I quartieri del Vomero e dell’Arenella

di Antonio La Gala

La collina vomerese fa parte della corona di alture a Nord di Napoli, e contrariamente a quanto comunemente si crede, era abitata, anche se scarsamente, già oltre duemila anni fa. Quasi fino alla fine dell'Ottocento ha vissuto di fatto separatamente dalla città di Napoli, costituendone una periferia di difficile accesso, servita essenzialmente dalle cosiddette "Salite". Le sue parti più antiche sono nuclei abitativi rurali, “villaggi”, gravitanti su un percorso che i Romani chiamavano “Via Puteoli-Neapolim per colles”, e che in sèguito sarà chiamata "Via Antiniana", percorso che già nell'antichità classica collegava la zona flegrea con Neapolis, passando per la collina vomerese, cioè "per colles".

Al tempo dei Greci il Vomero veniva indicato, assieme a tutta la catena collinare, con il nome di Pausilipon . In epoca romana veniva chiamata Paturtium o Paturcium, poi diventato per corruzione linguistica “Patruscolo”, e poi ancora “Patruscio

Nel primo Medio Evo il Vomero non compare negli eventi storici che riguardarono Napoli.

Nel Trecento, per iniziativa degli Angioini, sorsero in collina i due complessi monumentali che ancora oggi rappresentano le realtà storico-artistiche più importanti della collina: la Certosa di San Martino (poi rimaneggiata nel Seicento) e Belforte, un castello che due secoli dopo diventerà l'attuale Castel Santelmo

Nel Cinquecento l’aumento della popolazione nella città di Napoli e la presenza nella sua parte ad Est di acquitrini, cominciarono a far assumere importanza alle colline attorno a Napoli, inducendo Pedro de Toledo a portare la città, fino ad allora solo pianeggiante, in collina. Nel Seicento comincia a spuntare la denominazione Vomero e la cartografia presenta le prime costruzioni collinari.

Nel 1560 venne aperta la “strada Infrascata”, oggi Salvator Rosa, facilitando l’insediamento di ville in collina, che comincia a punteggiarsene, fenomeno che si intensifica nel Seicento e si accentua nel Settecento, ad opera della nobiltà napoletana che pur possedendo un palazzo nel centro storico, trovava interessante possedere una seconda residenza suburbana più tranquilla, nel verde, le cosiddette “casine” trasformate con il tempo in costruzioni più ampie, più belle e ricche, le "Ville"

Al Vomero e all’ Arenella cominciano a stabilirsi personaggi di rango, in particolare letterati e scienziati che eleggevano la collina come luogo dove coltivare in tranquillità i loro prediletti studi, fenomeno che si protrarrà nei secoli successivi. Fra i tanti ricordiamo l’umanista Giovanni Pontano, (morto nel 1503), Gian Battista della Porta, (morto nel 1615), Salvator Rosa, (morto nel 1673), Pietro Giannone, (morto nel 1748). Nella miriade di famiglie nobiliari ricordiamo i Carafa di Belvedere, i Donzelli (la loro villa è del 1656), i Lieto, i duchi della Regina, i Salve, i marchesi di Pietracatella, il Conte di Acerra, il Principe del Canneto, i Ruffo di Scilla, i marchesi De Mari, i Marini di Genzano, i Cacciottoli, i Cangiani.

Notevole testimonianza del tardo Rinascimento è l’Eremo dei Camaldoli, fondato nel 1585, sulle rovine di una chiesa risalente al 496.

S.Martino e l’Eremo, però, in tutto il passato costituivano una realtà a se stante, separata dalla vita del Vomero. Essi sorsero per esigenze estranee alla vita agreste della poca gente che abitava la collina e ne restarono estranei. La modesta vita di queste genti, raggruppate in radi insediamenti rurali, non richiedeva la costruzione di opere architettoniche di grosso rilievo. Sorsero comunque parecchi complessi religiosi, fra cui ricordiamo S.Maria della Libera in Via Belvedere, iniziata nel 1587; la “Chiesa delle donne” in largo S.Martino del 1590, ammodernata dal Fanzago nel 1623; S.Maria del Soccorso, all’Arenella, e S.Maria Addolorata ai Camaldolilli, entrambe sorte agli inizi del Seicento; S.Maria in Porta Coeli e S.Gennaro, alle “Due Porte”, anche esse seicentesche.

