Sacrificio di colombe

 

di Annalisa Lupo

 

Boom di uova nella settimana Santa

Le vendite di uova, zucchero, farina, burro, lievito e cioccolato incrementate del 12%. A crescere saranno, quindi, per questa Pasqua, i prodotti fatti in casa: piú genuini e meno inquinanti.

Causa tempi di crisi, Pasqua magra. Meno carne, pesce e dolci, si prevede una flessione del 7% dei consumi alimentari rispetto allo scorso anno, con una spesa, per il comparto, che non supererà i 2 miliardi di euro.

Sempre meno amate le tradizionali colombe, in netto calo il loro acquisto. In discesa anche le vendite d’agnello. Stesso discorso per vini e spumanti, salumi e formaggi.

La ricerca Cia rileva, infatti, che per le spese dei prodotti agroalimentari le famiglie italiane si rivolgeranno in prevalenza (70%) alla grande distribuzione commerciale (dove sono compresi anche i discount), seguita dai negozi tradizionali (18%), dai mercatini locali (11%), e da Internet (1%).

Ecco il vademecum: Come scegliere le materie prime per dolci fai da te, veramente rispettosi di ambiente e portafogli?

Sappiamo che gli acquisti diretti in fattoria o nei tanti mercatini allestiti dagli agricoltori nel corso della settimana pasquale, sono garanzia di un prodotto fresco e di un gradito risparmio; comprando dal contadino di fiducia si può arrivare anche a risparmiare tra il 15 e il 20% ed essere certi di un elevatissimo standard qualitativo; risparmio destinato a crescere se ci si organizza in piccoli gruppi d'acquisto.

Purtroppo l'acquisto diretto non sempre é possibile, per cui é bene rammentare quanto segue in merito agli ingredienti base:

Uova: Come interpretare il codice alfanumerico riportato sulla confezione? Il primo numero (da 0 a 3) indica la provenienza dell’uovo, ovvero ci fa capire se la gallina è stata fatta crescere in un allevamento biologico (il migliore in assoluto, numero 0), se è un’ovaiola all’aperto (numero 1), se è un’ovaiola da terra (con spazio ahimé spesso insufficiente ed allevata al chiuso, numero 2), un’ovaiola in gabbia (numero 3). Oltre al numero che indica la qualità, sulla confezione troviamo il codice dello stato di provenienza, il codice ISTAT del comune di provenienza, il codice del produttore. L’ultima cosa da tenere presente è la “taglia” dell’uovo (dalla S alla XL), che ne indica il peso.

Farina: come districarsi tra tutti i tipi di farine? Quale scegliere al supermercato? A questa domanda non si può rispondere in maniera univoca, mentre é universalmente riconosciuto che il miglior uovo in commercio é quello recante come primo numero 0, per le farine non ne esiste una "migliore" di un'altra in termini assoluti in quanto ogni preparazione necessità del suo specifico tipo di farina. Anche in questo caso la soluzione migliore sarebbe recarsi in un piccolo mulino e chiedere all'esercente di prelevarci il quantitativo e il tipo che ci occorre direttamente dal sacco appena macinato. In linea di massina la farina a cui noi occidentali ci riferiamo più spesso è la farina di grano o frumento, quando ne compriamo un sacchetto al supermercato teniamo a mente che il grano è originario dell'Asia sud-occidentale; attualmente viene coltivato in tutti i Continenti e anche in Italia, prediligere grano italiano significa non accontentarsi di leggere sul retro "confezionato in Italia nello stabilimento di..."  ma occorre cercare scritta la zona di produzione. Trend crescente per i produttori di farine é l'impiego di energia pulita nella produzione, dicitura che non mancano di pubblicizzare in bella vista sul fronte della confezione.

Zucchero: analogo discorso per lo zucchero, tante le varietà in vendita. Semolato é lo zucchero di uso comune che se polverizzato diventa zucchero a velo, esistono inoltre quello di canna, quello vanigliato (con aggiunta di aromi) e tanti altri. Ovviamente anche in questo caso é bene scegliere tra le tante tipologie quella più comune, reperibile nei supermercati e arricchirla a seconda delle necessità a casa propria mediante l'annessione di aromi rigorosamente naturali.

Burro:  per ciò che riguarda il burro in terra campana é facile imbattersi in caseifici e botteghe che commercializzano il burro di propria produzione, rinomato é, infatti, il burro di bufala campana; se però é contingente l'acquisto al supermercato del comune burro di vacca é bene prediligere quello della Centrale locale, se non per altro perché  insistendo sul territorio riduce il viaggio del prodotto limitando le emissioni di gas nocivi nell'ambiente per il suo trasporto.

E buona pastiera!

 

27/ 03/ 2013

 

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