La scatola delle magie.
Il contro business: dall’accumulo standardizzato alla capillarizzazione dei semi da frutto.

di Annalisa Lupo

Nelle scorse settimane ci siamo già occupati di piante per orti, giardini e balconi e delle tecniche per coltivarle e prendersene cura, non ci siamo, invece, mai soffermati sui metodi di produzione dei semi da ortaggi e piante in genere.

Gli antichi contadini usavano fare da sé il semenzaio per l’anno nuovo, conservando preziosamente le sementi contenute nei prodotti che mangiavano.  Nobile era l’usanza, diffusa principalmente in alcune zone interne del Cilento, ma un po’ in tutto il mondo rurale Italiano, di conservare una piccola parte del proprio semenzaio da offrire ai colleghi i cui semi si fossero persi o andati a male, di modo da consentirgli ugualmente di piantare i propri campi nonostante le sventure.  

Nel tempo la civiltà contadina si è andata modificando, perdendo gran parte dei suoi consueti usi e costumi; di rado si trovano capi coltivati mediante l’utilizzo di sementi auto-prodotte, l’attuale consuetudine comune è quella di rivolgersi ai venditori di semi, spesso grandi multinazionali che detengono il monopolio dei semi di alcuni generi alimentari.

Da qui l’esigenza di far nascere sul territorio una serie di “piccole banche del seme” grazie alle quali, raccogliere catalogare, moltiplicare e ridistribuire varietà differenti, magari autoctone e di nicchia di una serie di prodotti agricoli che senza di esse sarebbero andati persi, estinti insieme alle vecchie tradizioni contadine.  

Non è notizia nuova quella che addita come causa maggiore delle crescenti intolleranze ed allergie alimentari i cambiamenti imposti alle coltivazioni, soprattutto di cereali, dalle logiche del mercato. I cereali selvatici sono stati consumati fin dai primordi dall'uomo il quale per millenni li raccoglieva, li mangiava tal quale e ne conservava una piccola parte per la semina dell’anno successivo. Per millenni, la produzione di cereali è proseguita senza grossi cambiamenti; poi, a partire dal XIX secolo, il business legato alla vendita dei semi e il diffondersi dell’industria agro conserviera, che richiedeva l’utilizzo di determinati tipi di piante in grado di produrre frutti più facili da lavorare e di maggiore resa, ha alterato il normale scorrere degli eventi.

 

Si è tentato di correre ai ripari: si sono allestite banche mondiali in cui far confluire ogni sorta di seme esistente, poste a baluardo contro eventuali eventi straordinari quali improvvise calamità mondiali.

Cataclismi a parte, accantonato per un attimo il rischio che un meteorite si scagli sulla terra radendola al suolo e che vi sia una sola piccola comunità di sopravvissuti che si serva di una di queste grandi banche moniliali del seme per ripartire, dagli Stati Uniti, arriva una rivoluzionaria idea che sta facendo il giro del mondo. Si tratta di un nuovo business? Forse si, ma l’idea ci piace, in quanto è volta a capillarizzare la diffusione di semi biologici, non ibridi: capaci di autoriprodursi.

 

E’ stato ideato un barattolo magico da utilizzare in caso di sventure, che viene commercializzato al costo di pochi dollari dall’azienda MyPatriotSupply, il vasetto si chiama Seed Vault, al suo interno è racchiuso un piccolo kit di emergenza contenente 20 varietà di semi essenziali non geneticamente modificati, che possono essere utilizzati per produrre cibo sano in situazioni di estrema necessità. Le colture originate da questi semi sono a sviluppo rapido e in grado di alimentare una famiglia anche numerosa.

Ciò detto, ci si augura di non dover attendere particolari catastrofismi per riscoprire il piacere di avere un orto i cui sani frutti siano generati partendo da sementi di auto-produzione.

 

#semi  #autoproduzione  #biologico #salute

 

13 nov. ’13

 

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