L’assetto “urbanistico” generale del territorio collinare nel Seicento - assetto che resterà sostanzialmente immutato fino alla fine dell’Ottocento – vedeva la presenza di alcuni nuclei abitativi, gli aggregati rurali del Vomero Vecchio, di Antignano e dall’Arenella, quelli minori di Santo Stefano, Due Porte e Case Puntellate, fra loro collegati, il tutto in mezzo a chiese, monasteri, masserie sparse e numerose ville di notabili che arricchivano significativamente il patrimonio di testimonianze architettoniche.

Comunque le costruzioni in collina erano diradate in un ampio territorio quasi disabitato, e quindi non creavano congestione urbanistica analoga a quella della città storica, circostanza che consentirà, nei secoli successivi, lo sviluppo del Vomero, quasi non vincolato da preesistenze edilizie.

In questo periodo, nel suo piccolo, il Vomero a causa della presenza del castello di Santelmo partecipò anche ad alcune vicende storiche che interessarono Napoli: nel 1527-28, durante la guerra franco-spagnola per il possesso di Napoli, e nel 1647 durante la rivolta di Masaniello.

Nel Settecento aumentò il numero e la grandiosità delle Ville di nobili e notabili in collina, soprattutto all'Arenella. Nel 1799 il Vomero visse a Castel Santelmo la sua parte di Storia nelle vicende della Repubblica Partenopea del 1799.

Agli inizi dell'Ottocento re Ferdinando I sistema per donarla alla sua seconda moglie, la Villa Floridiana , che si aggiunge alla Certosa e a Santelmo per dar lustro al Vomero.

Dopo il colera del settembre 1884 le spinte culturali, l’opinione pubblica e gli interessi finanziari e imprenditoriali furono concordi nel decidere e attuare sbrigativamente imponenti piani di sventramento del vecchio centro storico e costruire enormi quantità di case nuove. Il Vomero, essendo una zona ancora “vuota”contigua alla città sovraffollata, divenne lo sfogo ai problemi secolari di Napoli.

Il 25 maggio 1885 Re Umberto I e la Regina Margherita posarono la prima pietra per la costruzione del “Nuovo Rione Vomero”. Molti considerano questa data come la data di nascita del Vomero. Dopo la regale posa della prima pietra si dette mano ai lavori, con alacrità. Il 20 ottobre 1889 ci fu l’apertura della funicolare di Chiaia, a cui seguì, nel 1891 quella della funicolare di Montesanto. In quegli ultimi anni di fine Ottocento attorno alle due funicolari e a Piazza Vanvitelli si sviluppò il cuore dell'attuale Vomero, con i grossi fabbricati di stile umbertino delle Vie Scarlatti, Bernini, Cimarosa, Morghen. Sorsero poi la chiesa di S.Gennaro di Via Bernini, nuova parrocchia per le nuove anime, nonché di quelle dei Salesiani e di S.Francesco.

Nei primi del Novecento non si ebbe un significativo sviluppo urbanistico, ma spuntavano i primi villini, realizzati prevalentemente in stile liberty-neoeclettico di cui sopravvivono solo alcuni, scampati allo scempio del secondo Novecento.

Nel frattempo il Vomero si era popolato di artisti, soprattutto pittori. Il 28 ottobre 1928 entrava in esercizio la funicolare “Centrale” evento che facilitando molto gli spostamenti fra il Vomero e il centro degli interessi professionali della città, portò ad un incremento significativo dell’urbanizzazione.

Nel 1926 iniziò anche l' urbanizzazione del “Nuovo Rione Arenella”, già prevista già nel 1886, ma solo nel 1926 la società Risanamento accettò di eseguire i lavori.

Il periodo della seconda guerra mondiale è caratterizzato al Vomero soprattutto dagli episodi delle Quattro Giornate.

Nel secondo dopoguerra il Vomero e l'Arenella si trovarono al centro di convergenti interessi che determinarono una selvaggia urbanizzazione che ridusse quella che era la ridente collina di pittori e poeti, nel quartiere congestionato che oggi conosciamo.

L'attuale fase che sta attraversando il Vomero e l'Arenella, grazie anche alla facilità di rapidi collegamenti con il resto di Napoli di cui oggi gode, è quella di una ulteriore e definitiva omologazione della sua identità, considerata in passato positivamente "diversa", a quella prevalente e problematica della città.

 

15 Novembre 2011

   Condividi