Le origini dell'ospedale Cardarelli

di Antonio La Gala

 

Nei primi decenni del Novecento l’assistenza ospedaliera a Napoli era assicurata da strutture ricavate prevalentemente in edifici vecchi di secoli, come ad esempio ex conventi, quindi edifici inadatti alla nuova funzione, chiusi in strade strette, insalubri (gli Incurabili, Gesù e Maria, i Pellegrini, l’Ascalesi, le cliniche universitarie).

Fu in questo contesto che attorno al 1925 fu decisa la costruzione di un nuovo grande complesso ospedaliero.

Fu scelta l’area compresa fra la salita dello Scudillo e la zona denominata “i Cangiani”, perché ampia e suscettibile d’ampliamenti, ben esposta e ben ventilata, sostanzialmente ad andamento orizzontale e facilmente accessibile da tutte le zone circostanti.

Infatti già erano in fase di costruzione le strade di allacciamento dell’area scelta con il Vomero e l’Arenella (Via Battistello Caracciolo, Via Fontana, Via Castellino), a loro volta collegate al centro della città da Via Salvator Rosa; si stava allargando la Via dello Scudillo (Colli Aminei), mentre i Cangiani già erano ben collegati con Fuorigrotta (con l’allora strada Agnano-Miano, attuali vie Pigna e Jannelli), nonché con i paesi a Nord di Napoli.

Nella vasta area destinata ad ospedali fu sistemato il già esistente Cotugno, fu avviata la costruzione del Cardarelli, del Monaldi, dell’Istituto Pascale.

Fra tutti questi complessi assunse particolare importanza il Cardarelli, il “Grande Ospedale”. La costruzione fu decretata nel gennaio 1927.

L’architetto Alessandro Rimini, progettista e direttore dei lavori, realizzò un’opera di avanguardia, adottando soluzioni allora avveniristiche, come ad esempio i sottopassaggi di collegamento fra i padiglioni, i corridoi di servizio, gli ampi spazi verdi che hanno consentito, molti decenni dopo, la costruzione di un eliporto. Sempre decenni dopo, quando fu costruito il secondo Policlinico, questo ricalcò i criteri d’impostazione del Cardarelli.

I lavori per la costruzione del “Grande Ospedale” cominciarono nel maggio 1929. L’edificio centrale dell’amministrazione fu completato nel 1934, ma i lavori per la costruzione di tutti i padiglioni durarono fino agli anni ‘39-40.

Il 2 giugno 1942 fu autorizzata, ufficialmente, “l’apertura e l’esercizio dell’Ospedale XXIII Marzo allo Scudillo”.

Il nome 23 Marzo voleva ricordare, nel clima politico del tempo, la data di fondazione dei fasci di combattimento. Il 19 agosto 1943, cioè dopo il famoso 25 luglio, l’ospedale fu reintitolato all’insigne clinico Antonio Cardarelli.

Antonio Cardarelli era nato in provincia di Campobasso nel 1832, ma fu a Napoli che esercitò la sua professione, all'avanguardia della ricerca medica e al primo posto fra i clinici dell'epoca. Morì a 95 anni, nel 1927.

L'ospedale Cardarelli aprì in fretta, senza nemmeno una inaugurazione ufficiale, per poter accogliere i primi feriti della guerra, affluenti dal fronte nord africano, dalle navi affondate nel Mediterraneo, dalla città bombardata. Fu prima requisito dai Tedeschi, poi requisito dagli Alleati, che vi portavano soldati stranieri e italiani impegnati sul fronte di Cassino.

Gli Alleati gli avevano risparmiato i bombardamenti perché sapevano che dopo la conquista della città l’ospedale sarebbe stato loro utile, circostanza che rese la struttura luogo di ricovero di molte famiglie napoletane e luogo di scampo anche dei Tedeschi in fuga.

I primi anni di vita del Cardarelli furono difficili. A partire dalla fine del 1942 cominciarono a scarseggiare i materiali necessari per il suo funzionamento, dai medicinali alla carta igienica.

Gli anni postbellici videro salire il Cardarelli a livelli di funzionamento più soddisfacenti. Oggi esso non rappresenta proprio un modello di efficienza, soprattutto perché diventato ricco terreno di pascolo per i politicanti.

 

L'ospedale Cardarelli

Napoli, 2 gennaio 2013

 

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