La crisi delle idee

di Annalisa Lupo

 

Da poco concluse le operazioni di voto in 89 comuni della Campania, 20 in provincia di Napoli: si attendono solo i risultati dei ballottaggi previsti per il 9 e 10 Giugno. 

Si è votato per eleggere il nuovo sindaco e il consiglio comunale. Le operazioni di scrutinio hanno avuto inizio lunedì 27 maggio, subito dopo la chiusura della votazione e l’accertamento del numero dei votanti: mai affluenza così bassa; addirittura a Montefusco, in provincia di Avellino e a Futani, in provincia di Salerno, nonostante si sia presentata una sola lista, non si è riuscito ad eleggere l’unico sindaco candidato a causa del mancato raggiungimento del quorum richiesto.

Lontane, nel ricordo, le file ai seggi, per votare, del dopoguerra dovute alla voglia di riacquisire la libertà di espressione del voto repressa dai fascisti; in questa tornata elettorale si è confermato il trend dell’ultimo trentennio che ha visto una disaffezione della cittadinanza nei confronti della politica inaugurata dalla questione morale, a fine anni ’70, proposta dall’allora segretario PCI Berlinguer, primo a denunciare la corruzione dei partiti. 

Con l’andare degli anni c’è stato un crescendo di sfiducia che ha ingrossato le file degli astensionisti, letto dai politologi sotto molteplici aspetti, spesso discordanti tra di loro.  C’è chi tende a spiegare la scarsa affluenza con una semplicistica difficoltà di capire o di accettare nuove modalità di voto (ad esempio introduzione della possibilità di due voti di preferenza, di sesso opposto, pena annullamento della preferenza stessa) e chi invece coglie nel gesto di non partecipare un significato più profondo di protesta o peggio ancora di apatia.

Ebbene sì, perché è l’apatia a farla da padrona. Un malessere che ha conteggiato il quasi 40% dei non votanti. Oltrepassata la paura del pregiudizio morale negativo che la società esprime nei confronti di chi non vota (eredità della vecchia legge ordinaria che sanzionava il cittadino in caso di non partecipazione al suffragio), per decenni si è mascherata la volontà di astenersi con la presenza al seggio e il conferimento di una scheda bianca, oggi nemmeno più quella paura può nulla contro la decisione di esimersi.

In Campania alle urne il 62,38% degli aventi diritto contro il 77,16% della precedente tornata elettorale. Dato di spicco il ritorno del bipolarismo, che ha caratterizzato la Seconda Repubblica, fino alle recenti elezioni politiche.  A livello nazionale pressappoco nessun leader eletto alle comunali per Pdl e M5S, in generale il Pd vince sul territorio. Al Sud disfatta di AN, al Nord della Lega si non si ha quasi più traccia. Opportuno è comunque non mescolare il voto nazionale con quello delle amministrative, caricando il secondo di significati che magari non ha.

Ciò che però è incontrovertibile è l’aggravarsi della distanza tra la cosiddetta Casta e i cittadini. 

Per sanare questo gap dobbiamo tornare ad innamorarci della politica, a provare, attraverso il voto, quella sensazione di conquista della libertà che si è saggiata all’indomani della fine della dittatura.

Vi lascio con le parole di un uomo che ho avuto modo di “incrociare” durante l’intensa esperienza Valdianese, d’inizio mese, fate attenzione alle sue pause, al suo voler rimarcare le virgole: fermatevi a riflettere su ognuna di esse.

<<La politica, oggi, ha una improrogabile necessità del pensare e vivere "paesologico". Oggi io ritengo problema preponderante costruire un senso completamente nuovo di essere comunità non popolo. Dare senso alla politica per bonificare il terreno culturale, per recuperare e radicare radici per portarle a nuovi frutti…>> Mauro Orlando

Napoliontheroad 29 maggio 2013

 

Condividi su Facebook