Il Napoli senza…

di Antonio Parrella

 

Senza un gioco propositivo, senza la giusta concentrazione, senza la passione di un tempo, senza alternative valide in panchina, senza il “primo” Mazzarri, senza il Pocho Lavezzi, senza il dinamismo di Gargano, senza la forza di chi vuole lottare per il vertice. Senza tante piccole e grandi cose si rischia di fare pessime figure come contro questo Torino di Ventura, una squadra che sicuramente è inferiore al Napoli, sulla carta, ma che ha avuto un possesso palla superiore ai partenopei, una squadra che ha messo in difficoltà la compagine di casa in più occasioni, anche se spesso non nitidissime.

Mazzarri non ha avuto i calciatori che cercava nel mercato estivo, De Laurentiis ha fatto economia dopo gli incassi di mercato e di botteghino, che non è sempre una cosa positiva soprattutto nei piani alti del mondo del pallone, e Bigon che ha toppato diversi acquisti. Vargas, Uvini, El Kaddouri e non solo. La rosa va rivista, come anche qualcuno dei titolarissimi non più a tutti gli effetti, come Aronica che ha regalato il pallone agli avversari nei minuti finali del match e ha così permesso a Sansone di segnare, al 93’. Poi se Cavani un giorno vorrà andare via, non gli possiamo dare torto. I campioni devono duettare con i campioni, altrimenti è tempo perso, è un’inutile una fatica di Ercole per poi costruire il nulla. L’ uno a uno in casa dopo lo stop casalingo della Juve, nell’anticipo di sabato sera con l’Inter, significa non approfittare delle occasioni e chi non cerca il meglio resta senza la speranza della vetta. Senza tante cose i tifosi chiudono un occhio, anche per amore, ma quando sembra che la squadra abbia perso la speranza, allora il meccanismo cinico del calcio davvero non va nel verso giusto e si resta schiacciati come in una morsa.  Il Matador  ha segnato nei minuti iniziali della gara, gioia sugli spalti e in panchina, la strada sembrava spianata ma poi gli spettatori hanno visto produrre solo noia ed errori.
Che fine ha fatto la squadra dell’uomo della camicia sudaticcia anche sotto la neve e del presidente vulcanico? Senza la camicia bagnata e semitrasparente del primo e senza la lava che ribolle dentro il capo, il treno non parte. La grande disperazione di Gamberini dopo l’errore di Aronica sia da esempio.

Napoli, 04/11/2012

 

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