20 anni d’“emergenza”

11 Febbraio 1994 – 11 Febbraio 2014: un ventennale che amareggia

di Annalisa Lupo

 

11 febbraio 1994: istituzione del Commissario per l’emergenza rifiuti in Campania.

 

A quel fatidico dì di febbraio si fa convenzionalmente risalire la data di inizio dell’emergenza rifiuti in Campania. Se cerchiamo su di un dizionario di lingua italiana il termine emergenza la definizione che vi possiamo leggere è: “caso; circostanza impreveduta; situazione critica; urgenza”. Un’urgenza che a vent’anni dal suo manifestarsi, e circa 4 miliardi di euro spesi, ci dimostra quanto la politica dei commissariamenti, sia fallimentare e superflua.

 

Proviamo brevemente a ripercorrere questi lunghi venti anni. Ci siamo soffermati più volte ad analizzare le cause alla base dell'emergenza rifiuti in Campania: abbiamo appurato che essa è il complesso risultato di una mistura di errori tecnico-amministrativi e di interessi politici, industriali e malavitosi; ritardi di pianificazione e di preparazione di luoghi idonei al trattamento e lo stoccaggio, inadeguata raccolta e lavorazione dei rifiuti urbani, etc. Note le cause scatenanti di un emergenza, ormai ordinaria, negli anni si è tentato, spesso con approcci sbagliati, di porre fine a questa situazione d’urgenza. Diverse le leggi varate appositamente, tanti i soldi sperperati, duro il colpo inferto all’economia locale, segnata gravemente dall’immagine negativa, cui il mondo intero si è fatto di Napoli, e della Campania, nell’arco di questi venti anni in cui il nostro territorio periodicamente è finito sotto i riflettori, oggetto di crisi cicliche.

 

Ad intervalli pressoché regolari la stampa nazionale, e non solo, titola ritrovamenti di rifiuti nocivi interrati in qualche dove, ponendo l’accento sulla natura tossica degli stessi; tali ritrovamenti hanno smesso il loro carattere di straordinarietà per vestire i panni della consuetudine. Ragionevolmente la vera emergenza presente in Campania non è quella collegata ai ritrovamenti dei fusti di materiale speciale, ne quella che vede lungo le nostre strade e marciapiedi cassonetti ricolmi di sacchetti non ritirati, bensì quella organizzativo-gestionale. E’ tanto più deturpante per la “salute della nostra immagine nel mondo” assistere allo scempio giornaliero che avviene nei palazzi del potere, dove il rimpallo delle responsabilità procede senza sosta, quanto quello delle cataste di rifiuti disseminati nel territorio, lo è per la nostra “incolumità fisica”.

A far seguito ad ogni dichiarazione di un ex boss della camorra, ad ogni ritrovamento di scorie tossiche e/o individuazione di discariche illecite: ampio clamore mediatico con annesso interessamento della classe politica di turno, con tanto di dito puntato verso l’operato della precedente amministrazione e promesse di risoluzioni immediate e definitive seguite puntualmente dal ritorno nell'oblio della faccenda, senza una soluzione concreta della questione.

 

Troppo spesso si sente parlare di ecomafie e cattiva gestione amministrativa, troppo raramente si percepisce l’essenza di azioni tangibili da parte delle istituzioni e dei cittadini per venire fuori da questa indecorosa congiuntura. Si fanno proposte di cambiamento, si analizzano idee, si realizzano progetti, spesso si arriva anche ad avviare i lavori, purtroppo però, solo eccezionalmente si giunge all’effettiva messa in funzione di strutture idonee a risolvere il problema. L’inconcludenza la fa da padrone, ormai si ci stanca addirittura di avviare discorsi il cui tema sia l’emergenza rifiuti, ne è satura la coscienza collettiva, ne trabocca la stampa locale e nazionale, la vera emergenza è diventata la necessità di fuggire dal doverne parlare: si sono versati fiumi d’inchiostro, un continuo susseguirsi d’indagini della magistratura ed inchieste giornalistiche. Talk show, speciali dei tg, approfondimenti: da ogni dove consigli e proposte da mettere in pratica, si è condito il tutto con una ricca dose di demagogia e populismo. In venti anni tante scelte sbagliate, tante buone idee mai attuate e molte azioni intraprese che sarebbe stato meglio evitare: in venti anni non un solo colpevole ha pagato, non una sola responsabilità è stata accertata e punita.

 

Non si può che concludere con un’amara citazione di Albert Einstein: “La teoria è quando si sa tutto e niente funziona. La pratica è quando tutto funziona e nessuno sa il perché. In questo caso abbiamo messo insieme la teoria e la pratica: non c'è niente che funziona... e nessuno sa il perché!”

 

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12 GEN. ’14

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