"Per l'amore che sento per la gente mia non posso stare zitto"

di Elena Lopresti

 

Una voce che con coraggio racconta Napoli ed i suoi personaggi dal 1992,

 Luca Caiazzo in arte Lucariello è uno dei rapper più conosciuti ed apprezzati sulla scena nazionale.

Con il racconto della realtà in metrica napoletana, Lucariello ha sempre dimostrato al pubblico la sua attenzione verso i problemi sociali, dalle difficoltà dei ragazzi di periferia, agli eroi quotidiani dell'album "I Nuovi Mille", al brano dedicato a Don Peppe Diana emblema della lotta alla camorra a Casal di Principe.

Anche le azioni pratiche non sono mancate nella sua vita, portate avanti con la realizzazione di progetti di recupero in scuole e carceri minorili.

La sua carriera musicale comincia quando a 16 anni inizia a scrivere testi e a suonare come dj nei centri sociali, fonda con Peppe O'Red la crew "Clan Vesuvio" e nel 2003 entra a far parte degli Almamegretta, lo storico gruppo napoletano.

Nel 2007 scrive l'ipotetica storia del killer di Roberto Saviano, ispirato da una lunga corrispondenza  con lo scrittore che  durante l'isolamento confida a Lucariello i suoi disagi, esce "Cappotto di Legno", un singolo che ha avuto un grandissimo successo mediatico.

Tantissime le collaborazioni, da Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, al rapper Nto  dei Co Sang, con il singolo " Nuje Vulimme na Speranz" soundtrack della serie Gomorra.

 

Siamo stati con lui per fargli qualche domanda in l'occasione dell'uscita del suo nuovo singolo "For ca Cap" scritto a due mani con Caparezza.

Il brano racconta le ipocrisie della nostra società e le restrizioni a cui siamo costretti fin dai banchi di scuola.

 

Luca, oggi un uomo ha bisogno di uscire "For ca cap" (fuori di testa) per stare bene?

 

Probabilmente siamo già tutti fuori con la testa!

Per cui la nostra è un pò una messa in dubbio del concetto di essere fuori con la testa:

se questa è la società "normale" in cui crescere, io "oggi vogl sta for ca cap", come canto appunto nel ritornello.

Stare fuori di testa è un modo  per liberarsi da tante cose come queste gabbie fatte da scatole di latta in cui siamo intrappolati: le macchine nel traffico!

Oppure, Michele (Caparezza), che parla della scuola, un posto dove già a sei anni siamo obbligati a stare sette ore in un banchetto, fermi ed immobili

Sono grandi follie, lontane da ciò che è realmente l'essere umano.

Uscire fuori con la testa per ritrovare noi stessi, per essere ciò che siamo veramente.

 

Nel brano parlate di scuola, tu hai realizzato dei progetti nelle scuole, come dovrebbe essere secondo te oggi la scuola?

 

Credo che le persone più vengano messe in situazioni di rigore, più diventano stupide.

La scuola dovrebbe essere un terreno fertile per la creatività, un posto dove esprimere se stessi per come si è, non per come si dovrebbe essere, queste sono le basi da cui si dovrebbe costruire l'educazione.

Già dover indossare un grembiule che ci rende tutti uguali mi sembra un controsenso, oppure un metodo appartenente all'educazione di altri secoli e regimi.

 

Tu hai iniziato a scrivere molto giovane, la scuola ti ha aiutato in questo?

 

Mi ricordo che ogni tanto il mio maestro alle elementari mi tirava le orecchie perchè diceva che mi distraevo...in realtà il mio distrarmi era proprio un'alienarsi, una via di uscita da quella situazione per viaggiare con la mente in posti più liberi!

Tutto è iniziato da lì, ed anche la musica che per me è uno sfogo, è un posto dove posso  raccontare quello che sono e che non sono, quello che ho visto, per esorcizzarlo, per metterlo in un contenitore che toglie tutto da dentro.

Forse anche per questo poi ho iniziato a raccontare cose brutte, cose della realtà che avevo intorno e che mi facevano stare male.

Penso al primo pezzo che ho scritto che raccontava una realtà difficile: era "167" un testo che parla della 167, dove abitava mia nonna e dove ho abitato anche io, quella che oggi chiamiamo Scampia, ed è stata la prima esperienza musicale in cui ho descritto appunto un'esperienza di sofferenza.

Certo il periodo era fertile, avevo 16 anni e  dei riferimenti importanti, usciva in quel momento un'onda di musica di protesta guidata dai 99 Posse, dagli Almamegretta,ecc..  sono stato formato in questo contesto.

Il primo palco dove sono salito è stato proprio quello di Officina 99 nel 1992.

 

 

La scelta di raccontare determinate storie per te è un atto di denuncia?

 

Non so in realtà quali e quante sono le persone che mi ascoltano, cioè il mio audience,  per cui  lo faccio perchè secondo me ha un valore estetico raccontare certe cose e poi  ha la capacità di esorcizzare un malessere interiore.

Le denunce vere si fanno in questura!

 Noi esseri umani i come  diapason, se sentiamo la sofferenza di un'altra persona vibriamo alla stessa frequenza, quindi raccontare certe situazioni è più che altro per un sentire comune.

 

Ci sono alcuni tuoi brani come "Totore" e "Cappotto di Legno" in cui narri le storie dallo stesso punto di vista del protagonista come è nata quest'idea?

 

Quando frequentavo la facoltà di lettere, studiai Karl Jaspers, uno dei padri della psichiatria e lui, in un periodo in cui si credeva che i problemi mentali dipendessero esclusivamente dai problemi fisici, capì che invece si poteva entrare in rapporto con la persona malata e attraverso questo lavoro di entropatia, si poteva entrare nel modo di pensare di quella persona e capire il suo comportamento.

Approfondendo questi studi, cominciai a pensare che questo metodo poteva essere applicato anche alla musica per raccontare delle cose.

Conobbi questo ragazzo disabile sotto casa mia, in un periodo in cui abitavo a Santa Maria degli Aposti, questo teneva la "robba" addosso ovvero collaborava con il sistema del quartiere e data la sua impossibilità nel raccontarsi ci provai io scrivendo "Totore". Ho usato la stessa logica per molti pezzi e così per "Cappotto di Legno" per entrare nel personaggio e descriverne i gesti con una visione soggettiva.

 

Tu hai iniziato e continuato la tua carriera a Napoli, vorresti restare?

 

In realtà ho provato a fuggire varie volte, ma sto ancora qua!

 

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

 

Sicuramente ho intenzione di continuare a fare singoli, anche perchè è cambiata la fruizione della musica, oggi i cd le persone non sanno neanche più dove metterlo.

Poi magari fare una raccolta su vinile successivamente.

 

A maggio è uscito il nuovo singolo di Oyoshe "Chell che fà sta buon n'omm" a cui a collaborato con Op Rot, che cos è che ti fa stare bene?

 

Eh! Ci sarebbe una lunga lista o una lista cortissima!! In questo pezzo sicuramente parliamo delle cose semplici, spesso cerchiamo cose complicate invece poi magari un abbraccio sincero, uno sguardo, un bicchiere di vino con un amico o un parente caro avvolte ti premiano molto più di tutti questi falsi miti che abbiamo intorno di tutte queste false esigenze per cui siamo stati programmati, per cui i media ci bombardano continuamente.

 Riscoprire sempre chi siamo veramente, questo è il messaggio che cerco di mandare con la mia musica!

 

24/07/2014

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