Tre preti, una stanza e una cappella

 di Antonio La Gala

Don Giovanni Bosco nel 1859 aveva fondato, nei suoi luoghi piemontesi d’origine, la congregazione insegnante salesiana; poi l’associazione delle “Figlie di Maria Ausiliatrice” per l’educazione delle ragazze del popolo, e poi ancora, con il carattere di un terzo ordine laico, la “Pia Unione dei Cooperatori”.

A Napoli “Cooperatori e Cooperatrici” che andavano diffondendo il carisma del “Padre dei giovani”, sorsero subito numerosi.

Alla fine di marzo del 1880 Don Bosco venne - unica volta nella sua vita – nella nostra città, la città più meridionale da lui visitata.

Il futuro Santo già era noto a Napoli per aver ospitato nei suoi istituti ragazzi napoletani in occasione del colera del 1865 e per aver esposto nel 1870 alla “Mostra didattica napoletana” la produzione tipografica dei suoi giovani.

La visita accelerò la crescita dei Cooperatori salesiani.  Nel 1884 partì alla volta di Torino, “capitale” dell’attività di Don Bosco, una prima richiesta per un’opera a Napoli, seguita da altre del 1886 e del 1892.  Il 7 dicembre 1893 il cardinale Capecelatro scriveva a don Rua “da gran tempo desidererei vedere stabiliti in Napoli e nelle nostre province i Salesiani pel gran bene che fanno”.

In quell’anno il fervore ed il numero dei Cooperatori napoletani era stato premiato con l’organizzazione a Napoli della “Conferenza salesiana”.

Quando alle  pie richieste si affiancò, in quella occasione, una pia proposta concreta, quella della donazione di un suolo per erigervi una chiesa e una casa per i religiosi, l’idea dei Salesiani a Napoli poté avviarsi a realizzazione.

L’offerta del suolo partì  dalla “Pia dama Sig.ra Isabella de’ Baroni de’ Rosis”, che donò un terreno di sua proprietà al Vomero, su cui Isabella de’ Rosis  aveva già edificato una piccola cappella dedicata al “Sacro Cuore”.

Nel 1901 scesero a Napoli i primi tre Salesiani che andarono ad abitare, tutti e tre assieme, in una sola stanza in fitto, arredata alla men peggio, accanto alla cappella che la signora de’ Rosis aveva edificato sul suolo donato.

I tre salesiani erano il direttore don Angelo Piccono (“piemontese di tempra adamantina”, già commissario di polizia, entrato nei Salesiani dopo la morte della moglie), il chierico polacco Francesco Kruszynsky e il coadiutore Gerolamo Vallarino.

Con tre preti, una stanza ed una cappella, cominciò così l’avventura dei Salesiani a Napoli.  

D’altra parte lo stesso Don Bosco aveva iniziato la sua esperienza educativa e la sua attività in un modesto Oratorio per giovani poveri dedicato a San Francesco di Sales, che fu il seme di una organizzazione che oggi conta più di 1.500 istituzioni nel mondo ed oltre 500 in Italia.

I tre religiosi cominciarono con l’officiare la cappella provvisoria e animare un Oratorio, subito molto seguito da centinaia di giovani (nel 1911 contava 250 iscritti). Intanto il cardinale Guglielmo Sanfelice  il 28 aprile 1889, grazie alle iniziative della Signora de Rosis, aveva benedetto la prima pietra della costruzione della chiesa del Sacro Cuore di Gesù al Vomero, che sarà consacrata il primo giugno 1911 ed eretta a parrocchia, affidata alla Congregazione Salesiana, il 10 maggio 1915. Nel 1902 fu dato inizio ai lavori della contigua Casa salesiana, ampliata nel lato Nord nel 1909.

Dal 1904 la casa salesiana del Vomero cominciò ad ospitare, per impartire loro l’insegnamento scolastico, alunni esterni e convittori.

E’ noto a tutti lo sviluppo che, dopo questo avvio pionieristico, l’attività salesiana ha avuto a Napoli nel corso del Novecento.

 

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