Campania: arriva il Marchio di qualità ambientale

di Annalisa Lupo

Con la lettera di ieri 2 Luglio 2013 di Andrea Orlando, ministro dell’Ambiente inviata al ministro delle Politiche agricole, Nunzia De Girolamo, si auspica una sinergia tra i due ministeri per debellare l’emergenza rifiuti campana: mediante accertamenti sullo stato di salute del territorio e l’introduzione di progetti di riconversione delle aree contaminate.  Proposta clou quella di creare un Marchio di qualità ambientale per le imprese di eccellenza della Campania, come strumento di certificazione volontaria per contrastare il degrado del territorio.

Il succo della lettera: trovatosi a tu per tu col  tema dei rifiuti industriali e tossici in Campania, in particolare nell’area della cosiddetta Terra dei Fuochi, il neo ministro del governo Letta,  ha deciso di voler fare qualcosa di concreto per riscattare l’area in questione. Orlando ha intenzione di predisporre una serie di iniziative tra cui la costituzione di una commissione addetta alla modifica dei reati ambientali; in modo tale da ben chiarire in che verso di marcia intendono muoversi le istituzioni per affiancare gli sforzi delle amministrazioni locali e alle organizzazioni dei cittadini.
Oltre alle già note “Misure straordinarie per la prevenzione e la lotta al fenomeno dell’abbandono e dei roghi di rifiuti” alle quali siamo abituati secondo forme e modalità diverse, in quanto, nel corso degli anni si è già tentato di farvi ricorso; il vero fulcro della lettera è l’innovativa proposta di un progetto denominato Marchio di qualità ambientale. “Questo progetto si basa sul monitoraggio continuo della terra, dell’aria e dell’acqua ed ha l’obiettivo di valorizzare le eccellenze presenti sul territorio campano, con le imprese che potranno sottoporsi su base volontaria alla certificazione e i cui prodotti beneficeranno del suddetto Marchio di qualità ambientale”. Si propongono anche paralleli piani di riconversione di quei terreni agricoli che all’esito del monitoraggio risulteranno inquinati i quali potrebbero essere utilizzati per le attività “no food” quali fioristica, vivaistica, etc. Il ministro, inoltre, sottolinea che la vera scommessa in questi casi è potersi muovere in collaborazione con chi su quella terra vive vi produce, consolidando le pratiche di eccellenza per farle diventare standard nella quotidianità. La lettera si conclude con la speranza che, se produttore di buoni frutti, tale progetto potrà estendersi sul scala nazionale.

Si desidera che queste misure auspicate dai capi di ministero possano a breve essere adottate di modo da porre fine a quest’emergenza che di emergenza conserva veramente poco dal momento che si protrae da circa un quindicennio. Allontanandosi dal centro e dalle vie del passeggio lo scenario è lo stesso da anni: cassonetti ricolmi, marciapiedi ingurgitati da cumuli maleodoranti di rifiuti, “ripuliti” mediante roghi dolosi che si consumano con la complicità dell’oscurità, difronte l’impotenza dei cittadini, l’insufficienza delle energie dei vigili del fuoco e l’inerzia delle istituzioni. La cittadinanza esasperata e preoccupata dai danni arrecati alla propria salute chiede aiuto alle istituzioni e in mancanza di ciò tenta di sopperire alla meno peggio con l’istituzione di associazioni e organizzazioni per la tutela della salute e del territorio. A mano a mano che ci si lasciano i centri abitati alle spalle per dirigersi fuori città, verso i terreni, la situazione peggiora notevolmente con il proliferare di micro e macro discariche in cui sversare ogni genere di scorie, il degrado sociale la prima causa del degrado ambientale, va combattuto con ogni mezzo perché non possono l’ignoranza e il tornaconto di pochi ammazzare un intero territorio e la sua gente.

3 Luglio 2013

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