Milan-Napoli zero a zero. Lo spettacolo sottozero. 

di Antonio Parrella

Il bambino Marco grida: “Voglio diventare grande, voglio diventare grande…”.Ricordate queste parole del film “Da grande”con Renato Pozzetto, dove il piccolo protagonista improvvisamente si ritrova adulto ma infantile? Anche la squadra di Mazzarri cerca di crescere, di raggiungere la “maggiore età” ma nei fatti resta sempre immatura. Ormai siamo a 10 pareggi che equivalgono a 10 sconfitte. Mancano le idee e il freddo peggiora la situazione. Lo stesso vale per il Milan. Massimiliano Allegri deve rinunciare agli infortunati Boateng, Flamini, Cassano, Yepes, Aquilani, Gattuso, Pato, Nesta, Merkel e Strasser mentri i disponibili incidono poco. Dopo il rosso ad Ibra nel secondo tempo, gli azzurri non ci hanno creduto e la partita termina zero a zero, anche il mister di San Vincenzo poteva osare di più. Mazzarri sceglie Dzemaili come regista al fianco di Gargano, e porta Inler tra le riserve. L’uruguagio concede poco ad Ibrahimovic. Spesso cambia passo lanciando l'azione offensiva con caparbietà o almeno ci prova. Zuniga al posto di Dossena sulla sinistra, uno dei migliori in campo. De Sanctis salva il Napoli in un paio di occasioni, reattivo anche sottozero. Al 16' del secondo il gigante Zlatan  piazza la palla sul palo alla sinistra del portiere di Guardiagrele, ma l’estremo difensore  azzurro ci arriva con la punta delle dita e devia in angolo. Si ripete poco dopo su Robinho.
Allegri schiera inizialmente il Milan con il 4-3-3, con Seedorf a sostegno di Ibrahimovic e Robinho. Gli schemi dei milanesi saltano al minuto 18 del secondo tempo, quando Rizzoli espelle l’attaccante svedese per uno schiaffo ad Aronica. Nervoso l’allenatore rossonero che nei minuti finali viene espulso per proteste. Cavani e  Lavezzi irriconoscibili, la difesa spesso in blackout. Anche Mazzarri sembra più calmo del solito in panchina e la squadra lo rispecchia in pieno. Una calma piatta che non porta da nessuna parte. In campionato c’è una distanza di 10 punti dalla zona Champions. Ci vorrebbe un po’ di grinta in più, qualche spunto intelligente, una piccola rivoluzione. Serve l’adrenalina per continuare a sognare nelle tre competizioni: Coppa Italia, Champions e Campionato. Tutte parole con la C, proprio come la parola costruire e come la serie dell’inizio dell’era De Laurentiis. Un architetto a centrocampo e un difensore dai piedi buoni servirebbero, ma bisogna aspettare la stagione calcistica che verrà. Anche il pari a San Siro per i tifosi partenopei brucia come una sconfitta. Vai ciuccio vai, riprendi la tua corsa nell’incontro infrasettimanale. La finale di Coppa Italia dipende soprattutto dalla partita di andata di giovedì con il Siena. La coppa nazionale significa anche Europa League, però bisogna crederci.

Napoli, 05/02/2012

 

  

 

 

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