Salita Pontecorvo, miseria e nobiltà.

 

La Salita Pontecorvo collega Piazza Dante con la Piazza, la chiesa e l’ospedale denominati Gesù e Maria.

L’origine di questo percorso si perde nella notte dei tempi, se si pensa che è plausibile l’ipotesi che da queste parti passasse l’ultimo tratto della ultrabimillenaria Via Puteoli-Neapolim per colles, che nell’antichità greco-romana congiungeva la zona Flegrea con Napoli, forse fino quasi a S.Domenico Maggiore, scavalcando e attraversando la collina del Vomero.

Nella prima metà del Cinquecento questa parte di Napoli si trovò a ridosso del centro storico che Don Pedro de Toledo andava estendendo verso la collina, circostanza che vi avviò un vivace sviluppo edilizio,  costituito in prevalenza da palazzi gentilizi, ad uso delle famiglie al seguito di Don Pedro.

A partire dalla fine del Cinquecento, soprattutto nella parte superiore della Salita, i palazzi furono affiancati da una serie di complessi religiosi.

Pertanto lungo la Salita Pontecorvo incontriamo una quantità di chiese, conventi e palazzi nobiliari, quasi sempre di notevole rilevanza.

Salendo, dopo il palazzo Spinelli di Tarsia, sulla destra incontriamo il complesso religioso di San Giuseppe delle Scalze, la cui vicenda inizia nel 1606 quando cinque suore di Santa Teresa acquistarono il palazzo del Marchese Spinelli, fondando poi nel 1609 una chiesetta dedicata a San Giuseppe e iniziando nel 1640 trattative per l’acquisizione dell’adiacente palazzo dei Pontecorvo (la famiglia che aveva dato il nome alla strada). 

Continuando a salire, incontriamo l’ingresso del complesso monastico di San Francesco delle Cappuccinelle, fondato da una nobildonna che per gratitudine verso San Francesco che l’aveva guarita da un male, nel 1585 fondò un convento nel proprio palazzo, convento che nel tempo si ampliò incorporando costruzioni adiacenti, con esecuzione di lavori che si protrassero fino al 1760.

Proseguendo, sulla sinistra ci sono due portali in piperno, di cui il primo costituisce l’ingresso della chiesa e l’altro l’ingresso della casa di Santa Maria delle Pericletanti o SS.Pietro e Paolo, un rifugio fondato da un  missionario nel 1674 per “le donzelle che vieppiù dai lupi erano insidiate”.

Proseguendo ancora il portale lapideo seicentesco del civico 25 introduce all’ex Conservatorio di Santa Maria Maddalena a Pontecorvo, fondato nel 1605 per ospitare fanciulle povere scelte con imparzialità fra i vari quartieri. La Salita è chiusa in sommità dalla chiesa di Gesù e Maria, fondata nel 1581, la cui impronta tardocinquecentesca viene attribuita a Domenico Fontana.

L’alto livello di dignità architettonica degli edifici ricordati, le scenografie  che si intravedono dai cortili dei palazzi gentilizi, la monumentalità dei cortili stessi,  “potrebbero” far considerare la Salita Pontecorvo una delle strade più belle e suggestive di Napoli. Una strada “nobile”.

Debbo dire “potrebbero” perché le condizioni in cui oggi versa la salita sono tutt’altro che “nobili”. Infatti lo stato di manutenzione degli edifici storici è carente, il riutilizzo degli ambienti, piccoli e grandi, “bassi” ed ex conventi, ha stravolto completamente la preesitente dignità architettonica.

Due soli eswmpi: la Chiesa di San  Giuseppe delle Scalze, nota anche come San Giuseppe a Pontecorvo, e la Chiesa di Gesù e Maria.

La prima è un gioiello del barocco napoletano, fondata nel 1606 e compiuta nel 1660 su disegno di Cosimo Fanzago, animata da statue entro nicchie e, in alto, da aperture circolari, che le guide del Touring Club definiscono di “pittoresco effetto”. L’interno custodisce un’opera di Luca Giordano.

Si tratta di un monumento di rilievo architettonico che altrove attirerebbe folle di turisti. Nel momento in cui scriviamo, settembre 2012, la straordinaria facciata della chiesa è allo sfascio; le statue sacre sono corrose dal tempo e dalle intemperie, per cui comincia a diventare difficoltoso distinguerne i tratti.

Guardiamo la Chiesa di Gesù e Maria che chiude la salita: ingresso murato; gradinata di ingresso sommersa da vegetazione spontanea e rifiuti; davanti alla cancellata di recinzione si stende una fila di cassonetti per l’immondizia, contornati dal consueto repertorio di materassi, televisori, mobilio, ecc.

 

La nobiltà storico-artistica della salita annega nella “miseria” culturale dell’incuria, della noncuranza, con cui la città maltratta il proprio patrimonio architettonico, artistico, ambientale, storico,

Miseria e nobiltà, i due poli che caratterizzano troppe cose della nostra città, dove convivono, contigue, intrecciate, simbiotiche, le eccellenze culturali, artistiche, umane, con il loro incolto, irresponsabile e menefreghista abbandono, e in non pochi casi con il degrado, di ogni genere, senza conoscere la “normalità”, la “normale”, decorosa, decenza.

Ci vuole un non comune senso di “immaginazione” per “cogliere” la suggestione storica, il fascino, la bellezza di questa strada, per “vedere” le sue bellezze attraverso i pochi segni che si riescono appena ad “intravedere”, al di là degli stravolgimenti causati da abusi piccoli e grandi, dall’incuria.

 

Salita Pontecorvo: miseria e nobiltà.

 

Antonio La Gala, ottobre 2012

 

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