"La forza delle idee è a prova di proiettile"

Intevista con Ciro Corona del fondo rustico Lamberti

di Elena Lopresti

 

Il" Fondo Rustico Lamberti", il primo bene agricolo confiscato alla camorra a Napoli di Ciro Corona, rappresentante legale, è un luogo dove poter rinascere e ritrovarsi.

Sulle colline di Chiaiano, le viti regalano un panorama spettacolare e l'atmosfera è di festa.

é Domenica 26 ottobre 2014 e si festeggia insieme la Vendemmia, un periodo dell'anno particolare.

 Le famiglie, i ragazzi dei campi estivi, provenienti da tutta Italia, le persone che ci lavorano ogni giorno,  i passanti, gli amici, sono tutti qui per raccogliere l'uva e vivere un momento speciale.

Siamo saliti al fondo per respirarne l'aria ed ascoltare Ciro sul futuro di questo bene.  

 

Ciro, come nasce il Fondo Rustico Lamberti? 

Questo bene confiscato sta qui da 13 anni, nonostante la confisca, la camorra ha continuato a lavorare su questo posto. Siamo arrivati noi tre anni fa, il 21 marzo 2008, con una prima custodia. Da due anni siamo qui autorizzati dal comune con un affidamento temporaneo in attesa di bando pubblico e quindi dopo tredici anni, finalmente, sono stati riaperti questi cancelli per restituire il torto ai cittadini.

E per ridonare questo posto alla cittadinanza di Chiaiano.

 

Qual è la storia di questo fondo? 

Qui sopra, i vecchi gestori illegittimi di questo posto volevano prima di tutto farci il Vomero 2 delle villette a schiera. Poi facendo i lavori ne ruppero un metanodotto quindi incominciarono le indagini e fu sequestrato nel 1997, confiscato nel 2001, per 13 anni lasciato nelle mani della camorra, nonostante la confisca.

Quindi questo posto nasce come posto di resistenza alla speculazione edilizia, ma soprattutto oggi è diventata la piattaforma di confronto delle lotte alle ecomafie, delle lotte alle discarica che abbiamo qui a mezzo kilometro. Fortunatamente il quartiere a cominciato a sentire questo posto come proprio e quindi è diventato il luogo di riscatto degli ultimi trent'anni di  soprusi della camorra, di malapolitica, discariche, criminalità, vele. Questo, ormai, è diventato il posto dove si inizia a ragionare di questo, non solo con i napoletani, ma anche con chi arriva da fuori, qui per rendersi conto veramente di che cosa è quella che ci raccontano come la terra di Gomorra, ma è tutt'altro.

 

Come vi siete costituiti come associazione e da dove provengono le vostre forze?

Noi siamo un'associazione che è nata nel 2008 a Scampia. Nasciamo per dare alternative culturali ai ragazzi, quindi riportare a scuola i ragazzi che hanno abbandonato la scuola. Noi per scelta abbiamo cominciato a lavorare con i ragazzi appartenenti alle famiglie che fanno parte dell'indotto della droga, che confezionando droga la notte non mandavano i figli a scuola. I ragazzi cominciavano a tornare a scuola, quando abbiamo iniziato a bussare alle loro porte e trascinarli a scuola.

Dopodichè ci siamo anche chiesti come dare alternative concrete alle piazze di spaccio. Questi ragazzi avevano ed hanno bisogno di lavorare altrimenti la camorra sarà sempre più forte. E quindi nasce l'idea di prenderne un bene confiscato e di fare inserimento lavorativo dei minori, qui sopra. Oggi abbiamo un protocollo con il dipartimento di Giustizia minorile, ospitiamo tre comunità penali di minori: ragazzi che stanno scontando pene alternative al carcere, vengono qui per imparare a potare, per fare un orto e ormai va avanti da due anni questa storia. E abbiamo aperto anche ai maggiorenni perchè la possibilità di riscattare la propria storia va data anche a chi a sbagliato da adulto. E quindi abbiamo sei adulti che vengono a lavorare ogni giorno qua sul bene confiscato.  

Il lavoro del fondo serve per dare anche un'altro tipo di immagine di questa zona rispetto a quella che di solito ci viene mostrata, con quali tipi di attività contribuite a cambiarla?  

Partiamo dal presupposto che siamo arrivati sul bene confiscato per  riscattare un territorio. Ci siamo resi conto che in realtà è il riscatto delle singole storie, quindi la storia delle persone e del territorio cammina di pari passo e non esclude l'una o l'altra.

Dall'inizio della nostra attività ogni volta che giungono i detenuti organizziamo un corso su come potare. Abbiamo il vigneto e oggi siamo proprio qui per la raccolta dell'uva, la vendemmia, il periodo in cui cominciamo a potare il vigneto.

