Solidarity Mission, una fiamma per la Nigeria
Come nasce il bene? Dove e verso chi è rivolto? Non è facile rispondere a queste domande...

 

 

 

di Elena Lopresti

 

Come nasce il bene? Dove e verso chi è rivolto?

Non è facile rispondere a queste domande, per questo  Mercoledì 4 giugno nel suggestivo scenario dell'Agorà Morelli, si è svolto l'evento organizzato dall'Onlus Php ed il Propeller Club di Napoli, condotto dal  presentatore Rai, Gianni Milano.

Il fine che ha mosso le due associazioni è stato quello di mostrare al pubblico la Concretezza del bene, ovvero gli obiettivi raggiunti durante lo svolgimento della "Solidarity Mission", una  vera e propria gara svolta per aiutare una delle popolazioni più povere al mondo, quella dello stato nigeriano dell'Imo.

Credere a ciò che non si vede è difficile, così i volontari del Php e del Propeller Club, tra cui il Presidente Umberto Masucci, hanno deciso di girare dei filmati video del loro viaggio di beneficenza in Nigeria.

Video proiettati durante la serata per stupire i tanti benefattori e ringraziarli per la loro fiducia, ma soprattutto per dimostrare al pubblico che anche un piccolo gesto può diventare un grande aiuto per le persone più bisognose.

L'esibizione toccante del Maestro Francesco Villani, compositore delle colonne sonore dei filmati tratte dal suo album "Anime, e del cantautore romano Pier Cortese, conosciuto dal grande pubblico per successo del suo brano "Souvenir" è stata l'ispirazione finale di una serata speciale.

 

Il 19 luglio del 2013, una fiamma comincia ad espandersi, nel centro di Napoli nasce la "Solidarity Mission", un progetto che riunisce chi vuole cambiare con coraggio  il destino di persone sconosciute e lontane, meritevoli di ricevere gesti di pace.

Don Carlo, prete Nigeriano, è il vero centro motore di tutta l'organizzazione, grazie al suo intervento sono stati raccolti materiali didattici e scolastici, ospedalieri ed alimenti che con dei container partiti dal porto di Napoli, hanno raggiunto  la Nigeria il 9 gennaio 2014.

 

Il luogo di destinazione delle scorte è un posto lontano, vicino all'immaginazione di chi sente parlare dell'Africa come un grande continente ricco di cultura e di amore. Nella foresta tropicale  sorge il villaggio di Amaebur Ebenator, dove il tempo ciclico scandisce i giorni, e i gesti quotidiani sono controllati dall'Eze, il re della comunità.

La vita degli abitanti del villaggio è molto difficile, i generi alimentari sono scarsi e non esiste un'economia di scambi capace di far crescere il reddito.

Gli ospedali e le scuole sono lontane, una guerra scoppiata nel 1966 nella Regione, il Biafra, ha lasciato ancora i suoi strascichi di dolore e miseria, la dignità delle donne non è stata ancora cancellata dai soprusi subiti, dalla sofferenza di combattere contro la morte prematura dei bambini, afflitti dalla malaria.

Sono bastati pochi camion per far svegliare il villaggio dal proprio torpore:

"L'esperienza più bella della mia vita", racconta il Presidente Masucci dopo aver trascorso una settimana nel villaggio Nigeriano.

Siamo stati proprio nel suo  ufficio nella sede del Propeller Club di Napoli per poter ascoltare le parole di chi ha partecipato alla spedizione.

 

Presidente Masucci, come nasce l'idea di andare in Nigeria?

L'idea nasce da un gruppo di persone che si è riunita intorno a Don Carlo, il prete nigeriano che ha vissuto a lungo in Italia e ha fondato l'onlus Providence Healthcare Project.

Insieme è stata coordinata un'attività che ha avuto come scopo la realizzazione di progetti mirati e concreti nella Regione nigeriana dell'Imo, una zona molto povera dello stato federale.

In particolare Rosi Fusillo ed il marito Enrico Spasiano, già attivi nella regione con la realizzazione di un pozzo,hanno coinvolto il Propeller Club ed i suoi 150 soci che con entusiasmo hanno deciso di contribuire alla missione.

 

Quali sono stati gli strumenti necessari per ottenere dei risultati concreti?

Noi come Propeller abbiamo partecipato, ma le collaborazioni sono state molto estese e gestite dalla Php.

L'azione è stata diretta su tre progetti:  la costruzione di una scuola, un ospedale ed un forno a legna.

Noi del  Propeller ci siamo attivati  per portare via mare  con i container il materiale alimentare, tra cui il forno a legna fornito da Enzo Coccia della pizzeria La Notizia, e 2 tonnellate di farina donate dal Mulino Caputo.

I prodotti alimentari, una volta, giunti a destinazione sono stati donati alla fascia di popolazione più povera, mentre, la costruzione del forno servirà per fornire al villaggio uno strumento di crescita economica.

L'idea del forno è nata dalla mia passione per la pizza napoletana, che ho imparato a cucinare. Per cui in una settimana lì, ho insegnato alle  donne della Women Cattolic Organizzation, come fare la pizza con il criscito napoletano. Il sesto giorno sono stato il loro supervisore e con stupore ho visto la loro dedizione e la loro bravura nell'aver appreso l'arte della pizza.  

 

Quante persone hanno partecipato alla missione in Nigeria?

In Nigeria hanno dato il loro contributo attivo sei italiani, tre persone tra i 60 anni e tre, tra i 30 e i 40, tra cui io che sono rimasto solo una settimana.

