VICO PAZZARIELLO

Ovvero dove sta di casa la napoletanità

intervista ad Angelo Picone

 

di Elena Lopresti

 

 

 

Nel ventre del centro storico di Napoli, a Vico Pazzariello,  c'è un luogo incantato e festoso, un posto dove nasce l'associazione "Arts-Vico Pazzariello", un'organizzazione che riunisce in sè tutti gli artisti di strada, dai giocolieri

alle figure tipiche della tradizione napoletana come Pulcinella o Il Pazzariello.

Quest'anno sono stati festeggiati con la presenza dell'Assessore alla Cultura e al Turismo, Nino Daniele, e Francesco Chirico, Presidente della II Municipalità, i quattro anni di attività.

Un lavoro particolare che inizia il 28 ottobre 2010 proprio nella sede di Vico Pazzariello, grazie all'intuizione di Angelo Picone e Bruno Leone.

Le attività dell'associazione spaziano dal teatro, al canto e al ballo con visite guidate, in persona dal Pazzariello, per i luoghi simbolici di Napoli, e con pranzi e cene tipiche per allietare gli ospiti dopo le lunghe camminate.

Vico Pazzariello è divenuta una realtà conosciuta e apprezzata in tutto il quartiere sia per la riscoperta della pura e sana napoletanità sia per il recupero dei ragazzi in difficoltà attraverso i numerosi spazi dedicati a loro.

Quest'anno si riprende con l'Autunno Pazzariello, una serie di spettacoli che si terranno ogni domenica mattina a Largo Banchi Nuovi.

La sede degli artisti di strada si trova in un basso, ed appena si entra se ne coglie l'atmosfera magica.

Al muro e sulle scale che portano al balconcino dove si trova affianco la prigione di Pulcinella, sono appesi i tanti costumi di scena, la maggior parte  delle nostre maschere e dei nostri antichi balli.

Poi ci sono i tamburelli della tamurriata, su una parete dove c'è l'effige della Madonna, e come ci racconta Angelo, durante le visite, viene spiegata l'origine della tamorra fin dall'antico mito greco.

Infine, vicino al muro, il Tirso, il bastone di Dioniso, ripreso poi dal Pazzariello, per annunciare con allegria alla città tutte le novelle.

 

Siamo con Angelo Picone, o il Capitano, fondatore insieme a Bruno Leone dell'associazione Vico Pazzariello, come nasce la vostra idea?

 

La nostra idea nasce da una scommessa, un intuito, una follia artistica.

Perchè quando abbiamo aperto nel 2010, in questo quartiere c'era molto più degrado rispetto ad adesso e soprattutto il nostro progetto era molto don chischiottesto, cioè creare un teatro stabile di strada in Largo Banchi Nuovi, che pur essendo una piazza molto affascinante ed accogliente dal  punto di vista scenografico, non lo è dal punto di vista urbano e sociale.

 Quindi abbiamo dovuto conquistare prima tutti i ragazzini della zona, una conquista mai avvenuta definitivamente, è sempre un work in progress, un lavoro lungo.

 Però abbiamo suscitato tanta simpatia negli abitanti del quartiere che ci sostengono e ci supportano nell'andare avanti.

 

La vostra sede è a vico pazzariello un luogo emblematico....

Sono un veterano dell'arte di strada,  lavoro dal 93, ho festeggiato il ventennale,   vengo dal Teatro regresso girovago ed insieme a Bruno Leone dell'istituto delle guarrattelle, quindi una persona con una storia ancora più lunga della mia, maestro di guarrattelle riconosciuto in tutto il mondo, abbiamo aperto poi Vico pazzariello, quindi non siamo nati già pensando al personaggio.

L'idea è venuta perchè ci sembrava troppo una coincidenza magica da non perdere: questa strada intitolata al pazzariello è come se  fosse dedicata a noi stessi che siamo artisti di strada. Il pazzariello era un po l'antesignano dell'artista di strada.

Era un luogo perfetto dove abbiamo trovato una sede.

 Abbiamo visto la casa che è un basso e non potevamo scegliere luogo migliore: perchè se un'artista di strada si trova una casa o una sede, ovviamente non può essere un attico!

Il basso è proprio l'ideale, perchè sia storicamente, socialmente, urbanisticamente e  architettonicamente ci rappresenta e ci è utile,  non avendo scale per i nostri carrozzini e le piccole robe teatrali e per le bici e  il monopattino elettrico che sono i nostri mezzi di trasporto.