Sono i detenuti a potarlo insieme ad esperti, ovviamente, curano l'orto. Fanno tutto ciò che si fa in una campagna.

Ci hanno sempre insegnato che ci vogliono gli esperti e infatti noi ci affidiamo agli esperti della zona, ma i detenuti danno una mano e oggi qualcuno di loro  ha imparato veramente a potare.

 Attualmente, lavoriamo su questo fondo di 14 ettari con i ragazzi della comunità penale. I ragazzi arrivano di mattina insieme a noi e vanno via il pomeriggio per ritornare in comunità. Ci aiutano nei lavori agricoli,raccogliendo anche le pesche, producendo marmellate e vino per la cantina e svolgendo tutte le attività necessarie. Abbiamo progetti anche per gli ettari non ancora utilizzati. Vorremmo creare, dove c’è il bosco, il primo parco volante del mezzogiorno di Italia per fare arrampicata, mountain bike ed attrezzare un’area per il campeggio. Invece, negli altri due ettari e mezzo incolti, vorremmo fare gli orti sociali, ossia degli orti affidati a cooperative ed associazioni, in cui ognuno gestisce la propria area autonomamente e, poi, può rivendere i propri prodotti.  

Quest'estate avete organizzato molti campi estivi per giovani e non, ricevendo visite da tutta Italia, come è vissuta quest'esperienza dagli ospiti?  

Il progetto dei campi estivi, è un progetto nazionale in realtà.

I ragazzi sacrificano una settimana della loro vacanza per una settimana di formazione e di volontariato, anche se a me non piace questo termine.

Vengono qui a darci una mano e la mattina si svegliano insieme a noi alle sei, c'è la raccolta delle pesche, la cura del vigneto e degli orti.

Si pranza insieme e il pomeriggio si fa formazione, ovvero si incontrano le varie testimonianze privilegiate del territorio quindi cooperative associazioni, ex detenuti che sono usciti.

Quindi testimonianze dirette del territorio e poi la sera si spazia dal cineforum, alla tamurriata, all'uscita per le bellezze storiche di Napoli.

Andiamo anche alla riscoperta delle vele di Scampia: loro vengono qui impauriti, con il giubbotto antiproiettile, poi se vanno di qui con un'immagine completamente diversa del quartiere.

Gli dimostriamo che questa non è più terra di camorra e di gomorra, gli facciamo fare il giro delle vele, è brutto da dire così, ma proprio per fargli rendere conto che nelle vele oggi, contrariamente a quanto racconta Gomorra, non sono i fortini della camorra, ma sono il simbolo di trent'anni di abbandono istituzionale.

E che lì dentro non ci abita la camorra, ma dei disperati che non avendo la possibilità di un'altra casa, sono costretti a vivere in quelle condizioni e poi appunto l'ultimo giorno chiudiamo con le bellezze di Napoli e con la pizza napoletana.

I ragazzi vanno via di qui piangendo, e poi te li ritrovi in occasioni come questa.

Quindi insomma e una cosa che funziona, che piace.

Oggi noi siamo il secondo bene confiscato in Italia con il più alto numero di ragazzi che vengono a lavorare.

 

Quali sono i vostri rapporti con le istituzioni e le tue speranze per il futuro?  

Il comune di Napoli è sempre stato presente su questo fondo ed anche la Presidenza della Municipalità nel quale ci troviamo. Abbiamo un buon rapporto, anche se avvolte ci sono alcune persone nelle istituzioni che ci odiano, e ci fanno guerra.

Il Comune, sia per l'affidamento del fondo sia per quando abbiamo dovuto portare l'acqua potabile, perchè ricordiamo che noi siamo i gestori, ma il fondo è proprietà del Comune di Napoli che si è subito messo a disposizione ed adoperato per far arrivare l'acqua pubblica qui sopra.  Adesso bisogna fare un bando pubblico, che noi aspettiamo da due anni e un pò ci preoccupiamo per la garanzia, la trasparenza di questo bando. L'unica garanzia che abbiamo che siano stati rispettati tutti i passaggi è proprio la giunta De Magistris, se ci fosse un'altra giunta avremmo perplessità.

Questa è una giunta che ha dato discontinuità rispetto al passato sia come attenzione su questo posto, sia come lotta ai poteri forti. Quindi ci auguriamo che il bando sia fatto, ma con i criteri giusti e bisogna farlo subito questo bando, anche perchè poi dal bando passerà altro tempo e noi fino a quel momento saremo qui.

Chi vincerà il bando, se vincerà qualcuno più bravo di noi, saremo contenti di andare via, purchè si rispettino, come dicevo prima, tutti i criteri di trasparenza.

