L'Ecoetichetta

di Annalisa Lupo

ANEA, l’Agenzia Napoletana Energia e Ambiente dopo aver notificato che è Il Mezzogiorno d’Italia ad essere sempre più interessato alla Green economy (studio di Unioncamere - Infocamere e Movimprese) specifica che più di 8 mila sono le aziende della Regione Campania che rivolgono lo sguardo alle fonti di energia pulita.

L’interesse per la green economy cresce in tutto lo stivale ma nel Mezzogiorno d’Italia attecchisce in misura superiore alla media nazionale. L’interesse del sud per le rinnovabili vede sul totale delle aziende potenzialmente interessate alla Green economy in Italia, ben il 30% provenire proprio dal meridione e l’8% dalla Campania; ciò ovviamente lascia bene sperare per  l’apertura di scenari incoraggianti in termini di incremento dei posti di lavoro.

Recupero e preparazione per il riciclaggio dei rifiuti solidi urbani, industriali e biomasse; produzione di energia elettrica pulita; pannelli fotovoltaici; motori, generatori e trasformatori elettrici; fabbricazione di turbine e turboalternatori: infiniti i campi in cui le scelte ecologiche posso segnare un punto a favore delle attività imprenditoriali che vogliono svilupparsi e crescere in questo settore  in modo concreto per uscire dalla crisi.

Si registra un forte trend positivo, infatti, nell’Italia della decadenza economica crescono le aziende che fanno richiesta ed ottengono una certificazione ambientale eco-label; i siti produttivi certificati, ben 1.193 aree in Campania rappresentano il  punto di riferimento per  tutto il Meridione.

Ma approfondiamo un po’, per cercare di capire meglio cosa si intende esattamente con “Ecolabel”. Una sorta di Ecoetichetta, un marchio, che consente al consumatore di riconoscere il rispetto dell’ambiente da parte del prodotto, o servizio, che sta scegliendo, dunque: un contrassegno europeo usato per certificare (secondo il regolamento CE n. 66/2010) il ridotto impatto ambientale dei prodotti o dei servizi offerti dalle aziende che ne hanno ottenuto l'utilizzo. Calzature, tessili, detersivi, carta, pitture, persino piastrelle, lubrificanti e i servizi di ricettività turistica… oltre 23 gruppi di prodotti/servizi contraddistinti dall’etichetta con il fiore ed il numero è destinato a crescere.

A riprova del fatto che non è demagogia e che “un industria verde” è realmente possibile, a Napoli si discute di green economy in modo attivo con proposte reali e concrete iniziative. Le aziende ce la stanno mettendo tutta, ora tocca a noi scegliere “il fiore” di modo da premiare ed incentivare chi si sta impegnando a produrre beni e servizi a tutela dell’ambiente e della salute umana.

Napoliontheroad 6 marzo 2013

 

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