 E il basso è la tipica abitazione napoletana e come se stessi ad Alberobello in un trullo o a Matera in un sasso e questo  insieme al fatto che ci occupiamo da sempre di tarantella e di musica popolare ci ha fatto capire che rappresentiamo pienamente ciò che il turista cerca da Napoli.

 

Cosa cerca il turista da Napoli?

Un'emozione autentica! Il vicolo, l'atmosfera!

 Vanno a mpazzì quando vedono calà stu panar!

Ancora devo capire perchè questo fatto esiste solo a Napoli, questo fatto del paniere, dei panni stesi, come per dire quest'intimità condivisa per forza di cose che poi fa di questa scenografia naturale del vicolo e della teatralità che si sviluppa dentro  una cosa unica e irripetibile.

Quindi i turisti e in particolar modo i viaggiatori sensibili cercano ancora quest'emozione. E noi, devo dire non proprio in maniera autentica, la rispettiamo e la diamo. Poi a contribuire ci sono i  vicini di casa, che non sono artisti come noi, ma si comportano normalmente: s'affacciano, parlano, intervengono, calano il panaro, s'appassionano alla nostra storia e fanno da pubblico dal balcone!

Il turista cerca quest'emozioni, oltre al ballo, la tarantella, il canto, l'estasi, le vibrazioni.

Cose che evidentemente non trovano, ad esempio, con la musica da discoteca, anche perchè la vibrazione dal vivo, acustica non elettrica,  tocca i chakra in un certo modo. E questo è tutto quello che succede qua, oltre alla cucina e alle cose da mangiare che prepariamo!

Come menù oltre al  classico ragù e i piatti seri della cucina napoletana,  ci stiamo specializzando sulle finte è mammà, che sarebbero ad esempio spaghetti alle vongole fujute, il finto capretto al forno, la finta genovese, la finta parmigiana, tutt fint!

"Ricett uno: però t pavamm fint? No ricett pavatm o ver!"

Perchè le finte di mammà sono da riscoprire,  e far capire come le mamme del dopoguerra in questa necessita della vita contingente, in periodo di crisi, hanno inventato con amore questi piatti e hanno saputo sublimare la miseria e la sofferenza.

 

I napoletani si rendono conto di questo recupero di cultura tradizionale?

 

Devi sapere che è venuta una delegazione del touring club, ed erano di Napoli!

Si sono poi fermati da noi e hanno veramente apprezzato moltissimo il nostro tipo di intrattenimento.  Il console del touring club, ad esempio ci ha ringraziato tantissimo, perchè lui da napoletano non aveva mai avuto l'occasione di mangiare in un vicolo!

Ci sono tanti ristorantini tipici, ma questo non è ne un ristorante ne una trattoria, è come se veniste a mangiare a casa di noi artisti e quindi vivi una situazione autentica.

Un professore dell'università parlando in una conferenza sul cibo e l'arte di strada, venendo a conoscenza dei nostri format e delle nostre proposte, ci fece capire che la nostra arte può essere interessante più che per i turisti, per i tantissimi napoletani che vivono fuori e che tornando a Napoli hanno un assaggio di quella che non era solo la Napoli di una volta, ma di ciò che si è  trasformato nelle nostre mani in maniera moderna.

 

 

Come avviene la  ricerca della vostra proposta artistica?

 

Interpreto Pulcinella, la mia specialità, da tanti anni e da quando sto qua ho ripescato la figura del Pazzariello, avendo anche il privilegio di essere il pazzariello di Pino Daniele in un'apertura di concerto al Palapartenope quest'anno passato.

Questo per dire che quando poi si prende la tradizione e la  si reinterpreta in chiave moderna la cosa diventa interessante, tanto da essere inserita anche in un concerto di napoleitan power come "N'ata storia" di Pino Daniele. Uno spettacolo  con tutti artisti del new sound che hanno scelto me come pazzariello, perchè hanno sentito la mia storia e le mie interviste in cui parlo di tradizione, di come bisogna interpretarla e non esserne schiavo. Questo è uno dei tanti esempi con il quale noi portiamo avanti la ricerca di rielaborazione. Infatti noi facciamo le tammurriate cercandole nei santuari, nelle cantine, nei paesetti piccoli di provincia, che a Napoli erano scomparse per l'urbanizzazione..

 

 

Quanto è importante recuperare la tradizione?

Una delle mie citazioni preferite è di  Marck Twain quando scrive che "gli antichi ci hanno rubato le idee migliori".

