Chiesa di S.Maria della Purità a Salvator Rosa

 

Via Salvator Rosa, anticamente chiamata “strada Infrascata”, nella sua parte più alt, verso il Vomero, dopo la diramazione di Via Girolamo Santacroce, è stata interessata negli ultimi anni dalla realizzazione di fermate della metropolitana collinare, subendo una risistemazione generale che ne ha stravolto la continuità dell’aspetto preesistente, il quale, seppure nel tradizionale degrado, conservava una omogenea e gradevole atmosfera ottocentesca.

Fra le preesistenze del tratto di Via Salvator Rosa di cui stiamo parlando, vogliamo qui ricordare un vero gioiello dell’architettura sacra, di piccole dimensioni ma di non trascurabile rilevanza storica e artistica.

Si tratta della piccola chiesa che si incontra, salendo verso il Vomero, poco dopo l’incrocio con Via Battistello Caracciolo, in corrispondenza del numero civico 194, incorporata nell’antico fabbricato d’angolo, oggi di proprietà del Comune, che ospita una scuola.  

L’origine del fabbricato risale al 1639, quando il notaio Aniello Capestrice “assegnò la sua eredità perché fosse fatto un ritiro per sette figliuole di notari napolitani da eleggersi a sorte, ed egli medesimo ne dettò le regole” Nel 1863 il numero delle ospitate era cresciuto “a nove oblate, due educande e quattro converse”.

La chiesa, dedicata a S. Maria della Purità, originariamente era più piccola di quella attuale ed era una cappella privata, fondata probabilmente fra la seconda metà del Seicento e inizio Settecento. Fu donata nel 1739 dal proprietario Tommaso Porzio al ritiro sopra ricordato, e per questo motivo viene indicata come Santa Maria della Purità “de’ notari”.

Nel 1875 il tratto di strada antistante la chiesa fu abbassato. Si rese allora necessario rimaneggiare radicalmente il tempietto, che fu inaugurato nella nuova veste nel 1878. Alle due campate esistenti di configurazione settecentesca ne fu aggiunta una terza, quella che attualmente risulta essere la campata anteriore. La campata oggi centrale è coperta da una cupoletta. La chiesa, di dimensioni modeste, si presenta a pianta rettangolare, con accenno di transetto.

L’esterno, essendo il tempio inserito nel fabbricato, si limita alla sola facciata (spiccata su una bassa gradinata protetta da una cancellata), che rispecchia la tipica architettura del periodo del rifacimento tardo ottocentesco.

All’interno, già nella ristrutturazione dell’Ottocento era stato sostituito il pavimento che oggi risulta essere stato di nuovo sostituito con un una banale pavimentazione che a nostro avviso ricorda gli uffici postali degli anni Sessanta o le sale di attesa nelle ASL.

Nei locali della sacrestia, recentemente restaurati, è stata rimessa in luce una grata fra gli ambienti.

L’interno, per quanto piccolo, contiene tre ballatoi: uno, sopra l’ingresso, costituisce la cantoria. Gli altri due ballatoi, situati sulla parete destra a mò di balconi, chiusi da grate, si presume che ospitassero, durante la celebrazione delle funzioni religiose,  suore, delle quali però non siamo riusciti a reperire notizia alcuna.

Esiste ancora oggi un collegamento interno fra la chiesa e i locali dell’ex ritiro, oggi scuola.

Le tre campate, di epoche diverse, furono decorate omogeneamente nel corso della ristrutturazione di fine Ottocento. Sull’altare maggiore, di stile rococò, si trova una tela della Vergine della Purità – patrona dei conservatorii - con Santi. In due altarini laterali troviamo le statue di San Vincenzo Ferrer e del Cuore di Gesù. Tre tele poi raffigurano San Michele, Sant’Andrea e L’Adorazione dei Magi. Ai lati dell’ingresso sono collocati il Crocifisso e l’”Ecce Homo”.

Dal 1805 la chiesa è tenuta all’adempimento di un legato di messa quotidiana, disposto da Giuseppe Severini. Per quanto consta alla nostra esperienza, oggi è un’impresa trovare il tempietto aperto.

Da informazioni attinte sul posto abbiamo appreso che la chiesa attualmente “dipende” dalla parrocchia della Madonna del Buon Consiglio vicino Piazza Canneto. Non conosciamo alcuna altra notizia storica oltre quelle che abbiamo pazientemente ricercate nella scarsa bibliografia esistente e che abbiamo tutte riversate in questo articolo. Ci farebbe averne altre, magari per buona volontà di qualche lettore che eventualmente sapesse qualcosa più di noi.

Ci dispiace costatare, senza meravigliarcene, che la chiesa è praticamente sconosciuta dalle migliaia di persone che vi passano davanti, quotidianamente.

 

Antonio La Gala , luglio 2012

 

 

 

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