Farmaci e raccolta differenziata

Come comportarsi davanti ad una confezione di medicine scaduta

di Annalisa Lupo

L’assoluta necessità di conferire in modo corretto un farmaco non più utilizzabile

Con l’arrivo dell’inverno e dei primi sintomi influenzali di stagione si va spesso alla ricerca di un sollievo all’interno del famoso “armadietto dei medicinali”, presente in ognuna delle nostre abitazioni, al cui interno, ahinoi, non è difficile imbattersi in un farmaco scaduto. Avanzi della trascorsa stagione fredda: poche pillole e bustine sparse, oppure intere confezioni, mai nemmeno iniziate, che farne? Innanzitutto, va chiarito che la data di scadenza sui farmaci è una dicitura non trascurabile, stando alla quale una volta che un medicinale raggiunge la sua data ultima andrebbe cestinato. E’ fondamentale, però, disfarsene in modo adeguato evitando categoricamente le soluzioni più comode quali buttarlo in pattumiera o negli scarichi domestici; infatti: se non smaltita correttamente, qualsiasi tipo di medicina è potenzialmente molto pericolosa per l’uomo e l’ambiente. E’ risaputo che i principi attivi, in essa contenuti, possono interferire irreparabilmente con il sottosuolo, inquinare pozzi di acqua potabile e addirittura compromettere il corretto funzionamento dei depuratori collocati nelle reti fognarie.

Innanzi tutto, nel riordinare la nostra fornitura casalinga di farmaci è bene tenere a mente il seguente decalogo basato su 5 semplici ma efficaci, regole:

1) E’ fondamentale tenere in casa solo i farmaci realmente necessari: sembrerà un dettame superfluo, ma ricerche di settore hanno rivelato che oltre la metà degli italiani possiede confezioni di farmaci di cui non si è mai avvalso e di cui potrebbe mai servirsi, ciononostante onnipresenti negli armadietti.

2) E’ importante tenere in ordine le confezioni: un utile consiglio è quello di dividerle in base al principio attivo di modo da rendersi conto a colpo d’occhio, se c’è necessità o meno di comprare, ad esempio un nuovo antibiotico, possedendone già una scatola, magari semplicemente di marchio diverso.

3) Fare i dovuti distinguo: non tutti i farmaci giunti a fine vita vanno necessariamente cestinati, sia ben chiaro che per parte di essi la scadenza impressa sulla confezione è una data imprescindibile per non compromettertene l’efficacia o addirittura rischiare indesiderati effetti collaterali. Per alcune particolari categorie, invece, è possibile un utilizzo del medicinale anche oltre il termine indicato, ne è un esempio la comune aspirina: essendo, l’aspirina, un composto estremamente stabile se preparato e conservato correttamente mantiene la sua efficacia nel tempo al 100% anche a 10 anni di distanza dalla sua preparazione (ben più a lungo dei 4 comunemente indicati come scadenza sulle confezioni). Diverso è il discorso, ad esempio, per le tetracicline soggette, nel tempo, a trasformazione chimica del principio attivo, per cui è bene evitarne l’assunzione dopo la data indicata. La raccomandazione è quella di chiedere sempre consiglio al proprio medico o farmacista di fiducia.

4) Se proprio qualche confezione di medicinali va buttata, ricordiamo che nel nostro Paese la raccolta differenziata dei farmaci non più utilizzabili, è obbligatoria e si svolge con modalità differenti che variano da Comune a Comune. In linea generale, sono presenti appositi contenitori situati nei pressi di farmacie e strutture sanitarie, in cui gettare il farmaco, privo di scatola e foglietto informativo (da destinare al contenitore per il riciclo della carta). Una volta ritirati dal servizio d’igiene ambientale, i medicamenti non riciclabili in alcun modo, vengono bruciati nei termovalorizzatori: la combustione controllata, scompone i principi attivi dei farmaci nelle loro componenti di base meno dannose per l’ecosistema. I filtri delle ciminiere impediscono invece alle sostanze inquinanti di diffondersi nell’ambiente.

5) E’ possibile che ci si sia dovuti avvalere di un preparato, solo per un limitato tempo, e di non averne più bisogno, ma magari possederne ancora oltre la metà della confezione a fine cura; dunque, cosa farne? E’ buona abitudine rendere i farmaci, che non ci occorrono più, ad associazioni di volontariato che si occupano di ridistribuirli a chi ne ha bisogno, e magari non può permetterseli, o più semplicemente consegnarli al proprio medico di base il quale saprà certamente a chi e come farli pervenire.

Per completezza, chiariamo il punto in merito alla scadenza: per legge le industrie farmaceutiche devono stampare sui loro prodotti una data di scadenza. La data non è altro, sennonché, il limite cui il principio attivo del farmaco, cioè la sostanza che agisce sulla malattia, è efficace al 100%, non è detto, pertanto che oltre tale data, il prodotto, non sia più utilizzabile. Uno studio condotto dal Dr. Richard Altschuler, illustre farmacologo americano, ha palesato che solo alcuni farmaci scaduti possono perdere parte della loro efficacia, mentre per altri (la maggior parte di quelli esaminati), anche 10 anni dopo la data di scadenza la potenza curativa originaria si ben conserva.

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03 Nov. 2014

 

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