Considerazioni sulla toponomastica napoletana.

 

Una recente proposta di intitolare una via di Roma ad un noto uomo politico del passato, diversamente giudicato a seconda delle appartenenze partitiche, ha aperto una discussione sui criteri di denominazione delle strade

L’occasione mi ha stimolato ad analizzare i criteri che la toponomastica napoletana ha adottato ed adotta.

Già alla fine dell’Ottocento Benedetto Croce criticava la cura della toponomastica cittadina affidata alla locale amministrazione comunale.

Dopo di lui Gino Doria, nell’aggiornare nel 1971 la sua famosa opera sulle strade di Napoli, si doleva che nello scegliere i nomi nuovi c’era “poco discernimento, poco senso storico o senso morale”.

Più recenti scelte toponomastiche hanno evidenziato, a mio giudizio, l’ulteriore degrado avvenuto nei tempi successivi. A mio modesto avviso l’aspetto meno accettabile è che nell’attribuzione dei toponimi  è prevalsa la tendenza a disertare la via della Cultura e della Storia, per seguire invece la logica delle “appartenenze” politiche, della lottizzazione, delle simpatie o delle preclusioni ideologiche. Insospettisce, ad esempio, l’alto numero di amministratori pubblici locali, spesso semplici consiglieri, saliti alla gloria degli altari toponomastici. Sembra strano, guardandoci attorno, per come è stata ridotta la città, che Napoli nel recente passato abbia avuto come amministratori civici tante preclare personalità. Come sembra strano che i pochi scienziati, intellettuali e artisti, che si presume siano stati scelti fra i migliori, si siano quasi tutti occupati, assieme a scienze, lettere ed arti, di militanze politiche, le quali, vedi caso, sono sistematicamente riferibili alle fazioni partitiche di volta in volta localmente dominanti.

Non sono da lodare nemmeno alcune abitudini come quella di cambiare continuamente, e con disinvoltura, le denominazioni delle strade, di spezzarle fra più nomi, di sostituire toponimi storicamente coerenti con i luoghi a cui erano riferiti, con altri di motivazione ed opportunità inspiegabili o discutibili.

La vicenda storica di Napoli, come quella di tutta la civiltà italiana, è essenzialmente urbana e quindi è scritta nelle vie, nelle piazze, negli edifici pubblici e privati, nei monumenti, nelle Chiese,  e nella toponomastica. La toponomastica è un potente strumento di indagine conoscitiva perché la denominazione dei luoghi, rappresenta una traccia, è l’eco, delle vicende storiche che vi si sono svolte.

Per tal motivo credo siano discutibili alcuni cambi di toponimi, cancellando nomi che richiamavano secoli di storia legata a quel luogo, sostituendoli, senza un serio motivo, con altri “moderni”, del tutto “artificiali”, cioè estranei alle vicende di quel sito. A titolo di esempio citiamo il caso della strada vomerese che oggi porta il nome dello scultore Filippo Cifariello. Essa è fra le strade più antiche del Vomero, ultramillenaria, come la Chiesa che da almeno un millennio vi si trova. Il suo antico nome, Vico S.Gennaro, ricordava che quella zona, con quella piccola strada, è la culla storica e religiosa del Vomero. Non riusciamo a capire perché sia stata presa l’iniziativa di cancellare quel nome millenario che, riferito ad una stradina di cinquanta metri, non dava fastidio a nessuno. Perché non rispettare la storia, lasciando il vecchio toponimo legato a San Gennaro a questa strada piuttosto che dedicarla, chi sa poi per quale motivo, al Cifariello. E’ vero che si tratta di un artista meritevole di ricordo toponomastico, ma perché non ricordalo cento metri più su, nel troncone chiuso di Via Solimena, una lunga via spezzata in quattro nomi, e dove peraltro l’artista è vissuto ed ha lavorato?

Un altro aspetto che riesce difficile condividere è quello della distruzione, assieme ai luoghi e alle testimonianze che i palazzinari del secondo Novecento andavano a distruggere, anche dei nomi preesistenti di quei luoghi e di quelle testimonianze, talvolta in maniera beffarda oltre che incolta. Ad esempio, con totale dispregio per la memoria storica dei luoghi, si sono cancellati i nomi delle antiche e nobili ville e, agli osceni condomini che le sostituivano, sono stati dati i nomi dei costruttori che avevano distrutte le ville. Così migliaia di persone, ripetendo ogni giorno “Parco X” o “Parco Y”, consegnano toponomasticamente alla Storia non i nomi storicamente legati ai luoghi, ma i nomi dei palazzinari X e Y che, per cupidigia, li hanno offesi.

Per chiudere con una nota di leggerezza, osserviamo anche che, forse sulla scìa di alcune scelte di moda a Roma qualche tempo fa sotto un’amministrazione attenta al cinema, Napoli ha intitolato strade a personaggi dello spettacolo, che talvolta sono stati poco più che caratteristi. Pur trattandosi di toponomastica, non facciamo nomi.

 

Antonio La Gala , gennaio 2012

 

 

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