"Sigmund e Carl" in scena al Teatro Elicantropo di Napoli 
Roberto e Niko interpretano due stravaganti signori che si contendono
una preziosa panchina d'innanzi un istituto superiore femminile. ...

 


di Elena Lopresti

 

Una panchina ed un lampione e due strani personaggi che iniziano un'ancora più bizzarra conversazione, uno shock imprevedibile ed una curiosità che aumenta man mano che l'eccentrico dialogo prosegue.

Siamo spettatori di "Sigmund e Carl" lo spettacolo di Niko Mucci andato in scena al Teatro Elicantropo di Napoli dal 4 al 7 dicembre 2014, con musiche originali del toscano Luca Toller, costumi di Barbara Veloce e fotografia di Giuliano Longone.

Roberto e Niko interpretano due stravaganti signori che si contendono una preziosa panchina d'innanzi un istituto superiore femminile.

Il contenzioso porterà il paranoico, insicuro, nevrotico, pauroso, Sigmund ad interagire forzosamente con Carl, uomo sicuro e soprattutto determinato a non cedere un centimetro di spazio al suo misterioso, ma non così distante, interlocutore.

Provocatorio ed irriverente il dialogo tra i due prosegue, uno scambio tra sconosciuti sospettosi l'uno dell'altro che tentano tuttavia di conoscersi e di presentarsi, rivelando in fine le reciproche motivazioni della permanenza sulla panchina e scoprendo le proprie armi, facendo accendere la prima scintilla di comprensione.

Nasce simpatia, ma poi l'ansia  e la sfiducia di Sigmund tornano sovrane, non senza motivo, perchè gli empi si rifugiano anche quando non vengono inseguiti, e così i due si nascondono con furbizia e ironia da ogni possibile situazione di pericolo, assumendo di volta in volta un nuovo e divertente ruolo.

Ma in situazioni di rischiose bisogna sentire di aver fiducia della persona che siede accanto e allora la rivelazione delle identità diventa un passaggio necessario.

Due personaggi che dal passato tornano a parlarci, due personaggi che nella loro umanità hanno formulato due epiche teorie, di cui si è parlato, discusso, per cui si è morti e per cui si ha ucciso, emblemi della modernità e della società del progresso, ma infondo teorici di un quesito universale.

"Sei Sigmund Freud?Psicoanalizzami!"

Chiede il filosofo,economista, politologo e sociologo Karl Marx, alimentando ancor di più il battibecco sul dubbio esistenziale che lo turba ovvero se abbia più peso la storia biografica di ogni uomo o la storia collettiva delle masse.

Due uomini schiacciati dal peso delle loro stesse idee. Ideologie che sembra non abbiano aiutato la società nel suo complesso, ma che anzi, questa, li abbia relegati a ridicoli clown incapaci di uscire dalla propria gabbia di frustrazioni individuali.

Solo la responsabilità collettiva potrà salvarli, forse.

 

Niko, attore e regista, come è nata l'idea dello spettacolo?

La volontà di rappresentare questo testo è nata dalla lettura di un testo di un autore sudamericano che ho letto quindici anni fa, in cui c'era già in embrione l'idea che Marx e Freud fossero sopravvissuti a se stessi e diventati due vecchi esibizionisti che si litigavano su una panchina e si davano la responsabilità di una serie di conseguenze. Principalmente tutto quello che era successo in Argentina e in Cile con le dittature che ben conosciamo.

 

Hai trovato spunto per rappresentare questo spettacolo in questo periodo di crisi economica, ma soprattutto sociale?

RISPOSTA:Come fa un teatrante a non parlare della sua epoca, in qualche maniera, ipotizzando anche dei futuri? Come può estraniarsi se realmente vuole essere non un'artista in senso astratto, ma vuole essere testimone del proprio tempo, come deve essere chi si occupa d'arte in genere e soprattutto di comunicazione?

Non si può non parlare del tempo presente anche perchè noi siamo espressione di questo tempo e lo testimoniamo anche attraverso le scelte che facciamo teatralmente parlando.

Ci vuole coraggio a non parlare, se fai teatro dire delle cose è come respirare, è naturale e connaturato al fatto che voglio occuparmi di queste cose.

 

C'è una specifica reazione che cerchi dal pubblico?