Già tutto è stato inventato, ad esempio esiste il telefonino che è cambiato si, ma il concetto è sempre quello,  si sviluppa e si sofistica solo la tecnologia applicata, ma non si sta facendo una nuova scoperta, sempre o telefonin è da vent'anni a questa parte!

Praticamente non è che ci sia ancora tantissimo da inventare, da scoprire si: rimedi per le malattie, per la fame, per l'inquinamento. Bisogna prendere dal passato e cercare quel qualcosa che ti fa vibrare e che possa essere giusta in questo momento e riproporla.

 

Il vostro lavoro oltre ai turisti si rivolge anche al sociale,come l'arte può recuperare i ragazzini che spesso sono in strada e vivono situazioni disagiate?

 

L'arte può recuperare spazio sul disagio e sul degrado, ma deve essere comunque finalizzata su una produzione. Per attirare i ragazzini con il teatro bisogna dare loro una promessa di lavoro, prospettive. Devono capire che questo tipi  di attività possono essere per loro un sostegno economico.

Ma non abbiamo buoni esempi, perchè anche noi che siamo i maestri stentiamo a campare! Sempre per il paradigma assurdo del nostro tempo che la cultura non dà da mangiare, senza capire che la cultura significa turismo. Abbiamo il museo a cielo aperto più grande d'Europa riconosciuto dall'Unesco e poi una di quelle che è una delle mie proposte provocatorie, cioè la napoletaneità come patrimonio immateriale dell'umanità. Dove per la napoletaneità oltre a tutta la musica, il teatro, la poesia,   l'immaginario immateriale,  ci sono  aspetti quali l'arte di arrangiarsi, l'inventiva, la creatività tipica, queste sono tutte cose di cui noi ci possiamo nutrire non solo materialmente, ma anche spiritualmente.

 

 

Il riconoscimento dell'Unesco del napoletano come seconda lingua nazionale quanto è importante da questo punto di vista?

 

Importantissimo! Perchè va in una scia di progresso in questa direzione, pian piano ci stanno riconoscendo, ma non ci vuole il presidente dell'Unesco per dirci che siamo importanti!  Che abbiamo una tradizione  esagerata di storia, di cultura, di teatro. Il nostro patrimonio è immenso, e il giovane non si deve nascondere dietro al non c'è niente da fare, si salvi chi può scappiamo. Anzi bisogna creare e questo è il periodo migliore, perchè siamo nella crisi e la crisi è il periodo ideale per creare, per inventare, per mischiare le carte e ripartire.

 

 

Il contesto politico quanto sostiene gli artisti di strada?

 

 

Sulla carta, almeno in teoria, tantissimo, perchè ad esempio De Magistris da quando si è insediato a San Giacomo ha sempre detto che " la cultura a Napoli non è solo il San Carlo", parlando degli artisti di strada, ma non solo.

è stata fatta anche una delibera, un regolamento sull'arte di strada a Napoli, perchè anche se l'esperimento non è riuscito pienamente, è chiaro che nelle zone liberate, le ztl, si sono voluti gli artisti  per renderle vive.

L'artista di strada può portare un momento di aggregazione, di gioia, di socializzazione. Nella pratica però  non abbiamo un festival ad esempio, noi stessi che siamo un'associazione che ha creato il teatro stabile di strada a largo banchi nuovi, ci paghiamo una sede, non abbiamo finanziamenti e già questo è molto grave.

Il nostro lavoro è davvero tanto e così sembra essere non riconosciuto, eppure un giorno una turista tedesca ci disse: "voi ci avete fatto fare pace con Napoli",  perchè se ne stavano andando delusi, potremmo avere il recupero almeno delle spese.

Purtroppo non funziona quasi proprio niente, e questo è un pò un dolore, una sorta di rassegnazione attiva, nel senso che praticamente facciamo i conti che Napoli è così. Ed è bella lo stesso, pure se è sporca, è semp na bell femmn!

 

Napoli come la prigione di Pulcinella?

 

Si, come puoi vedere, noi abbiamo la prigione di Pulcinella qua appesa nel vicolo, che è una gogna, creata apposta dal maestro Bruno Leone, tanti anni fa quando durante il Carnevale napoletano facevamo questa manifestazione che ancora rifacciamo, che si chiama Pulcinella alla gogna. Dove, praticamente, essendo la città sporca, la droga, il traffico, tutte le colpe non si sa di chi sono e quindi si da la colpa a Pulcinella, che diventa così il capro espriatorio di tutti i mali, che su di sè a suo modo esorcizza.  Però una pena la sconta, stare alla gogna in questa gabbia che è sospesa e messa al giudizio altrui, però comunque ha tutti gli optional necessari per i bisogni.

