Napoli e Roma, un’unica cosa.

 di Antonio Parrella

 

Porre un limite alla cultura è vedere tanta rivalità tra le città più ricche al mondo... di cultura. Napoli e Roma sono figlie dello stesso libro, dello stesso tempio, di Caravaggio, della poesia, di una canzone popolare allegra ma profondamente triste, dello stesso identico tramonto, della stessa gente che per strada ti accompagna se non conosci un posto.

Napoli e Roma non sono una partita di pallone, ma un mondo aperto alla storia. Sono un guscio fragile rotto da un pulcino, sono contemporaneamente roccia forte del Vesuvio e di collina.

Napoli di giorno e di notte vive nei suoi vicoli dei quartieri antichi, come Roma. Stessa gente che duramente lavora, che a volte piange, altre volte ride, e che parla amichevolmente in attesa di una pizza o di un piatto di spaghetti alla carbonara.

Non dimentichiamo cosa siamo e cosa siamo stati, l’odio in un condominio non significa odiare ogni singola persona che abita in città. Tutto scorre e mentre scorre, questo tempo, da qualche parte un napoletano si innamora di Roma e un romano si innamora di Napoli. Si legano lucchetti ai vecchi ponti o sui pontili, come in quei film per i più giovani. Roma e Napoli, per sempre saranno legate a questo sud che non trasuda per il vento freddo che arriva dal nord, ma se vogliamo possiamo cambiare direzione ad ogni corrente, soffiando dalla stessa parte. “Gondoliere ti prego accompagnami a Napoli”, cantava con passione un famoso cantante un po’ romano e un po’ campano.

Siamo più vicini a quella terra meravigliosa chiamata Africa, siamo gente che cresce al sole, siamo sulla stessa barca, lo dice la storia, potremmo avere anche un solo nome, nel nome della nostra grande storia. Nel tempo in cui il calcio spesso divide, bisognerebbe guardare alla gente, all’amore, ascoltare cosa raccontano le strade, le chiese e gli accenti che dalle nostre parti esistono (e fortunatamente resistono) ancora. Spesso le partite di calcio, come Roma-Napoli e Napoli-Roma, sono solo un grande vuoto di memoria.

 

Napoli, 01/04/2015

 

 

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