella Solfatara di Pozzuoli verso la fine degli anni ottanti, nel secolo scorso. I collemboli sono i progenitori degli insetti alati: infatti il più antico insetto conosciuto è un collembolo, chiamato Rhyniella praecursor e risalente cioè a circa 400 milioni di anni fa; per questo motivo vengono talvolta definiti “fossili viventi” ovvero specie di organismi che presentano caratteristiche morfo-anatomiche e strutturali per così dire "primitive".
Solitamente i collemboli vivono all'aperto, in zone buie, umide e ricche di humus come tronchi e foglie in decomposizione.
La Seira tongiorgii, invece, possiede adattamenti fisiologici che le consentono di vivere a stretto contatto con un substrato estremamente acido e ricco di zolfo, quale è quello della Solfatara, proibitivo per altre specie di collemboli. Proprio tali adattamenti fisiologici suggeriscono che questa specie sia un endemismo, una specie cioè, esclusiva di un territorio (anche piccolo), come ad esempio quest’area vulcanica.
Inoltre sulle pareti alle spalle della Bocca Grande (
la principale fumarola del vulcano) vegetano, in condizioni di elevata temperatura e acidità, alghe unicellulari termofile quali il Cyanidium caldarium. Si è visto che, seppur molto lentamente, possono crescere addirittura anche ad un pH vicinissimo allo zero.  Questa alga è stata trovata in abbondanza in altri luoghi, come nelle acque calde e acide di molti laghetti del parco di Yellowstone.

Il nostro pianeta, con le sue metamorfosi, ci ha fatto omaggio di bellezze naturali senza paragoni proprio come le zone vulcaniche di Pozzuoli. L’uomo, invece, simili alla Solfatara ha prodotto al massimo della sua crudele intelligenza laghi composti dal percolato, residui delle scorie sordide del consumo. Anche la spazzatura fermenta, cambia stato, diventa  liquida e ribolle. La meravigliosa natura, però, spera di non essere mai più “fotocopiata” in questo modo.
Noi vogliamo continuare a passeggiare nei “campi ardenti” come
Ingrid Bergman nel film: "Viaggio in Italia" di Rossellini e servirci piacevolmente degli aerosol naturali flegrei, quelli che usavano anche gli antichi. Le intense fumarole e il tipico odore di zolfo che contraddistinguono la Solfatara, sono solo gli aspetti più visibili di questo luogo, quasi surreale, dove tra il fango che bolle a mo’ di ragù napoletano e le elevate temperature dei vapori sono presenti anche tante simpatiche microscopiche creature.
Cari umani, non ci resta che sorvegliare, salvaguardare gli immensi spettacoli della Terra, e quando andiamo a visitare questo posto, ricordiamoci di non portare dietro gamberetti essiccati e noccioline, i piccoli esserini che li abitano non hanno bisogno di noi.  

 

 

 Napoli, 27/10/2011

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