Roccaraso, la montagna di Napoli

 

I legami fra il paese abruzzese di Roccaraso e Napoli affondano nella Storia.

Per secoli l’Abruzzo ha fatto parte del Regno di Napoli. Nell’Ottocento i maggiori personaggi di Roccaraso vissuti in quel secolo, (ad esempio il politico Giuseppe Angeloni e l’illustre clinico Salvatore Tommasi), compirono il loro studi superiori a Napoli e ivi vissero e svolsero, anche dopo l’Unità d’Italia, la loro attività, e ivi morirono.  

In questo articolo ci soffermiamo sui rapporti sportivi, turistici e culturali fra le due località, intercorsi nel Novecento.  

Alcuni non sospettano che gli inizi di quel secolo, proprio grazie alla “scoperta” di Roccaraso, allora località sciistica emergente, Napoli ha coltivato una sua poco conosciuta tradizione sciistica, eleggendo Roccaraso “montagna di Napoli”.  

Nel 1922 il Club Alpino Italiano (C.A.I.), già presente in città, generò il Gruppo Napoletano Skiatori, che nel 1927 divenne Sci Club Napoli, con dodici soci e sede in Via Duomo.

Nel 1937 si svolsero a Roccaraso i “Campionati campani” il cui resoconto contenuto nell’articolo di  Ludovico Greco sul Roma del 17 gennaio 1937 intitolato, appunto, “Campionati campani”, evidenzia nei dettagli i rapporti sciistici fra Napoli e Roccaraso, ed elenca i napoletani (persone piuttosto conosciute in città), che più vi si distinguevano, e che  preferiamo non citare per non incorrere in involontarie dimenticanze. Ricordiamo solo Vincenzo Tecchio.

In onore di Napoli in quel 1937 la pista dello slalom che partiva da dove arrivava la slittovia, fu chiamata “Napoli”.  

Inizialmente gli sciatori napoletani partivano da Napoli alle 0,40. Sostavano due ore a Vairano Scalo dove riprendevano, alle 4, un treno Vairano-Sulmona, per arrivare a Roccaraso nel primo mattino, viaggiando tutta la notte in carrozze di terza classe, senza riscaldamento.

Arrivati a Roccaraso, zaino e sci in spalla, superavano il paesello incantato, sparpagliandosi verso le zone adeguatamente innevate per potervi sciare, dopo essere saliti, a piedi, per due, tre o anche quattro ore.

Con il passare degli anni tutto si evolveva, a cominciare dal nome: gli ski diventavano sci; il treno invece di partire alle 0,40 partiva alle 7 ed era costituito da una littorina, riscaldata, che non faceva fermate intermedie.

Molti anziani ricordano che in quegli anni, agli inizi di settembre, i turisti napoletani prima di partire, organizzavano, insieme con la gente del paese, una “Festa di Piedigrotta in montagna”, quasi a confermare che Roccaraso era “la montagna di Napoli”.

Alle soglie della seconda grande guerra per i napoletani andare a Roccaraso era ancora una gran festa.

La cronaca dei quotidiani napoletani dei primi giorni di gennaio 1940 informa che per l’Epifania erano a disposizione dei gitanti due littorine e un torpedone di gran turismo.  

Una prima littorina partiva il sabato mattina alle 6,16 e tornava la domenica alle 18. Una seconda littorina partiva la domenica alle 6,16 e tornava nella stessa domenica alle 18,10.

Il torpedone partiva da Napoli alle 6 di domenica e tornava dopo le 18, sempre di domenica.

Presenze napoletane a Roccaraso le troviamo anche nei giorni peggiori della occupazione tedesca del paese, come ci ricorda la toponomastica del paese, che ha dedicato una delle principali strade ad un napoletano, Claudio Mori, un bimbo che vi perse la vita in occasione di un’incursione aerea.

I napoletani che frequentavano Roccaraso fino agli eventi bellici, facevano parte della buona società, e molti di loro avevano stretto rapporti confidenziali, spesso di amicizia personale, con personaggi della casa reale, anche essi appassionati della neve roccolana, fra i quali spiccava l’allora principe Umberto.

Dopo la guerra i napoletani hanno ripreso a frequentare Roccaraso, e a Napoli fiorirono altri club sciistici (C.U.S., Vomero, Vesuvio, S.A.I., Lupetti del Fratello). L’attrattiva sciistica era incentivata, fra altri  fattori favorevoli, dalla crescita e dal miglioramento delle attrezzature sportive roccolane, fra cui, ad esempio, la moltiplicazione degli  impianti di risalita.

La località montana oltre ad essere metà invernale è stata ed è tuttora meta di soggiorno estivo.

Elencare la folta schiera di napoletani noti ed illustri che a partire dagli inizi del Novecento hanno frequentato o frequentano tuttora Roccaraso, è impresa titanica ed esposta a troppe omissioni. Tralasciamo del tutto gli sportivi della neve, sui cui nomi ci si può togliere qualche curiosità consultando le pubblicazioni e i siti specializzati. Per fare comunque qualche nome fra gli altri, e limitatamente ai primi decenni del secondo dopoguerra, ricordiamo anzitutto ben due presidenti della Repubblica, Enrico De Nicola e Giovanni Leone.

Enrico De Nicola venne a Roccaraso nell’immediato dopoguerra per constatarne la gravità delle distruzioni belliche, dando ai roccolani un forte incoraggiamento per la ricostruzione.

Giovanni Leone vi aveva un villino, chiamato “I tre monelli”. Roccaraso, in segno di affetto e di gratitudine gli ha intitolato la piazza centrale.

Nel primo e anche nel secondo Novecento i frequentatori napoletani della “montagna di Napoli”, (almeno quelli abituali e legati a Roccaraso), sono ascrivibili a fasce socio-culturali della città piuttosto selezionate.

 

Antonio La Gala , settembre 2012

 

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