Antiche trattorie collinari

 

 


L’argomento “antiche trattorie di Napoli” è stato ed è oggetto di una vastissima letteratura specifica e quindi è fuori ogni mia intenzione cimentarmi su di esso, perché potrei solo confezionare patetiche scopiazzature.

In questo articolo mi limito perciò ad esporre, senza alcuna velleità di essere esaustivo, e tanto meno di scoprire l’acqua calda, solo alcune notiziole attinte per lo più da fonti diverse dalla letteratura specifica, circoscritte ad un ben preciso ambito territoriale (i due quartieri collinari del Vomero e dell’Arenella) e ad un ben preciso ambito temporale (il periodo a cavallo fra Otto e Novecento), per descrivere un po’ del mondo di quei luoghi in quella epoca.  

Nel passato la collina vomerese era punteggiata da innumerevoli trattorie di campagna, spesso con pergolati, detti ”pagliarelle”, che hanno lasciato il ricordo nella pittura, in poesie e canzoni.

Esse, oltre ad essere frequentate in occasione di gite e scampagnate popolari, richiamavano anche noti artisti e intellettuali, facendo fiorire attorno ad esse anche un’abbondante letteratura. Salvatore Di Giacomo scrisse la celebre poesia, poi musicata da E.A.Mario, “Na tavernella”: “Maggio. Na tavernella  / ncopp’’Antignano: addore d’’anepeta nuvella: / ‘o cane d’’o trattore / c’abbaia: ‘o fust ‘e vino / nnanz’ a porta: ‘a gallina / ca strilla ‘o pulicino: / e n’aria fresca e ffina” / ca vena ‘a copp’ ‘ e monte, / ca se mmesca c’ ‘o viento….”.

A proposito di “n’coppa Antignano” del Di Giacomo, va specificato che in passato il toponimo Antignano non denominava, come oggi, il piccolo fazzoletto di quartiere attorno al largo omonimo, ma indicava, più in generale, la collina del Vomero.

La cucina collinare fra i clienti illustri richiamava sia personaggi del repertorio locale (Croce, Di Giacomo, Bracco Serao, Michetti, ecc. ecc.) che di provenienza forestiera (D’Annunzio, De Maupassant e altri). Come già detto il locale più gettonato per tali frequentazioni continuava ad essere “il Pallino”,

Nell’epoca felice del Vomero a cavallo fra Otto e Novecento, questa trattoria faceva parte, assieme al Gambrinus, al S.Carlo, al Salone Margherita, ecc. delle tappe obbligate della Napoli salottiera, ma anche un po’ fannullona: “Il Pallino”, di discussa ubicazione, che richiamava l’attenzione dei passanti “con le sue fulgide lampade elettriche”.

Suoi frequentatori erano D’Annunzio, Michetti, Scarfoglio, Di Giacomo, Ferdinando Russo, Domenico Morelli, Benedetto Croce, Francesco Saverio Nitti, Antonio Fogazzaro, Guy de Maupassant, Matilde Serao, Roberto Bracco, e altri ancora.

Molto frequentate erano le trattorie davanti al panorama di S. Martino, al termine di corsa dello storico tram 7.  Alcuni nomi: Miranapoli, Mazzoleni, Renzo e Lucia, S. Martino.   

All’Arenella furoreggiava il Pignatiello una trattoria di campagna che affacciava un ampio pergolato sull’attuale Piazza Muzii, con ingresso da Via Mazzoccolo. Stava lì dalla fine del Seicento o inizio Settecento. Ai primi del Novecento la troviamo di proprietà di Luigi De Vita, chiamato “Pignatiello, il quale aveva sollevato il locale dall’originario stato di cantina a quello di una trattoria ben messa. Il proprietario aveva fatto fortuna vendendo i “pignatielli”, contenitori di terracotta della capacità di un quarto, pieni di fagioli già cotti, al prezzo di quattro soldi, da restituire poi vuoti al proprietario.

Le clienti più affezionate erano le lavandaie delle contrade vicine, che la mattina scendevano in città per raccogliere i panni da lavare, e al ritorno, all’ora di pranzo, nel risalire, trovavano provvidenziale l’acquisto dei pignatielli, cioè di “precotti” inventati ante litteram dal De Vita.

La trattoria inoltre vendeva con continuità cibi freschi, primizie ortofrutticole, pollame, e pesci vivi che conservava in una vasca. Le pareti delle sale coperte erano fittamente affrescate, a colori vivaci, con scene bucoliche, fontane, giovinetti danzanti, motivi campestri e floreali, di buona fattura. Nell’antisala si notava un ritratto del proprietario.

Anziani della zona ricordano che il Pignatiello a metà ‘900 aveva fatto posto, nelle stesse stanze e sullo stesso terrazzo, ad una sala da biliardo.  

Nel prosieguo del Novecento il Vomero ha continuato ad avere un suo posto di primo piano nella ristorazione di qualità, facendo leva in particolare sulla panoramicità dei locali. Qui non ne parliamo, anche per non far pubblicità a quelli di essi che sono ancora attivi.

 

 

Antonio La Gala

Napoliontheroad 28 settembre 2011

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