Le antiche masserie napoletane tenute da religiosi

 

Nei secoli scorsi gli Ordini religiosi svolgevano un’intensa attività pastorale, assistenziale ed educativa e per far fronte ai notevoli oneri economici che queste attività comportavano, dovevano disporre di una forte capacità finanziaria, che la struttura economica della società di allora assicurava prevalentemente attraverso le rendite di natura immobiliare e fondiaria. Per loro fortuna gli Ordini religiosi disponevano delle cospicue rendite ricavate dalle proprietà cumulate grazie alle donazioni ed alle eredità delle molte persone che avevano trovato nei religiosi dei punti di riferimento spirituale e culturale.

Fra le fonti di reddito a disposizione degli Ordini una delle più rilevanti era costituita dai proventi della gestione di aziende agricole, le masserie, che venivano concesse a privati oppure gestite direttamente, a seconda della loro estensione, che andava da poche decine fino a diverse centinaia di moggia (un moggio misurava quasi 3.365 mq).

Le masserie cominciarono a comparire nella campagna napoletana dopo il Medio Evo, quando dopo i secoli dell’abbandono medievale seguìto alla fine della pax romana, il territorio si riconolizzava. Esse erano costituite da una grande casa rurale, con spazi per gli attrezzi e le bestie, spesso con una configurazione a cortile.

Le masserie dei religiosi più grandi venivano gestite  e la loro produzione veniva in parte destinata all’autoconsumo, in parte utilizzata per scopi assistenziali e in parte venduta.

In genere a quei tempi la coltivazione dei campi avveniva con tecniche e finalità non imprenditoriali, ma in certi casi alcune masserie venivano gestite con criteri moderni e razionali, che oggi definiremmo “capitalistici”.

Nel Sud dell’Italia, e in particolare nei dintorni di Napoli, queste masserie erano numerose. Noi qui non ci avventuriamo a darne un quadro nemmeno lontanamente completo, ma vogliamo accennare ad alcune di quelle che in passato si trovavano in località allora periferiche oggi divenute parte integrante della città di Napoli.

Sulle alture vomeresi, dove esse sorgevano assieme al sorgere delle ville dei notabili, due di esse hanno lasciato anche tracce toponomastiche: quella che si estendeva nella zona di S.Giacomo dei Capri e quella della Torre di S.Domenico.

La prima, chiamata anche “Grancìa”, era costituita da vasti possedimenti dei monaci del convento di S.Giacomo dell’isola di Capri, che gestivano, più o meno nella zona attorno alle scuole Enrico De Nicola ed E.A. Mario, una fattoria in cui lavoravano frati-manovali assieme a laici (detti i picuozzi). Nell’800 la masseria fu confiscata. Alcuni anziani del posto riferiscono che prima della recente urbanizzazione, nella zona si davano in fitto lavatoi appartenuti alla masseria e che vi si trovava un fienile che aveva le finestre in alto, perché era il locale dell’ex chiesetta del convento. Raccontano anche di loro genitori e nonni che lavoravano nella fattoria come picuozzi.

L’altra tenuta, quella di S.Domenico, si estendeva lungo la “cupa S. Domenico”, una scoscesa stradina campestre che univa l’attuale zona di Via Belvedere con Soccavo, ed era caratterizzata dalla presenza di una torre cinquecentesca utile ai frati per difendersi soprattutto dai briganti. Ciò che è rimasto di questa masseria ancora oggi costituisce un vivo esempio dei complessi masseriali delle antiche periferie di Napoli. Dal 1280 la troviamo di proprietà di famigli nobili napoletane. Nel 1487 fu acquistata dal convento di S. Domenico che in quegli anni stava costituendo un latifondo fra S.Stefano, il Vomero Vecchio e i Camaldoli. Il latifondo fu espropriato da Gioacchino Murat che lo donò ad un suo ministro, il conte Francesco Ricciardi, che trasformò parte della masseria nel parco della sua splendida villa, conosciuta come Villa Ricciardi, oggi sede dell’Istituto Martuscielli  per giovani non vedenti.

In località “Due Porte all’Arenella” i Gesuiti possedevano una casa agricola con una “casa nobile”, come venivano chiamati gli edifici padronali delle masserie, utilizzata per la villeggiatura dei convittori di un loro Collegio, ed una pars rustica, coltivata a vite ed alberi da frutto, affidata ad agricoltori locali.

Un’altra tenuta di proprietà dei Gesuiti era quella conosciuta come “ La Contessa Fontanarosa ”.

Oggi la si trova percorrendo la Via comunale Guantai ad Orsoline e svoltando a destra, poco prima di giungere alla Piazzetta Guantai a Nazareth, per imboccare una stradina vicinale detta Rotondella. Laddove la stradina si trasforma in uno sconnesso sentiero si incontra una selva cedua di castagni selvatici in cui si trova un edificio conosciuto come Masseria della Contessa, che fu la casina dell’antica proprietà dei Gesuiti i quali utilizzavano la tenuta  sia come luogo di riposo ma anche come azienda agricola, che sfruttava in particolare le selve castagnali cedue.

I Gesuiti poi possedevano nella zona di Pianura, Agnano, Bagnoli, Fuorigrotta ed adiacenze, tenute agricole che nel momento della loro prima espulsione decretata ai tempi di Carlo III da Bernardo Tanucci, ammontavano a circa dodici aziende, per una estensione complessiva valutabile a varie centinaia di moggia, che comprendevano selve, boschi, terre coltivate con alberi da frutto e vite, ed anche pascoli. Esse si estendevano dalla zona di confine fra Pianura e Soccavo detta “Pignatiello”, fino al vecchio lago di Agnano. Il cuore di questa vasta tenuta era costituito da un complesso edilizio denominato “ La Masseria Grande ”, di cui è rimasta traccia in alcuni toponimi di Pianura.

Con il passare del tempo le masserie che abbiamo ricordato e le altre possedute dagli Ordini religiosi, dopo essere state confiscate, in particolare nel corso dell’Ottocento, si sono andate successivamente sempre più frazionando, e molto spesso poi i terreni su cui si estendevano sono stati urbanizzati, tant’è che delle masserie e dei religiosi che le hanno possedute e coltivate, quasi sempre si è perso anche il ricordo, sopravvissuto parzialmente solo in qualche denominazione toponomastica.

 

Antonio La Gala , giugno 2012 

 

 

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