C'era una volta...la prima ferrovia del regno

 

di Sabrina Marcon

 

 

L'avvento dell'Expo ci ha portati nel futuro, nelle nuove tecnologie, addirittura nei nuovi cibi, ma riflettendo su Napoli il pensiero è rivolto ad un tempo forse più glorioso, ma comunque passato. Allora penso, chissà se i napoletani, ma gli italiani in generale, sanno di poter annoverare tra le grandezze d'Europa la prima linea ferroviaria?!

A risposta, vorrei darvi qualche dato e aprire una piccola parentesi sulla prima linea italiana: Napoli – Portici. La prima strada ferrata d’Italia nasce il 3 ottobre del 1839. Viene realizzata durante il regno delle Due Sicilie dall’ingegnere Armando Giuseppe Bayard de la Vingtrie. La lunghezza della tratta era di circa 7 chilometri è la meccanica era a doppio binario. La formazione del treno, di assoluta avanguardia per l’epoca, era composta da otto vagoni di cui il primo, una locomotiva a vapore inglese. Durante il primo viaggio, dalla stazione di Napoli, chiamata Bayard in onore dell’ingegnere, sita nell’odierno Corso Garibaldi, fino alla stazione Granatello di Portici, trasportò nello stupore collettivo circa 250 persone e durò meno di dieci minuti. In tutta la sua vita, la tratta fece viaggiare più di ottanta mila passeggeri. La gioia festante dei partecipanti e dei curiosi durò per giorni e l’evento venne immortalato in molti dipinti, normale comunicazione dell’epoca! Data la presenza della linea, a Pietrarsa, venne convertito un enorme magazzino, che già produceva armi e cannoni, per i manufatti ferroviari. Nel 1843 nasce il cantiere più grande del tempo, che venne addirittura visitato nel 1845 dallo Zar di Russia Nicola I. Dall'apertura delle officine fino agli inizi del 1900, a Pietrarsa vennero costruite qualcosa come 300 locomotive, qualche centinaia di carrozze e migliaia di treni merci.

 

 

 

 

 

 

 

Con l'automazione e il declino dell'utilizzo del vapore, va anche a scemare il destino delle officine. Data però la sua grande estensione, (più di 13.000 metri quadrati), la sua ultima conversione è stata definita nel Museo Nazionale Ferroviario.

Il progetto della ferrovia venne iniziato e concluso in quattro anni, ma avrebbe dovuto avere uno sviluppo molto più esteso che invece non vide mai luce. Se pensiamo alle tempistiche edilizie dei nostri tempi, nel 1839 hanno fatto un miracolo! 

 

Napoliontheroad 19 maggio 2015

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