Lo 0,5% del PIL nazionale va in pattume

 

Da 5 a 13 euro per famiglia a settimana di spreco alimentare per un corrispettivo di 4 milioni di tonnellate di CO2 dissipate. 

 

di Annalisa Lupo

 

Riflessione sugli esiti dell’ultimo studio FAO.

 

Italia: 8,7 miliardi di sprechi nel solo comparto alimentare; 10 anni di tempo per tentare di ridurre del 50% questa cifra ormai insostenibile, in termini di spesa economica ma anche e soprattutto di forte impatto etIco-ambientale.

 

Ogni anno in tutto il mondo, un terzo del cibo prodotto è gettato in pattumiera mentre sarebbe ancora commestibile. Da anni il problema della “fame nel Mondo” accostato a quello degli “sprechi alimentari” riempie le pagine dei giornali ed è oggetto di dotte conversazioni, nei salotti, dei ben pensanti di turno.  Frasi come: “870 milioni di persone in tutto il pianeta soffrono la fame” fanno inorridire specie se rapportati all’“1,3 miliardi di tonnellate di cibo sciupato lungo tutta la filiera alimentare”. Dati destinati ad un crescendo senza soluzione di continuità, giacché grandi Nazioni come Cina e India si stanno affacciando sulla scena internazionale, acquisendo potere economico, ma soprattutto adattandosi gli stessi stili di vita (dunque, di consumo e spreco) occidentali.

 

Complice la particolare congiuntura economica di crisi nel nostro paese, come del resto in tutto il mondo, la sensibilità sul tema dello spreco alimentare sta crescendo. In Europa la Nazione più virtuosa è la Germania che ha avviato un interessante iniziativa di Food sharing, ovvero, condivisione di generi alimentari; per far fronte alle problematiche oltre che etiche, di natura ambientale, economica e sociale. In Italia, Stato che il prossimo anno ospiterà l’EXPO la più gande Esposizione Universale a tema, il 78% degli italiani si dichiara preoccupato dalla questione degli sprechi di cibo. Ridurre lo spreco alimentare è l’unica chiave per ridurre la questione della “fame”: la riduzione dello spreco alimentare è ormai una questione meritevole della massima priorità politica. L’Italia si è prefissa, attraverso il Pinpas: Programma nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, entro il 2025 di ridurre il 50% dei propri sprechi.

 

E’, ormai, palese l’irreversibilità del processo di degrado verso cui ci siamo incamminati: i dati in nostro possesso ci indicano che le attività umane stanno esaurendo le risorse ambientali del pianeta. La causa di questo eccessivo sfruttamento delle risorse è da ricercare, come abbiamo visto, negli sprechi; nei paesi in via di sviluppo i consumatori sciupano dai 6 agli 11 kg di cibo pro capite all'anno, in Europa arriviamo a 47 kg e negli Stati Uniti a più del doppio. Siamo ormai vicini ad un punto di non ritorno, la nostra unica ancora di salvezza è porre al centro delle politiche internazionali la lotta al cambiamento climatico e la rilevanza delle ragioni ambientali. Il Cibo è vita, il suo sperpero equivale alla morte dell’intero pianeta; nonostante il consumatore sia solo l’ultimo anello della filiera alimentare il suo contributo è indispensabile per spezzare le maglie di questa catena.

 

 

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25 Giugno ‘14

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