Cerco una reazione, non una reazione specifica, ma l'idea che il pubblico possa reagire e da questo punto di vista c'è sempre una reazione che poi si trasforma in voglia di dire qualcosa alla fine dello spettacolo che noi accompagniamo con un piccolo dibattito sullo spettacolo. Si dice che non c'è teatro se non c'è contraddizione, se non c'è differenziazione, raccontare una storia punto e basta ha senso fino ad un certo punto. Il teatro è contrapposizione, nasce dalla contraddizione, dalla difficoltà, dal dubbio, dall'incertezza, dal disequilibrio soprattutto.

E tutto questo è giusto che venga rappresentato da azioni che nascono da un disequilibrio.

 

La tua carriera è storica, hai recitato al fianco di Massimo Troisi e sei tra i soci della Libera  Scena Ensemble, una delle compagnie più innovative e d'avanguardia in Italia, cosa ti piacerebbe portare in futuro sul palco?

 

Al momento ho una decina di progetti in testa che, se sopravvivrò a me stesso (ride),  vorrei portare in scena.

 In uno dei  prossimi spettacoli torno a parlare di un argomento  che mi interessa molto: il mondo femminile su cui c'è tanto da dire, anche perchè ormai sul mondo maschile si è detto di tutto, spettacolo di cui sarà interprete Roberto e che metteremo in scena a gennaio e che si intitola "Visite". In realtà prima farò un altro spettacolo, in cui però sono attore con la mia compagnia, che è appunto Libera Scena Ensemble, un testo di Petito che è "Le Statue Movibili" in cui ci interessiamo molto del rapporto generazionale, perchè siamo tre attori un pò più vecchiotti e quattro attori giovani che parlano di una storia che riguarda una fase della tradizione drammaturgica in cui Pulcinella abbandona il teatro. Mettiamo in scena questo e le nostre diverse esperienze. Per quanto riguarda "Visite" di cui sono regista, è uno spettacolo che racconta una storia di un incontro bellissimo in cui si parla tanto di amore, ma anche in quel caso da un'angolazione molto particolare e soprattutto si analizza l'essenza del teatro perchè i personaggi per una serie di colpi di scena continui che cambiano le situazioni i personaggi sono e diventano tante cose diverse l'una dall'altra e si raccontano una storia molto delicata. Mi piace molto quando all'interno della scena ci sono delle trasformazioni. Poi l'anno prossimo lavoreremo su un testo sulla pena di morte che si chiama "Illuminato a morte" di Peppino Mazzotta che mi ha ceduto i diritti per questa cosa che ho fatto con lui diversi anni fa e infine un altro testo che vorrei mettere in scena è un testo mai rappresentato in Italia di un autore sudamericano, anche in questo caso, che è una storia bellissima molto teatrale che parla di una maitresse che è diventata ceca. Nel momento in cui sta per abbandonare la vita e il lavoro riceve in regalo da tutte le donne della sua "maitreisseriè", non mi viene un termine diverso, l'idea che la portino in volo a Venezia ad incontrare un suo vecchio amante, l'unico a cui e rimasta legata. Però, siccome non hanno i mezzi, faranno finta teatralmente che lei stia volando e stiano andando a Venezia.

 

Ti senti più vicino a Freud o a Marx?

Mmm, mi sento un pò mezza via!

Perchè sono portato ad occuparmi della mente e di alcuni aspetti della psicologia e della psichiatria, ma non ho una conoscenza talmente approfondita di Freud e del suo pensiero, mentre Marx lo conosco di più e so più cosa mi avvicina e allontana.

Quindi sarei teoricamente più vicino a Marx, ma semplicemente per un motivo di conoscenza, in realtà come scelta mia ideologica mi pongo giusto a metà perchè sono un divago (ride), riconosco una forza nel pensiero di entrambi e non mi identifico pienamente con nessuno dei due.

 

Lo spettacolo "Sigmund e Carl" è andato in scena al Teatro Elicantropo, fondato nel 1996 in Vico dei Girolamini 3, in uno stabile del seicento, diretto da Carlo Cerciello, Imma Villa e Pierpaolo Rosselli.

Uno spettacolo che stupisce e diverte e lascia dubbi senza tempo e spazio.  

9/12/14

 

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