Giuliano Capecelatro
“Le Corna del Duca”

di Elena Lopresti

Un culto antico e misterioso sembra tornare in voga nella capitale del Regno delle due Sicilie. Un culto oscuro e viscerale che non trova distinzioni tra plebe e nobiltà e che cambia per sempre le vicende personali e addirittura parve influenzare le sorti del meridione. Credenze che hanno forgiato la lingua e l’immaginario napoletano con termini specifici, simboli, gesti. La jettatura. Un nome che mette i brividi a chi ne conosce il significato, sconosciuto ai forestieri che ingenui ne ignorano la potenza. Diceria o verità? Scienza o menzogna? Il popolo non sa, e non vuole sapere, ma basta un’occhiata per provocare l’apparizione di amuleti e strane forme delle mani. Cesare della Valle, Duca di Ventignano, “lo jettatore che cambiò la storia”, è l’erudito, scontroso, sfortunato personaggio del libro di Giuliano Capecelatro “Le Corna del Duca” che verrà presentato il prossimo giovedì 15 ottobre alle ore 18 presso l’editore Guida in Via Bisignano 11.

Capecelatro, giornalista e scrittore napoletano, racconta in duecentonovantaquattro pagine la ”vita burrascosa” del Duca, personaggio di spicco dell’intellighenzia napoletana che visse a cavallo tra, l’epoca dei lumi, l’Illuminismo e l’Unità d’Italia, un periodo storico caratterizzato da cambiamenti politici, sociali e culturali epocali, terreno fertile per le rivoluzioni del Novecento. Le vicende del Duca diventano uno spunto per approfondire la realtà napoletana in un arco di cent’anni, la storia inizia, infatti, quando Cesare ha novant’anni. Con abilità lo Spirito del Racconto conduce l’intreccio con analessi e prolessi accompagnando il lettore nella comprensione della personalità di Cesare e delle contraddizioni del periodo storico. Napoli è la meravigliosa cornice entro cui si muovono i protagonisti: il popolo, che sembra conservare reminescenze ignare degli antichi culti greco-romani, la nobiltà colta, in alcuni casi solo in apparenza, e nello stesso tempo facilmente influenzabile, la corte di re Ferdinando II, tesa tra il mantenimento dell’ordine divino e i moti rivoluzionari. Sembra non mancare proprio nessuno, se non il deus ex machina del racconto, uno tra i personaggi più conosciuti di Napoli: il monaciello. Sarà lui, lo spiritello dispettoso e irriverente, a guidare Cesare nella scoperta degli antichi culti che furono la culla delle credenze sulla jettatura, e ancora lui toglierà al duca quel velo che non gli permetteva di vedere ed accettare la verità.

Nei vicoli bui e popolosi il Duca entra in contatto con la città, che al suo passaggio si ritira in scongiuri e gestacci. Tutti evitano di guardarlo negli occhi, il che, con il passare del tempo non fa altro che indurire il carattere, già temprato dai tristi avvenimenti della sua vita, di Cesare. Ciò che traspare dalle righe del libro è però la sua grande umanità, la sua voglia nascosta di contatto umano, di relazioni appaganti negate da sinistri avvenimenti a cui Napoli ne attribuisce la responsabilità.  Resta, così, solo. Nelle sfarzose stanze del palazzo rosso pompeiano ereditato dalla famiglia, sorvegliato ed assistito dal fedele Isidoro, che non può però vedere ed interagire con il Monaciello, lasciando ancora una volta solo il duca in quest’avventura straordinaria.  

Il libro “Le corna del Duca” è frutto di minuziosi studi storici su Napoli e sul personaggio di Cesare della Valle, un nome che persino Alexandre Dumas temeva di pronunciare e di scrivere, nonostante con “la sua opera abbia contribuito a rafforzare la celebrità dello jettatore”. 

 

(Il virgolettato è tratto dal libro di Giuliano Capecelatro).

30/09/15

 

Condividi su Facebook