ESPOSIZIONE TRIENNALE DI ARTI VISIVE A ROMA 2014

 

 

di Amelia Nicolini

 

“ Last Paradise” – Biblioteca Nazionale Centrale
21 Novembre 2014



Partendo dal presupposto che “nulla si crea e nulla si distrugge” , possiamo affermare, però, che questa esposizione può ascriversi tra le iniziative culturali che suscitano emozioni nuove e diverse, perché nuovi e diversi sono i temi trattati dagli artisti che vi partecipano, e che scelgono materiali a volte “classici”, ma a volte quasi “improbabili”, per esprimere intenzioni ed emozioni. Si va dall’olio all’acquarello, dal polistirolo al plexiglas, dalla plastica al cotone , dall’acqua alla pietra. Allo stesso modo non esiste una “classe di età”: si parte dal più giovane, Claudio Smart – 7 anni non ancora compiuti - e via salendo, senza perdere freschezza ma solo aggiungendo esperienza e consapevolezza.


La grande varietà dei “linguaggi “ artistici ottiene, quindi, l’effetto che una esposizione così connotata si prefigge come risultato: sorprendere, far discutere, approvare o no, ma comunque suscitare un confronto e un dibattito che non possono che far bene all’ARTE in senso assoluto, ma che – soprattutto in Italia - è di vitale importanza, essendo il Paese che – pur possedendo il più vasto e prezioso patrimonio artistico del mondo, dedica a questo stesso patrimonio (che, come ci viene più volte ricordato, non è solo nostro, ma dell’intera umanità) meno attenzione, meno rispetto e meno risorse.


Grande, quindi, l’affluenza di pubblico, come hanno rilevato sia il curatore della Mostra, Daniele Radini Tedeschi, che il critico Philippe Daverio, nel corso della conferenza che ha fatto seguito alla inaugurazione della Rassegna.
Radini Tedeschi ha scelto – riferendosi alla triste situazione del nostro patrimonio artistico – di lanciare un severo “J’accuse” verso quanti – a tutti i livelli – dovrebbero averne cura, scoprendo, senza paura, quella ferita mai sanata non perché manchino le cure per guarirla, ma più semplicemente – e tristemente – perché manca del tutto la volontà politica di farlo da parte di quanti preferiscono “distrarre” anche quelle poche risorse destinate all’Arte o, ancora più colpevolmente, distrarsi……


Pilippe Daverio è partito dal “De Bello Gallico” di Giulio Cesare e dalla sua idea di “Avanguardia”, (quei soldati mandati avanti alle truppe, trascinandole al combattimento e spesso alla vittoria) per arrivare alla più recente “Transavanguardia” (ma dov’è finita quella vera, quella degli anni ’70 e ’80 ?) . Oggi sono rimasti – a suo dire – i “Paravanguardisti” , i “Paraguru”, gli “Sciamani”, tutte figure più autoriferite che capaci di suscitare un seguito convinto e battagliero.


Uscendo dalla Biblioteca – gli occhi ed il cuore affollati di immagini e pensieri – Roma ancora una volta ci sorprende con un tramonto dei suoi, regalandoci un cielo così azzurro che più azzurro non si può ma - forse per l’occasione – tutto “spatolato” di nuvole rosa, ma così rosa, da suscitare un pensiero positivo e la speranza di una nuova “rinascita” per la nostra Arte (anche se ci piacerebbe immaginare addirittura un nuovo “RINASCIMENTO” ) !
 

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