Zoom sullo Zoo

di Annalisa Lupo

 

Il termine giardino zoologico, abbreviato spesso in zoo, deriva dal nome greco della disciplina delle scienze naturali che studia gli animali: la zoologia; nati come luogo per la ricreazione della borghesia, oggi considerati perlopiù retaggio ottocentesco dello spettacolo dell’insolito e dell’esotico, questi giardini hanno avuto un ruolo fondamentale nella seconda metà del ‘900 di osservazione scientifica e preservazione di razze ormai estinte nel loro habitat naturale. Lo Zoo Comunale di Napoli, nato nel 1940, fu uno dei primi giardini zoologici italiani. Nonostante le contestazioni dalle associazioni animaliste, le quali ritengono che la detenzione degli animali sia eticamente sbagliata e contraria alle loro caratteristiche etologiche, esso resta per molti anni fiore all’occhiello dello studio zoologico italiano, ed europeo, considerato un luogo ideale per condurre ricerche di grande impatto scientifico.

 

Tutti ricorderemo le tristi cronache degli anni novanta quando l’imprenditore Cesare Falchero (che lo gestisce) sale infelicemente alla ribalta per aver accumulato 2,5 milioni di euro di debiti che porteranno alla chiusura del parco nel settembre 2003, a seguito della quale si registra una sconsolante moria di animali a causa della mancanza di cibo, spazio e acqua. L’area riapre solo in parte nel 2005 ma la fatiscenza della struttura è palpabile e difatti subito è richiusa. Nel 2009 il parco, nel frattempo passato nelle mani di un curatore fallimentare che ha il non facile compito di trovare fondi e un nuovo progetto, aspetta di conoscere la sua sorte e quella di tutti gli animali che ancora vi vivono, in condizioni inconcepibili, mentre il Comune è impegnato ad emettere un bando internazionale per il recupero delle strutture. Ad oggi poco è cambiato, aperto è, ancora, il dibattito su ”LO ZOO COME SARA'“ un perenne divenire, senza fine.


Le critiche mosse sulla diseducatività di questi complessi per i più piccoli e la crudeltà per gli animali costretti ad un anacronistico supplizio privati del loro bene più prezioso, la libertà; hanno spaccato in due l’opinione pubblica: lasciando ad ognuno la facoltà di scegliere per quale fazione schierarsi, essendo diverse le esigenze di chi li vorrebbe chiusi vedendo svanire del tutto “la moda” dei bioparchi e dei giardini zoologici, e a quanti, invece, piacerebbe poter far avvicinare ed appassionare, i propri piccoli al mondo animale ed insegnargli per esso considerazione e amore.

 

Noi ci auguriamo che qualsiasi sia la via scelta ci sia rispetto per gli ospiti del parco e che trovino degna sistemazione amorevolmente nutriti e curati, in spazi preposti sufficientemente grandi ed accoglienti, giacché la loro unica colpa è stata solo quella di essersi ritrovati al centro di una disputa economico/burocratica che li ha resi vittima di decenni di patimenti frutto di un’amministrazione miope e del generale disinteresse. La rimessa in piedi concreta dello Zoo Comunale di Napoli potrebbe rappresentare un vero punto di svolta per la città, affaticata da questo periodo di lunga crisi economica; nella sua riqualificazione e messa a norma si potrebbero trovare le risorse necessarie per ripartire ed accogliere nuovamente ricercatori internazionali e visitatori, di modo da poter continuare ad ospitare le numerose specie animali, che lo popolano, tra cui anche quelle in via di estinzione come le autoctone capre napoletane.

Napoli, 2 aprile 2013.

 

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