I turisti passano e la fotografano, i viaggiatori e gli artisti si interessano ancora di più alla storia, scoprendo tutte queste testimonianze anche orali della città di Napoli, però il condominio ad esempio la contesta!

Viene minacciata, osteggiata, poi ci sono altri che parteggiano per lei come i vicini di casa: che male fa, è na gajola!

Come hai visto prima, ho messo una pianta di fiori apposta, che simbolicamente è un esempio, per dire sia che i nostri balconi devono essere fioriti, come gli antichi balconi napoletani, la bellezza attira, e poi dalle prigioni nascono i fiori.

Le statistiche dicono che a Roma e a Milano ci sono più furti, però Napoli fa cronaca. Perchè è bella e deve essere attaccata in qualche modo.

Come diceva il nostro grande Moscato: " la bellezza è l'esch rra crudeltà"

 

Questi fine settimana di novembre presentate un progetto che è soprattutto per i bambini...

 

Noi proponiamo questo spettacolo anche per gli ex bambini, abbiamo la formula scritta nella locandina, con pista e posti a sedere, l'offerta è  libera come solito per gli artisti di strada.

Abbiamo quattro tipi di spettacoli dal 9 fino al 30 novembre e fanno parte di una rassegna che si chiama "Autunno Pazzariello" che è giunta alla quarta edizione di un cartellone che facciamo a Largo Banchi Nuovi e che fa parte del ciclo che comprende anche la Primavera Pazzariella.

 

Perchè il Teatro Stabile di Strada?

 

Perchè  noi abbiamo un teatro di strada, però essendo stabile, qual è la differenza? Prima di tutto il teatro stabile di strada è un ossimoro perchè come fa un teatro di strada ad essere stabile? Allora la contraddizione è semplice, è una provocazione interessante per dare un posto al teatro di strada, stabile, riconosciuto, dove là, il teatro si può fare. La delibera comunale sugli artisti di strada afferma che il teatro si può fare dovunque, la stabilità di largo banchi nuovi consiste in un'associazione che da un'organizzazione, dei posti a sedere per esempio, che da la pista, che muove una mailing list di soci di affezionati, che crea un certo pubblico in maniera tale che, ad una certa ora, ecco, c'è in programma la stabilità: quel tipo di spettacolo con tanto di titolo.  Ed è uno spettacolo che ha anche una drammaturgia se vogliamo, diverso dagli spettacoli di strada che oggi siamo abituati a vedere.

La gente corre e non ha il tempo di fermarsi a vedere un teatrino, adesso il teatro di strada che sta andando avanti è moderno, noi lo chiamiamo "tipo Ramblas" come a Barcellona, cioè statue viventi, un teatro istantaneo, fotografico, che sminuisce anche un pò il concetto di arte di strada.

Noi abbiamo cominciato vent'anni fa a fare arte di strada con spettacoli che duravano anche tre quarti d'ora la domenica mattina ad esempio, ed è quello che in chiave rivisitata offriamo  oggi con giovani artisti che vengono da Bologna, Lecce, Milano e proporranno ad esempio il Mago dei Palloncini, o "Shakespirandohamlet".

Il pubblico saprà che a Largo Banchi Nuovi c'è il teatro stabile di strada.

 

La vostra associazione è molto attenta anche alla riqualificazione del quartiere e lavorate in simbiosi con Pina Andelora, dell'associazione Perzechella, che anche si occupa di teatro, cultura, e organizza laboratori per bambini.

Quali sono i vostri programmi?

 

Stiamo portando avanti questo progetto del Documano del mare insieme ad altre associazioni, commercianti, locali, pizzerie, che vuole cercare di organizzare tutte queste forze buone a sud di Santa Chiara per fare movimento in questo quartiere.

 

Cosa ti ha dato la figura del  pazzariello?

Il pazzariello è il capitano dei pagliacci, e io mi identifico tanto, essendo sempre stato il capitano degli artisti di strada, ora sto avendo anche i gradi (sorride), è un onore per me!

 

 

Siete a Piazza del Gesù e sentite una voce chiamare e cantare, seguitela, e vi ritroverete in un vortice di allegria e incanto, siete a Vico Pazzariello!!

 

 11/11/14

 

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