La nascita della toponomastica a Napoli

 

In questo articolo sulla toponomastica della città non ci proponiamo di “spiegare” i nomi a cui sono intitolate le strade Napoli, cioè di illustrarne l’origine, il significato, oppure di ricordare “ i giorni e le opere” dei vari personaggi. Ci proponiamo invece di dare qualche informazione di carattere generale sugli inizi del processo di formazione della toponomastica napoletana.

A noi oggi appare del tutto ovvio che per localizzare una persona, un negozio o una qualsiasi altra realtà esistente in un aggregato urbano, sia necessario e sufficiente indicare la strada dove essi sono ubicati e il numero civico.

Ma non sempre è stato così. Quando ancora non era sufficientemente sviluppata l’industrializzazione, quando era meno sentita la necessità di amministrare, controllare, disciplinare, le crescite urbane, le nuove attività di supporto, soprattutto quelle commerciali, quando ancora non risultava organizzato un servizio postale di massa, non era indispensabile disporre di un rapido sistema per localizzare uomini e cose.

Quando invece fu necessario disporne, s’impose il miglioramento dei sistemi di rappresentazione dei luoghi, (le piante topografiche), e la loro denominazione, dando così origine alla toponomastica.  

Ciò avvenne, approssimativamente, negli ultimi decenni del Settecento.  

In Europa l’ iniziativa di denominare le strade e numerare le abitazioni, fu presa dapprima a Vienna, Amsterdam, Londra e Parigi; in Italia l’iniziativa fu adottata a Milano nel 1785, e poco dopo, nel corso dello stesso anno, a Firenze.

A Napoli, (non dimentichiamo che per popolazione essa era, all’epoca, una delle città più grandi d’Europa), la decisione fu presa con ritardo, nel 1792  

Nella nostra città una prima divisione approssimativa in quartieri (sei quartieri), era stata già operata a metà Seicento; successivamente il numero dei quartieri cambiò più volte, fino a che, il 6 gennaio 1779, Ferdinando IV, con una Prammatica intitolata “Sul buon ordine della Capitale” ne fissò il numero in dodici. Il titolo della Prammatica lascia intendere esplicitamente uno dei non secondari motivi della delimitazione delle zone urbane: quello di controllare meglio il territorio, perché, come viene enunciato nella Prammatica stessa “ il pubblico riposo nasce dalla sicurezza dei cittadini”, mentre nella Capitale, “malgrado la vigilanza de’ Magistrati, quanto più è cresciuta di Popolo, altrettanto risente i tristi effetti dei disordini che per lo più vi apporta la gente vagabonda e rea che vi si annoia”. In ognuno dei dodici quartieri fu preposto un giudice della Gran Corte Criminale con funzioni di polizia.

Solo nel 1792, in ritardo rispetto ad altre città d’Italia, fu deciso di assegnare dei nomi alle strade e dei numeri civici. Il provvedimento era stato escogitato dal reggente della Vicaria “per così rendere facile il ritrovar subito le persone, senza tanti andarivieni, e domande, la qual cosa fu di comune soddisfazione”.

Coerentemente con lo scopo di meglio tutelare l’ordine pubblico, con un’altra Prammatica, quella del 10 novembre 1798, fu istituita una Direzione Generale della Polizia e un Giudice Commissario in ogni quartiere, assistito da tre ispettori e vari subispettori  .

Prima del 1792 a Napoli le strade venivano indicate, sia dai cittadini che dagli uffici pubblici, notai e autorità ecclesiastiche, con i nomi abitualmente usati dalle gente, che spesso chiamavano una stessa strada in modi diversi, nomi che si erano andati sedimentando nei secoli e derivavano dalle ragioni più disparate.

Le strade per lo più non avevano targhe toponomastiche, ma solo i privati e gli ordini religiosi indicavano le loro proprietà con targhe, stemmi, iniziali, ecc, seguiti da un numero progressivo

La scelta dei nomi “ufficiali” da dare alle strade, nel 1792, adottò i nomi più comuni e più caratteristici,  salvando così gran parte del patrimonio toponomastico tradizionale, a prescindere dagli errori di trascrizione.

I nomi delle piazze, strade e vichi dovevano essere indicati con cartelli della lunghezza di tre palmi e mezzo (il palmo era una misura di lunghezza variabile intorno ai 25 cm .), alti due palmi, e il numero civico doveva essere segnato “di color negro in un mattone inverniciato, di fondo bianco, girato di giallo”. A saper guardare sui muri delle vecchie strade, ogni tanto può capitare di scorgere ancora qualcuno di questi cartelli o qualche numero civico su un mattone “girato di giallo”.  

In preparazione, e poi in concomitanza con la denominazione delle strade, fiorì a Napoli una intensa attività di compilazione di piante della città, senza le quali le denominazioni restavano inutili. Siamo nei decenni in cui viene chiamato a Napoli il padovano Giovanni Antonio Rizzi-Zannoni, autore nel 1790 della pianta omonima, la cui impostazione farà testo quasi per un secolo. Questi erano gli anni in cui i nomi delle strade e dei vichi censiti ci vengono resi noti nelle conosciutissime piante redatte nel 1798 e nel 1804 dal “Regio ingegnere Camerale Luigi Marhese.

Le piante dell’ingegnere Marchese sono da vedersi anche come lo sviluppo delle mappe “artigianali” che subispettori, ispettori e giudici commissari usavano per l’assolvimento dei loro compiti, e in particolare per poter cogliere rapidamente i confini della propria giurisdizione o il teatro dei loro interventi.

 Nelle piante di Luigi Marchese i nomi delle strade sono indicati in lunghe didascalie poste ai lati dei fogli e nel disegno stesso delle strade. I nomi che vi leggiamo sono quelli correnti a fine Settecento, figli della toponomastica medievale, aragonese, vicereale, prima quindi dei mutamenti della rivoluzione giacobina, del periodo francese e della restaurazione borbonica.

Dopo questi ultimi eventi la Direzione Generale diventò Soprintendenza di Polizia, furono apposte altre targhe in modo da fornire ai settantadue subispettori delle “piante” delle strade da controllare, che erano state censite e calcolate in 1.315.

La figura rappresenta una targa dell’Ottocento (maltenuta) che si trova nella “Calata San Francesco”, nel tratto fra Via Tasso e Via Aniello Falcone.

 

Antonio La Gala. Ottobre.2011

 

 

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