Siena-Napoli… e il tunnel dei risultati negativi

di Antonio Parrella

 

Bisogna dire la verità. Questo Napoli è sterile, contratto, nervoso come il tiro di Cavani alto e scordinato al minuto 39. Anche il nuovo “messia” del tifo partenopeo ha perso la luce, ha perso lo smalto. Non è un Napoli da rottamare ma sono troppe le gare che non vedono una svolta, una mossa coraggiosa nemmeno da parte di Walter Mazzarri. La condizione della squadra non dipende solo dalle tante partite, come invece afferma il tecnico azzurro nell’intervista dopo la gara col  Siena: "Si gioca tanto: dall'inizio dell'anno non abbiamo una pausa, giochiamo ogni tre giorni, è normale perdere la lucidità in certi momenti. Poi contro di noi ormai tutti giocano la gara della vita". Da alcuni giorni circolano anche voci su un addio dell’allenatore toscano a fine stagione. Tra i candidati per la panchina all’ombra del Vesuvio è spuntato il nome del mister campione del mondo Marcello Lippi.
Sono solo chiacchiere per ora, infatti nel pomeriggio, prima della gara con i bianconeri allenati da mister Sannino, lo stesso De Laurentiis ha elogiato l’allenatore del Siena. Anche quella potrebbe essere un’idea e anche una svolta per il tecnico di chiare origini napoletane, un’occasione da prendere al volo a 55 anni e dopo tanta gavetta. Tornando alla gara persa dagli azzurri per 2 a 1, ci sono veramente poche note positive: la sufficienza di Gargano e un paio di azioni sfortunate degli azzurri dove solo la traversa ha negato l’esultanza a Cavani all’84’ e a Campanaro dieci minuti dopo, in pieno recupero. Alla fine del primo tempo arriva l’uno a zero dei senesi,
Reginaldo approfitta di una clamorosa incomprensione tra Campagnaro e De Sanctis, col brasiliano che supera indisturbato il portiere con un pallonetto e deposita la palla in rete. Al minuto 56 Mazzarri corre ai ripari inserendo Lavezzi per Aronica e passando al 442. La situazione non cambia, anzi peggiora, perché al 66’ il centrocampista D’Agostino infila sotto misura l’estremo difensore  azzurro su assist di Rossi. Solo al minuto 86 il Napoli accorcia le distanze con un autogol, Pesoli trafigge il compagno numero uno Farelli per anticipare un avversario.
Si cerca di non essere catastrofici però sembra quasi la fine di un’era, un tunnel a senso unico e senza via d’uscita.
Una situazione psicologica in cui si trova una squadra e un allenatore, che si rifiutano (o sono incapaci) di crescere, di diventare adulti e di assumersi delle responsabilità, ovviamente calcistiche. Una “sindrome di Peter Pan” del pallone.

Napoli, 10/02/2012

 

  

 

 

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