American Sniper – Clint Eastwood

di Sabrina Marcon

 

 

Qualche sera fa sono sono inciampata nel nuovo film di Clint Eastwood. Giorni dopo per altro, è iniziato il solito giro di notizie sulla sua morte, cosa che spero gli porti fortuna, e porti fortuna anche al film!

L’uomo comunque sta bene e si crogiola nella gloria per le 6 nomination all’Oscar 2015 di questa sua ultima fatica! Grazie a questa pellicola naviga tra le critiche e una notorietà sempre crescente. Negli anni in cui prese atto che il suo cinema era finito, devo dire in maniera saggia, Eastwood è stato uno dei pochi a sapersi reciclare in modo positivo, levandosi gli stivaloni da cow boy, tenendosi solo il suo solito ghigno, ma voltando davvero pagina. La nuova strada era stata già intrapresa con il film “Gran Torino”, del 2008. Grande prova di cinema, di bravura e anche di certo coraggio. Vediamo un Eastwood vecchio, provato, isolato dal mondo e infastidito da quasi tutto. Riuscirà poi, con un finale che vi lascio a sorpresa a sparigliare le carte di una vita finita prima del tempo. Con questo ultimo film invece, va a toccare un tema caro e ancora scottante nel mondo americano, una guerra infinita con un altrettanto numero di vittime. Cambio di storia e di pelle, come solo una grande maschera può fare. 

Il set non ha di certo più nulla da insegnare ad un attore che ha alle spalle ben oltre 50 film che vanno dalla cronaca alla guerra passando per il periodo western di Sergio Leone.

Con le sue 5 statuette e svariati altri premi, il buon 85 enne, può dirsi soddisfatto!

Alla luce della sua sfavillante carriera Eastwood si può davvero permettere e osare, come ha ben fatto nel film “American Sniper”. Film che tratta un argomento triste e reale, guerra in Iraq, e ancor più una complessa figura, quella di un cecchino, storia vera del texano Chris Kyle.

Il film riesce a non essere mai troppo triste, ma tiene ben equilibrata, la follia della guerra, le vittime, l'assassino, senza dimenticare che Kyle viene rappresentato come un eroe, ma è un cecchino. Tutto alla stesso tempo e con la stessa forza. La cosa più banale alla fine, ma nucleo centrale del film, è proprio la sua stessa morte, data da un ex commilitone affetto da disturbi post guerra. Scene vere, invece le finali, tratte proprio dal funerale di Kyle, a cui partecipano migliaia tra civili e militari, che hanno bloccato e commosso mezza america trasformantosi in una vera e propria parata militare.

 

napoliontheroad 24 giugno 2015

 

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