La Tangenziale” di Napoli

 L’idea di costruire una superstrada per liberare la città dal traffico che l’attraversava, una “tangenziale” esterna alla città, sulla direttrice da Capodichino alla Domitiana, sorse agli inizi degli anni Sessanta.

Per qualche anno si contrapposero studi e dibattiti sulle diverse soluzioni viste sotto il profilo urbanistico e inquadrate nei prevedibili sviluppi economici e industriali delle zone interessate, soluzioni propugnate o avversate nel consueto clima di scontri fra questa o quella fazione politica locale, fino agli inizi del 1968, quando arrivò la Convenzione con cui l’ANAS concedeva ad una Società la costruzione e la gestione della tangenziale. La Società era la Infrasud, costituitasi nel 1966, di cui il 70% del capitale era detenuto dall’IRI, il 15% dalla SME Finanziaria e il 15% dal Banco di Napoli.

L’8 luglio 1972 venne aperto il primo tratto, Astroni-Fuorigrotta. Il 24 gennaio 1973 fu prolungata fino all’uscita “Vomero”, il 21 aprile fino allo svincolo “Camaldoli”; il 1° febbraio 1975 venne raggiunta l’Arenella; il 10 novembre Capodichino;  il 31 marzo 1976 Corso Malta; il 22 gennaio 1977 si aprì lo svincolo Capodimonte; il 23 dicembre la tangenziale venne collegata all’autostrada Napoli-Salerno. Dopo quasi altri dieci anni, il 22 luglio 1987, vennero aperti i “bracci” di Via Pigna e Via Caldieri dello svincolo Vomero, e il 26 maggio 1992 lo svincolo della zona ospedaliera.

Nella progettazione ed esecuzione dei lavori furono presenti le maggiori imprese locali e nazionali, che non elenchiamo per non cadere in pedanteria.

Nel 1978 alla società Infrasud successe la Tangenziale di Napoli s.p.a. 

La tangenziale è un asse stradale attrezzato che collega la parte orientale con quella occidentale di Napoli, attraversando la città, con oltre 20 Km. di tracciato, a due carreggiate e 6 corsie, circa 22 km. di “non autostrada”, distribuiti nei 14 svincoli. Vi si incontrano 4 gallerie e 16 viadotti.

Sebbene viadotti e gallerie siano stati realizzati cercando di non offendere troppo il contesto ambientale (per esempio rivestendo le scarpate con pietre di tufo, disegnando gli imbocchi delle gallerie a becco di flauto), tuttavia la tangenziale ha modificato vistosamente il paesaggio della città.

Nel complesso non si poteva fare altrimenti perché comunque la Tangenziale è un corpo estraneo al contesto urbanistico storico, oltre che ambientale, della città.  Nel calarla nella realtà preesistente, e soprattutto nel collegarla con le zone della città antiche recenti che fossero, ma comunque sempre urbanisticamente asfittiche si è dovuto ricorrere ad “arrangiamenti”, come chiunque può constatare osservando gli svincoli. Il loro intrufolarsi spesso fra le case, in spazi angusti, storti e congestionati  ha sottomesso e omologato una struttura concettualmente moderna al dominio del vicolo.

 

 

Antonio La Gala