Il cambiamento.

di Antonio Parrella


"Girando sempre su se stessi, vedendo e facendo sempre le stesse cose, si perde l'abitudine e la possibilità di esercitare la propria intelligenza. Lentamente tutto si chiude, si indurisce e si atrofizza come un muscolo". Sono le parole, sempre attuali, di un “Nobel” come Albert Camus che fanno riflettere, ma ci sono anche quelle di un vecchio pescatore che comunque non lasciano indifferenti: “Il mare sarebbe sporco senza queste onde che portano il cambiamento”.
Si potrebbe dire che siamo tutti sulla stessa barca restando in tema marinaresco e anche i concetti più filosofici si intrecciano con quelli più semplici.
 Il cambiamento non è un vento caldo che arriva dall’Africa ma qualcosa che giunge da dentro, dall’anima. Non è un’estate in pieno inverno, non è una casa sull’albero che tanto ha il sapore temporaneo dell’adolescenza. Il sapore della diversità è un’immagine nuova, difficile da percepire per chi è incrostato come il calcare di una moka, impossibile da sopportare per chi è viscido come grasso di una vecchia cucina inutilizzata.
Cambiare significa pulire una carta sporca anche se “nisciuno se ne importa”... cambiare significa rimuovere i paraocchi e liberare le braccia al cielo. Poi se uno ha le manette tra le ali e il cuore questo è un altro discorso, resterà materialmente e psicologicamente per sempre immobile come una mongolfiera piena di sacchi. Tutti possono cambiare però, non poniamo limiti alla provvidenza.
Qualche strada cambierà, nuove piazze e stazioni nasceranno, le chiese e tutti i monumenti riapriranno, diminuiranno i gas tossici dell’inquinamento, non ci saranno più discariche improvvisate sotto ai ponti e la criminalità, anche se a macchie soltanto, ci sarà ancora. La città di Napoli è sulla retta via, ma serve del tempo. Napoli è “stratificata, contraddittoria, complessa, teatrale”, come ricorda lo scrittore irlandese Colum McCann. Una metropoli più vivibile è possibile.
Sempre Camus, invece, scriveva: “Nel suo sforzo maggiore l'uomo può soltanto proporsi di diminuire aritmeticamente il dolore del mondo”. Lasciamo i bambini crescere e scegliere di studiare, che siano tanti i volumi da sfogliare. Ogni giorno serve un libro da leggere e un altro da mettere sotto i piedi, magari la curva del male scenderà come quella a forma di campana in matematica. Bacchette magiche in tempo di crisi non si trovano nei discount, ma la voglia di cambiare il mondo è sempre stata contagiosa, la voglia di cambiare è giovane. Napoli è finalmente un laboratorio attivo di cose da migliorare e da fare.
Il cantautore Samuele Bersani in una famosa canzone di qualche anno fa diceva: “Liberi com’eravamo ieri, dei centimetri di libri sotto i piedi per tirare la maniglia della porta e andare fuori”. Fuori dove? Verso la normalità e verso la cultura, così saranno sempre meno… “quelli che pensano che il protocollo di Kyoto sia un film erotico giapponese”.

 

Napoli, 26/06/2012


 

 

 

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