I primi passi verso una mobilità eco sostenibile

 

di Annalisa Lupo


Quanto tempo impieghiamo per raggiungere il posto di lavoro? Quale mezzo di trasporto utilizziamo? Quanti mezzi di trasporto cambiamo per arrivare in ufficio? 


Queste alcune delle domande che a partire dal 4 febbraio 2013 oltre 21.500 dipendenti di Poste Italiane, campione rappresentativo della popolazione aziendale, si stanno vedendo recapitare via email.


Una indagine sociologica che coinvolge un campione ben scelto e indicativo di lavoratori ai quali è richiesto di rispondere ad un semplice questionario online. Queste domande consentiranno al Mobility Manager di avere un quadro rappresentativo della realtà aziendale, definire il ‘Piano annuale degli spostamenti Casa-Lavoro’, e individuare possibili soluzioni di mobilità sostenibile, nell’interesse del dipendente e della collettività.


A tal fine, infatti, è stata istituita a doc la figura del Mobility Manager Office quale coordinatore delle politiche di gestione della mobilità a livello nazionale nell’ambito della funzione di Tutela Aziendale.


Una delle principali iniziative legate alla gestione della mobilità è la rilevazione delle abitudini e dei comportamenti adottati durante gli spostamenti casa-lavoro dall’ impiegato.
Molti i progetti di sensibilizzazione già avviati: Giovedì 9 maggio 2013 si replicherà (per il quarto anno) l'iniziativa di una giornata dedicata a chi va al lavoro in bici, Bike to Work Day promossa in collaborazione con i Ciclomobilisti. Si tratta di convincere più persone possibile a recarsi al lavoro (a scuola, a fare la spesa, al centro anziani ecc.) in bicicletta. Un piccolo gesto dal grande valore non solo simbolico.

Il tutto nasce nel recepire l’impegno che l’Italia ha assunto in sede nazionale e internazionale con la firma del Protocollo di Kyoto sui cambiamenti climatici, tutte le imprese con più di 300 addetti per unità produttiva locale, hanno il compito di razionalizzare e ottimizzare gli spostamenti sistematici del personale, promuovendo il trasporto collettivo e introducendo forme innovative e meno inquinanti di mobilità.

 

Incentivare, dunque, forme di spostamento alternative all’utilizzo sistematico dell’auto propria modificando abitudini consolidate, in favore di soluzioni e strumenti innovativi (seppur talvolta meno “comodi”) al fine di ridurre gli impatti ambientali del traffico veicolare non è cosa nuova, l’Italia ha tentato di prenderne coscienza già alla fine degli anni ’90 con l’emanazione del “Decreto Ronchi”. Molto è stato fatto, ma tantissimo altro resta ancora da fare, perché oltre alla consapevolezza individuale di ogni singolo cittadino occorre uno speculare impegno serio da parte delle amministrazioni locali per creare una rete d’infrastrutture efficienti che ci consentano realmente di lasciare l’auto a casa.

 

 Napoliontheroad 6 febbraio 2013

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