BEVO E TI RIUSO

Da emblema partenopeo a simbolo del riciclo: il caffè, l’oro nero di Napoli, si “trasforma” e sfila in passerella.

 

 

di Annalisa Lupo

 

Il caffè nella sua accezione più comune non è semplicemente la bevanda scura dal sapore corposo che noi tutti conosciamo. Nel tempo ha assunto significati socio culturali ormai consolidati: «Prendiamoci un caffè!» è l’invito più frequentemente rivolto, ormai non solo a Napoli, ma ad ogni latitudine; dal risveglio al mattino, alla pausa sul lavoro o per finire un pasto, il caffè è divenuto parte integrante della giornata.

 

Parlare di caffè senza scadere nei consueti cliché è un’opera assai difficile, una vera impresa titanica: nel corso dei secoli, specie a Napoli, si sono versati fiumi d’inchiostro sulle prodigiose proprietà della bevanda e i suoi metodi di preparazione, fonte ispiratrice di scritti di rilievo, laboratori didattici e addirittura di musei a tema.

 

Tutti conoscono i benefici dell’assunzione giornaliera, moderata, di caffè; molti ne conoscono la sua storia: dall’importazione in Italia, per l’utilizzo riservato a sovrani e aristocratici, alla diffusione popolare grazie alla moka domestica; quel che in pochi sanno, invece, sono le innumerevoli modalità di riciclo a cui possono essere sottoposti i fondi e i suoi rimasugli.

Come comunemente noto, i fondi di caffè sono ottimi come fertilizzanti naturali perché sono ricchi di sostanze nutritive; con essi si può, inoltre, preparare un ottimo esfoliante, applicandoli sulla pelle umida mentre si fa la doccia; crearne un impacco che renda i capelli scuri più luminosi; oppure utilizzarli come aiuto per combattere la cellulite. Oltre a questi “consigli della nonna” c’è di più.

Qualche tempo fa un noto brand tentò addirittura di lanciare sul mercato una tazzina di caffè mangiabile; senza dubbio un’idea singolare ed originale per bere il caffè, ma la cookie cup, la tazzina commestibile di Lavazza, ecosostenibile, seppure abbia ricevuto molti premi in campo ecologico e per il marketing, sta tardando a imporsi sul mercato: forte è la tradizione che vuole l’oro nero di Napoli servito in ceramica bollente.

Da qualche anno si sente parlare di caffè equosolidale il cui acquisto è volto a sostenere i produttori del sud del mondo e le organizzazioni che in Italia promuovono il commercio equo e solidale, si tratta di prodotti biologici, frutto di coltivazioni ecosostenibili, lavorati attraverso l’utilizzo di energia verde-pulita.

 

Le recenti scoperte in ambito di riutilizzo ci hanno mostrato un nuovo volto del caffè, non noto, che ci sorprenderà. Dobbiamo sapere che il caffè può essere considerato una valida alternativa ad una serie di prodotti chimici, di uso quotidiano. Sembra un’affermazione alquanto azzardata, ma a ben rifletterci vi rendete conto che non lo è.

Con il caffè, infatti, si può creare un cattura odori green per il frigorifero, basta metterne una manciata in un bicchierino su di un ripiano del frigo; lo si può utilizzare per eliminare cattivi odori sfregandolo sulle mani, per esempio dopo aver sbucciato le cipolle; può essere utile come base per realizzare un detersivo ecosostenibile; ci si può eliminare i graffi dai mobili scuri, etc. Insomma, i possibili utilizzi e riutilizzi del caffè sono infiniti, come del resto, infinita, è la sua storia e larga diffusione.

Negli ultimi tempi stanno spuntando come, funghi lungo tutta la penisola, i Bar in cui è possibile gustare un caffè bio total green. Non in ultimo in ordine d’importanza: indiscrezioni sostengono che lo stilista di un famosissimo marchio americano di abbigliamento, follemente pazzo per la bevanda in questione, per la prossima stagione sta pensando di lanciare una linea d’indumenti tinta in maniera ecologica con il caffè. Pare, infatti, che le tendenze del prossimo autunno/inverno vedranno il riaffiorare di colori caldi come il beige, il marroncino e il color caffè, appunto. Che dire?! Bere caffè è risaputo: tira su il morale, rende più energici e perché no? …più “eco creativi”. J

 

#CAFFè #ECOSOSTENIBILE  #NAPOLI  #RICICLO

 

22 GEN. ’14

  Condividi