Tra ecologia e poesia: l’esempio della ginestra.

di Antonio Parrella

 

Perchè i poeti cercano sempre metafore e similitudini con la natura? Sicuramente per il suo splendore, ma anche perché c’è un forte legame, tra ecologia e poesia, che va oltre. Un seme che darà la vita dopo un incendio, e grazie ad  un incendio, e una pianta che riesce a vivere dove nulla esiste, sono degli esempi che ci indirizzano verso un forte senso della vita, che guardiamo spesso stupiti e che poi mettiamo su carta o in un angolo del cuore.
Sulle pendici brulle del Vesuvio una pianta, la ginestra, riesce a vivere in maniera ottimale grazie alla sua tenacia. Forse non c’è stato e non c’è fenomeno migliore per ispirare scrittori e poeti. Per Leopardi è il simbolo dell’uomo che sa accettare la verità sulla propria condizione e su questa verità può costruire la sua dignità. I secoli trascorsi dopo l’eruzione del Vesuvio non hanno mutato in nulla le condizioni dell’uomo, come allora è indifeso e tremante di fronte ad ogni piccolo segno dell’attività del vulcano.
Leopardi inizia la poesia “La ginestra” con la descrizione di un paesaggio desolato, quello del Vesuvio, rallegrato solo dall’”odorata contenta dei deserti” e contempla in modo doloroso la potenza e gli effetti distruttivi dell’eruzione vulcanica confermando la precarietà della condizione umana. Per la critica questo è uno dei più complessi canti leopardiani. Il poeta vuole trasmettere un messaggio di solidarietà umana e, al di là, del suo pessimismo volgere lo sguardo verso l’avvenire, verso il futuro.

Un altro poeta, Gabriele D’Annunzio, fa riferimento alla pianta dal colore vivace, in una sua famosa poesia “La pioggia nel pineto”:

“…piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti…”

Il poeta si trova a Marina di Pisa con Ermione, la sua donna amata, e mentre passeggiano in una pineta nei pressi del mare, li sorprende un temporale estivo. La pioggia che cade sulle foglie crea una musica unica, ridestando odori e vita segreta nel bosco. I due amanti si inoltrano sempre più nella fitta vegetazione, immersi in profumi intensi e sinfonie di suoni. Si sentono parte viva della natura che li circonda fino ad immedesimarsi con essa stessa e a trasformarsi da animali in vegetali.  Il poeta paragona il volto di Ermione ad una foglia e i suoi capelli a una ginestra, il tutto  si completa nell’ultima strofa dove D’Annunzio definisce Ermione quasi fatta virente, cioè verde come una pianta. Questa perfetta comunione con la natura è fonte di serenità e di gioia, una illusione momentanea, una “favola bella”.

Proprio per aumentare il senso del binomio ecologia-poesia facciamo riferimento ad un particolare momento, quello della rivegetazione. Frammenti della vita vegetale che possono essere paragonati a quelli della vita dell’uomo e della sua ripresa psicofisica. La rivegetazione è un processo che consiste nella ricostituzione nel caso in cui la parte superficiale del suolo, detta soprassuolo, abbia subito una distruzione dovuta ad incendi ovvero fenomeni capaci di far variare notevolmente l’equilibrio dinamico del popolamento. Le piante infatti svolgono una importante azione di difesa del suolo contrastando l’azione erosiva degli eventi atmosferici. Inoltre la vegetazione, assorbendo elevate quantità d’acqua che vengono successivamente rilasciate in atmosfera per mezzo della traspirazione, contribuisce ad una significativa riduzione dei deflussi, con il risultato di un’azione regimante sui fenomeni di piena.
Per questi motivi, oltre che per la capacità delle piante di produrre ossigeno, assorbire anidride carbonica e fornire habitat a moltissime specie differenti, è necessario salvaguardare la vegetazione ed intervenire nei casi in cui essa sia stata gravemente danneggiata da eventi catastrofici come gli incendi.
Nelle operazioni di rivegetazione (dopo un incendio) è inoltre importante utilizzare prevalentemente arbusti ricostruttori autoctoni, ovvero tipici del luogo, impostando l’impianto in misura pari ad almeno il 70-90% delle composizione della nuova copertura vegetale, ed è necessario riservare una quota di almeno il 10-30% a vegetazione arborea.

Nel miscuglio delle specie arbustive si dovrà inoltre riservare una quota anche alle specie leguminose, come la ginestra, che possiedono ottime capacità di attecchimento e miglioramento del suolo. Particolare attenzione deve essere posta alla tipologia di specie utilizzate: le specie climatiche infatti, ovvero specie che caratterizzano lo stadio finale del soprassuolo in assenza di disturbi, non sono adatte ad operazioni di rivegetazione in seguito ad un incendio, in quanto potrebbero incontrare serie difficoltà di crescita e sviluppo in aree fortemente degradate.
Un caso in cui il fuoco aiuta oltre a distruggere è quello dei semi del pino. Questi semini sono racchiusi in pigne dalle squame fortemente lignificate, che spesso cadono al suolo ancora chiuse. Il fuoco generalmente non riesce a danneggiarli siccome ben protetti, ma l’elevata temperatura permette l’apertura delle pigne favorendo la dispersione dei semi stessi che ben si adattano al suolo scoperto, privo di copertura vegetale. Ecco come il fuoco può essere paradossalmente lo starter per l’inizio della vita. La ginestra è una sua amica.
Questi sono solo esempi, ma tra ecologia e poesia l’intreccio “sentimental-naturale” è tendente all’infinito. In fondo "In tutte le cose della natura esiste qualcosa di meraviglioso" e "La Natura è un tempio dove pilastri vivi mormorano a tratti indistinte parole; l'uomo passa, tra foreste di simboli che l'osservano con sguardi familiari", dicevano rispettivamente Aristotele e Baudelaire.

 

Napoli, 9/11/2011

 

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