LA STORIA DEI COGNOMI: rubrica di Fabio Paolucci

I Palo di Giffoni Sei Casali

Con ogni probabilità originario di Palomonte (Sa), antica Palo nell’Alta Valle del Sele, da cui è derivato il cognome “de Palo”, poi “Palo”, questo storico ceppo familiare si stabilì in area picentina tra il XIV ed il XV secolo, prima nel borgo di San Cipriano e poi in quello di Prepezzano, frazione di Giffoni Sei Casali. La presenza della casata è accertata a Prepezzano dall’anno 1493 con Domenico de Palo, piccolo mercante citato nei protocolli notarili rogati da Bernardino Scalzio di Giffoni, capostipite di tutte le attuali famiglie Palo residenti a Salerno, Giffoni e all’estero per effetto dell’emigrazione. Suo figlio Clemente, nato verso la metà del XV secolo, nel 1518 ottenne dai Gonzaga, possessori di doviziosi beni di fortuna in quelle terre, l’affitto di una bottega in Prepezzano al prezzo di un carlino annuo. Il nipote di Clemente, Simone de Palo del quondam Paolo, con atto di notar Giovanni Grimaldi del 22 ottobre 1574 riacquisì tale concessione dopo aver inviato supplica a donna Isabella Gonzaga, marchesa di Pescara, con la quale professandosi suo «fedelissimo vassallo» aveva chiesto la conferma dell’antico diritto ricevuto dall’avo paterno. Allo stesso Simone si deve l’accrescimento delle sostanze del ramo giffonese dei Palo: nel 1579 prese in affitto e si impegnò a curare numerosi appezzamenti di terreno appartenenti alla curia baronale, con il compito di «custodire, zappare, piantare», e dalla Venerabile Confraternita del SS. Corpo di Cristo di Prepezzano ottenne in concessione, per “migliorarli”, «una casa terrana lasciata dal q. Paolo de Natale», una casa con orto «del q. Leone de S. Maria», e una casa con pezzo di terra a «li lanari». Nel 1585, insieme a Gian Gerolamo e Fabio Gallo, Simone de Palo risulta allevatore e padrone di una “masseria de capre in comune”, costituita da ben 400 capi di bestiame, di cui 200 di proprietà di Simone e dei suoi fratelli Gian Grazio e Paolo de Palo. Ricostruibile è anche il marchio adoperato per contrassegnare gli animali: il 12 febbraio 1583 Gian Grazio de Palo vendette a Michele Fasulo 66 capre, segnate alle orecchie a destra e a sinistra «di un marco di giglio ed una pala spezzata» (Archivio di Stato di Salerno, protocolli notarili, b. 2754). Grazie all’attività agricola e all’allevamento e commercio di bestiame, i Palo di Giffoni riuscirono ad arricchirsi e guadagnare prestigio sociale tanto che un Giuseppe de Palo figlio di Cesare, nato verso la fine del 1500, fu notaio dal 1622 al 1659, anni durante i quali rogò anche nelle città di Salerno e Napoli. Anche alcuni componenti del ramo di San Cipriano ebbero notorietà, come i giudici della fine del XVI secolo Jacopo e Scipione de Palo, il “milite continuo” Ottavio, ed il “nobile” Jacopo de Palo, ma questo ramo elevatosi al rango nobiliare dovette estinguersi o decadere rapidamente, visto che gli altri Palo della zona di San Cipriano, come accade per tutti quelli di Giffoni, nelle carte dei secoli successivi si ritrovano sempre decorosamente annoverati tra le fila del popolo.

  

 

 

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