Importantissimo è stato l'intervento di un'ingegnere biomedico di Modena che ha montato tutte le apparecchiature ospedaliere donate dall'Ospedale di Modena, caricate da Rosi Fusillo su un camion partito da Napoli.

Ciro Improta è il medico che in venti giorni di permanenza è riuscito a svolgere più di 800 visite sanitarie, mentre noi ci alternavamo per assistergli come infermieri ed interpreti, è stata un'esperienza eccezionale.

Da parte di tutti, i bambini delle scuole, le donne del villaggio, abbiamo ricevuto una carica enorme, ogni piccolo gesto è stato apprezzato con riconoscenza.

 

Quali sono stati i vostri rapporti con la popolazione?

Noi abbiamo avuto veri e propri scambi con loro, riuscendo ad entrare in una sfera di amicizia ed intimità.

Ad esempio, quando siamo stati impegnati nella costruzione del forno, sono stato molto intransigente con le donne per l'utilizzo del grembiule nelle sale dove abbiamo preparato la pizza.

Hanno mostrato un grande orgoglio nell'indossare il grembiule, simbolo del lavoro,  ma tra queste donne, una in particolare aveva una bambina appena nata legata sulla schiena e questo le impediva di allacciare il grembiule e perciò di aiutarci, le abbiamo permesso di tagliare le pizze destinate ai bambini della scuola in modo tale che anche lei potesse offrire il suo contributo, anche senza il grembiule.

I legami che si sono creati, anche se interrotti fisicamente a gennaio, sono stati profondi e per questo  continuano: ho lasciato lì un capitolato su come preparare la pizza ed il criscito ed  ogni settimana ricevo un loro report sui progressi culinari che stanno realizzando, sono diventate vere e proprie imprenditrici.

 

 

Grazie alla vostra intuizione la pizza, emblema della tradizione napoletana è arrivata in Africa. Quali sono stati gli elementi più curiosi della tradizione Nigeriana che ha potuto osservare?

In primo luogo, sono stato riconosciuto Chief Africano, un rito che non conoscevamo, che si svolge solo quando avviene il riconoscimento di un Capo, ovvero una persona che compie del bene.

Quindi, durante una cerimonia molto toccante, siamo stati incoronati dall'Eze, il re, che è in sostanza il sindaco di questo villaggio che si compone di altri sette agglomerati situati nella foresta. Alla festa ha partecipato anche il Vicegovernatore dello stato federale dell'Imo e ci sono stati donati i simboli del potere: una bacchetta, un nastro con un fiocco ed un ventaglio.

Quando nella cerimonia finale, ho indossato gli indumenti tipici dell'African Chief, gli abitanti del villaggio sono stati onoratissimi e contentissimi del rispetto mostrato per le loro tradizioni, in un momento che ha visto lo scambio di riconoscimenti con la  donazione della pala per infornare le pizze.

Uno scambio di conoscenze che ha toccato anche aspetti culinari, abbiamo inventato la pizza con ingredienti africani come le patate ed i pomodori dal sapore diverso che loro hanno oppure i CinCin, che abbiamo provato proprio durante una serata dal re, sono praticamente come gli struffoli napoletani, con un gusto molto simile fritti o al forno.

La marinara nigeriana è stato il simbolo di questo incontro: abbiamo mischiato il criscito ed il lievito napoletano con salsa africana ottenuta con aglio ed origano tipici della regione.

 

La Nigeria è uno stato federale, popolato da diverse etnie, la "Solidarity Mission" si è svolta nello stato dell'Imo, a sud, una zona in prevalenza cristiana, quali sono le conseguenze percepibili dello scontro etnico che ha scatenato la guerra del Biafra?

 

La Nigeria è un paese di oltre 100 milioni di abitanti, ricco di contraddizioni, ma anche di risorse naturali come il petrolio. Purtroppo è una nazione molto povera, tutta la zona sud orientale è cattolica, mentre quella a nord è a stragrande maggioranza mussulmana. Le sensazioni di insicurezza ci sono, la regione interessata dalla missione è più tranquilla nonostante la presenza di militari.

Ho visto la povertà da un lato, ma dall'altro una grande dignità soprattutto nel momento della messa domenicale quando vengono indossati gli indumenti bellissimi tipici della giornata di festa, un giorno in cui le tradizioni cattoliche si sovrappongono ai loro antichi riti di culto, dimostrando così una gran gioia di vivere nonostante la povertà.

 

Cosa consiglia a chi, come lei, vuole intraprendere un'esperienza del genere?

Ho pensato a lungo a questa domanda, sono giunto alla conclusione che serve lavorare su progetti del bene. La catena del bene una volta attivata, non si spezza mai, le persone sono propense a fare del bene.

Ci sono molti mezzi attraverso cui aiutare gli altri, come l'adozione a distanza, ma non hanno per la persona l'idea della concretezza del progetto.

Sono stato lì, una sola settimana, ma ho potuto toccare con mano le difficoltà ed i problemi che ci sono, per cui c'è bisogno di azioni reali, come ad esempio la costruzione del pozzo che ha aiutato davvero la popolazione, altrimenti costretta a percorrere chilometri di distanza per prendere l'acqua.

Questi sono i gesti concreti necessari. L'estensione della scuola con altre sei aule, arredate con i banchi e le sedie donate dalle scuole di Torre del Greco e Mugnano, la Preside ora ha la possibilità di sedere su una vera poltrona, quella del Pass President del Propeller Club. Dare un contributo è importante, ma deve essere concreto, per questo abbiamo organizzato la proiezione dei filmati nell'Agorà Morelli per presentare il risultato da noi ottenuto.

Sento di dover riassumere in dieci parole la mia esperienza: ho ricevuto molto più di quanto ho dato!

 

 

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