 

E con la cittadinanza di Chiaiano?  

Quando siamo arrivati qui, i vicini nemmeno ci salutavano, si giravano dall'altro lato.

Oggi possiamo dire che il territorio ha scoperto questo posto vedendo che non si fa un uso privatistico del bene confiscato.

Quindi noi abbiamo il Comitato Antidiscarica di Chiaiano, i comitati civici  di Mugnano, Marano. Insomma  è diventato il posto dove si vengono a confrontare anche loro, sentendolo come casa propria e questa non è più terra nostra.

Non è solo il bene confiscato della cooperativa (R)esistenza, questo è il bene confiscato dell'area nord di Napoli e a noi questa cosa ci fa immensamente piacere. 

 

Dove la forza per continuare a resistere ogni giorno e come è nato il tuo impegno personale?

Oggi non a caso, ho la maglietta dell'Anpi a dosso, mi hanno insegnato che noi siamo figli e nipoti dei partigiani. Quello che è nostro va difeso con i denti, questa è la terra nostra: non è la terra dei Di Lauro, dei Simeoli, non è la terra degli scissionisti.

Ciò che mi appartiene, lo difendo.

Ed ecco perchè faremo di tutto per non andar via da qua sopra.

Sappiamo che le idee sono a prova di proiettile.

La forza la troviamo dalle persone che vengono qui.

I giorni scorsi, tutti ci dicevano che ci sarebbero state centinaia di persone a darci una mano per vincere il bando e per la vendemmia,  ribadiamo che siamo noi a stare con centomila persone, perchè non lo sentiamo solo nostro questo posto.

Ma come il luogo di restituzione del torto ai cittadini, quindi la forza c'è la da la rete e le persone che vengono qua sopra, come oggi veramente a vendemmiare.

Un vino che anche quest'anno avrà il sapore della vittoria, la forza c'è la da il territorio. 

 

Non sono poche le minacce che Ciro e tutte le persone che lavorano al fondo hanno ricevuto, intimidazioni provenienti dalla camorra e purtroppo spesso anche da alcune fasce della politica.

Noi lettori di Napoli On The Road ci auguriamo che la Cooperativa (R)esistenza continui a combattere ed a costruire questo sogno.  

28/10/14

 

 

 

(Storia del fondo intervista di Eugenia Conti per Identità Insorgenti, 16 novembre 2013:

 E’ stato sequestrato nel 1997 e confiscato nel 2001 al clan dei Simeoli, una costola dei Nuvoletta-Polverino, l’unico clan non siciliano che appartiene a Cosa Nostra. Tant’è che, secondo le indagini, in questo fondo è stata ospitata la latitanza di Totò Riina e proprio qui scioglievano le persone nell’acido. Nel ’97 viene sequestrato perché il clan Simeoli stava svolgendo dei lavori edilizi per creare una sorta di Vomero due. Nel 2001 c’è la conseguente confisca, ma il bene continua a restare nelle mani della camorra. Nel 2008, paradosso dei paradossi, Chiaiano diventa famosa come il quartiere della discarica e le persone che protestano contro questa, vengono chiamate “pedine” della camorra. Nello stesso anno, l’area viene militarizzata e la fattoria di fronte al fondo diventa il dormitorio dei militari dell’esercito italiano. Nonostante la vicina presenza dell’esercito, il clan dei Simeoli scavava indisturbato un pozzo profondo 270 mt, utilizzando fondi dalla comunità europea per realizzarlo. Un’organizzazione tanto potente non si sarebbe mai aspettata che una cooperativa sociale sarebbe arrivata a togliergli il fondo. Invece accade, nel 2012. Anzi, organizziamo la prima pasquetta su un bene confiscato a Napoli, portando lì più di 500 persone")

 

 

 

 

Attualmente, lavoriamo su questo fondo di 14 ettari con i ragazzi della comunità penale. I ragazzi arrivano di mattina insieme a noi e vanno via il pomeriggio per ritornare in comunità. Ci aiutano nei lavori agricoli, potando il vigneto, raccogliendo le pesche, producendo marmellate e vino per una cantina e svolgendo tutte le attività necessarie. Abbiamo progetti anche per gli ettari non ancora utilizzati. Vorremmo creare, dove c’è il bosco, il primo parco volante del mezzogiorno di Italia per fare arrampicata, mountain bike ed attrezzare un’area per il campeggio. Invece, negli altri due ettari e mezzo incolti, vorremmo fare gli orti sociali, ossia degli orti affidati a cooperative ed associazioni, in cui ognuno gestisce la propria area autonomamente e, poi, può rivendere i propri prodotti.

 

 

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