Francesco Amoruso: "IL Gallo Canterino" 

di Elena Lopresti

Francesco Amoruso è un giovane cantautore nato a Villaricca nel 1988. Ha prodotto il suo disco “Il Gallo Canterino” pubblicato nel giugno del 2014. Laureato presso la facoltà di lettere della Federico II, Francesco ha sempre scritto testi impegnati e suonando la chitarra sta promuovendo la sua musica in giro per le strade di Napoli, dove l’abbiamo così conosciuto ed incontrato. Quest’estate ha partecipato con il suo gruppo al Ferrara Buskers Festival, la rassegna internazionale del Musicista di strada.

Francesco quando hai iniziato a fare musica e com’è nato il tuo progetto di registrare un disco?

Ho iniziato a fare musica fin da giovanissimo ed ora il mio è un progetto solista in cui, però, sono accompagnato da due persone, mio fratello laureando al conservatorio di Avellino e Mirco Esposito, un ragazzo di diciotto anni con un talento esagerato! Le canzoni che sono presenti nel disco, che è uscito il 26 giungo 2014, le avevo scritte già sei anni fa e per la produzione del disco devo ringraziare l’associazione Illimitarte di Villarica e Raffaele Cardone, colui che si è impegnato a far divenire realtà questo mio sogno. Raffale ha suonato basso, chitarra e altri strumenti, obbligando poi studenti e docenti a registrare gratuitamente il disco con noi.  Con alcuni brani presenti nel disco come il “Motivetto” e il “Motivo del Creato” ho vinto dei concorsi nel 2010 e nel 2009. Grazie a VideoMetrò siamo stati trasmessi anche nel canale della metropolitana e della funicolare e abbiamo suonato al Meeting del Mare e al Disco Days, ricevendo belle gratificazioni.

Suonando “Je so pazzo” di Pino Daniele a via Scarlatti avete attirato la nostra attenzione, qual è il tuo rapporto con la sua musica di questo grande artista?

Quando Pino è scomparso, scrissi un post di getto sul mio blog che ho aperto nel settembre del 2014, descrivendo proprio quello che è stato il mio rapporto con questo grande cantautore. Ho iniziato a suonare proprio seguendo i suoi accordi e fino ai diciotto vent’anni non ascoltavo altro. Ho deciso di cantare le sue canzoni per strada perché, presumendo di non essere un grande interprete per estensione vocale, anche se una nota può essere imprecisa ciò che esce fuori, con delle sue canzoni, è il cuore. Ciò che ci hanno trasmesso Pino Daniele e Massimo Troisi è che è possibile essere  napoletano senza dover fare il napoletano: cioè raccontavano le cose senza dover dire sempre “sono napoletano”, tant’è vero che il mio disco è in italiano perché non sono bravo a scrivere in napoletano, ma ciò non vuol dire che io non mi senta napoletano. Mi viene spontaneo parlarlo, però scrivo in italiano. E qui spesso è difficile emergere cantando in italiano.

Cosa ne pensi della gavetta?

Per molti anni ho partecipato a festival e concorsi, senza ricevere però quel ritorno che desideravo. Per strada, invece, tante persone si sono fermate ad ascoltare e a comprare il disco, dandomi quelle soddisfazioni che cercavo. De Magistris ha permesso agli artisti di strada di suonare senza problemi, garantendo una sorta di libertà tranquilla.

Per te, quanto è stata importante la presenza di un’associazione come Illimitarte sul tuo territorio?

Illimitarte organizzava in passato uno dei festival di artisti emergenti più importanti in Italia: l’Awop, “A world of peace”, una manifestazione che era finanziata dal Comune di Villaricca, fino alla passata amministrazione. Per me poter contare su un’associazione del genere è stato fondamentale, anche perché altrimenti avrei dovuto continuare a spostarmi a Napoli, come di solito facevo e faccio, per produrre il disco, mentre ho potuto fare ciò a pochi passi da casa. Per questo motivo ho inserito nei crediti del disco tutte le persone, che sono oltre una cinquantina, che hanno contribuito alla sua nascita.

Quali sono i temi che affronti nel disco?

I testi si basano molto su ciò che sento, le tematiche sono quasi tutte sociali, tranne ad esempio “O Professore” che posso definire un testo autobiografico. I brani raccontano con ironia ciò che vediamo attorno: “Il Motivo del Creato” è nato dopo aver visto il funerale cristiano di un boss della camorra, in cui ho pensato che il prete se ne lavasse le mani. “Il Gallo Canterino” rispecchia il mio modo di rappresentare la musica fino a quando un giorno non avrò più argomenti e parlerò d’amore come tutti gli altri. È voler gridare, cantare, starnazzare! C’era un gallo fuori casa mia che cantava sempre ad orari sballati, alle quattro del pomeriggio ad esempio, disturbando chi faceva la pennichella o studiava e questa cosa mi fece sorridere, portandomi a scrivere questa canzone che poi ha dato il titolo all’album intero, ispirato anche dalla lettura di Animal Farm di George Orwell. Per me il gallo che sveglia il mondo è chi cerca di svegliare le coscienze. Io sono un semplice ragazzo di Villaricca, ma spero che queste canzoni servano ad affrontare determinati argomenti. Criticare vuol dire anche amare.

Quanto c’è di Napoli nei tuoi brani?

Considera che il prossimo video con cui usciremo “Sistematicamente” sarà girato partendo da casa mia e arrivando fino alle tredici discese di Sant’Antonio. È un brano che parla della provincia e di Napoli, dei roghi tossici, però cercando di non essere retorico. “Un piede pronto alla partenza tra un bivio tra resa e resistenza” è una frase di questo pezzo che indica una scelta a cui sono costretti molti di noi.

Per te la musica è fonte di resistenza?

Si, per forza. È il motivo per cui scendo per strada.

 

07/10/2015

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