E siamo morti a vent’anni. La nuova musica e la vecchia politica.

di Antonio Parrella

“E siamo morti a vent’anni benedicendo di speranza troppe frasi, rimaste sul guanciale” oppure “Mi hanno detto di star calmo e di allacciare le cinture che sono a tempo determinato anche le paure”… queste sono alcune delle parole dei tormentoni lanciati in radio negli ultimi mesi da un trentenne aretino, Lorenzo Cilembrini, in arte Il Cile, che esprimono bene lo stato d’animo dei giovani d’oggi. Le attuali generazioni troppe volte vengono prese in giro dai paroloni degli uomini in giacca, cravatta e festini del recente e vecchio passato e dal rigore tecnico degli ultimi mesi, un calcio di rigore sbagliato come nella finale del mondiale del ‘94.
Fuga di cervelli, serrande che si abbassano, uomini che si ammazzano e altri che rubano, di tutto. Folli cleptomani che si spacciano per bibliofili, astute marionette che imparano a parlare senza l’aiuto di nessuno, cene a base di ostriche e champagne con i soldi del popolo.  
“Ogni rivoluzione evapora, lasciando dietro solo la melma di una nuova burocrazia”, scriveva Franz Kafka un po’ di anni fa. Poeti, scrittori o cantanti, ma pur sempre parole audaci che rimbalzano nella testa. Metafore azzeccate, la difficoltà del vivere e dell’amare di ogni uomo diventano ancor più pesanti, palle di bowling i pensieri e nessuno li risolve dall’intricato stato, come se fosse cromatina altamente compattata, un Dna che non cambia, nessuna mutazione positiva, solo inutili provocazioni di cera che si sciolgono al sole e a volte che fanno troppo male.
”Anche questa è vita: ascoltare i politici che fanno chiari discorsi, che il paese ha bisogno soltanto di iene ghignanti,di pagliacci da televisione e dettagli eleganti” continua nella canzone “Cemento armato”, il primo singolo di successo del cantante toscano. Un momento di riflessione su un paese che non riesce a cambiare, un tappo tolto dalla vasca e tutta l’acqua raccolta nel tempo non c’è più, siamo uomini morti di sete, la sete della speranza. Una generazione in cerca di un “equilibrio osmotico”, alla ricerca di un futuro e di una famiglia.
Sembra che ci sia almeno  l'impegno di tutti a definire il del ddl anti-corruzione, ma anche in questo caso ci sono luci ed ombre, anche in questa occasioni tutto sembra filare liscio come in una scaletta serrata, nella direzione degli anni precedenti. Tutti i partiti politici dovrebbero impegnarsi ad estromettere dalla vita politica persone che abbiano riportato condanne penali per reati contro la pubblica amministrazione,che siano sottoposte a giudizio per gravi reati di collusione con organizzazioni mafiose, coloro che abbiano acclarati conflitti di interesse con l’amministrazione pubblica, per la titolarità di attività imprenditoriali che possano ricavare vantaggi diretti e/o indiretti dall’esercizio personale di un ruolo pubblico. Chissà… Cambierà qualcosa? Si decimeranno da soli i politici?
Si muore tutti a vent’anni, a volte nei sentimenti, altre nei sogni, altre ancora negli ideali. Ci hanno lasciato tutte le cose più insignificanti, tranne semi e concime. Per il momento è impossibile ricostruire. “Bella, l'Italia di Piero, quello che succede è un'assurdità... ma è tutto vero…” cantava Simone Cristicchi pochi anni fa.
Viene ancora una volta spontaneo utilizzare un altro pezzetto del primo singolo del giovane e talentuoso cantautore: ”Dove sei? Mi hai lasciato in un oceano di filo spinato. Io ti ho dato prati di viole e tu cemento armato.“

 

Napoli, 25/10/2012

 

 

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