L'isola che non c'è

 

di Antonio La Gala

Nella prima metà dell'Ottocento cominciò a delinearsi una controversia internazionale fra il Regno dei Borbone e quelli di Francia ed Inghilterra per la sovranità di un'isola che non c'era.

La vicenda iniziò nel 1831, in occasione di  un forte terremoto che il 17 luglio colpì la costa occidentale della Sicilia. Nella zona di mare compresa fra Sciacca e Pantelleria, da un cono eruttivo sotterraneo fuoriuscirono materiali che formarono un'isolotto, che con il passare dei giorni arrivò a circa settanta metri di altezza e quasi a cinque chilometri di sviluppo di coste.

Il tratto di Mediterraneo in cui ricadeva l'isolotto era ed è secolare oggetto di contese fra le popolazioni che si affacciano da quelle parti. In quel momento, poi, il diritto internazionale ancora non aveva disciplinato la materia riguardante la sovranità degli stati costieri sulle proprie piattaforme continentali, e quindi la sovranità di un'isola diventava di chi vi piantava per primo la sua bandiera, fino a quando riusciva a farvela rimanere. I contendenti di allora per l'isolotto appena nato erano i Borbone, come Stato più vicino, gli Inglesi, insediatisi, nel dopo Napoleone, a Malta ed i Francesi, che l'anno prima avevano cominciato ad occupare la costa settentrionale dell'Africa.

I primi a piantare una bandiera furono gli Inglesi di Malta, il 2 agosto, battezzandola "Graham Insland", cosa per loro naturale, visto che quella zona di mare era conosciuta come il "Graham Bank", il Banco di Graham.

Un paio di mesi dopo sull'isolotto sbarcarono alcuni scienziati e disegnatori francesi venuti a studiarlo. Piantarono anche essi la propria bandierina.

Irritato dal fatto che tutti andavano a piantare bandiere su un isola di fronte alle proprie coste, Ferdinando II mandò anche lui qualcuno a piantare il vessillo borbonico, e per non lasciare equivoci di chi fosse l'isola, la battezzò con il suo nome: "Ferdinandea".

Poco dopo, agli inizi di dicembre la tensione internazionale si sciolse, ma solo perché si era sciolta l'isola, sotto l'azione dei flutti.

Nei tempi successivi l'isolotto ogni tanto faceva ancora capolino, per lo più in occasione dei terremoti, come nel 1846 e nel 1863. In tempi più vicini ai nostri fu sul punto di farsi rivedere in occasione del terremoto del Belice del 1968, cosa che consigliò ai siciliani di porre un bel cartello sul Banco di Graham, con la scritta: "questo lembo di terra, un tempo l'isola Ferdinandea, era e sarà sempre del popolo siciliano".

Ad ulteriore scanso di equivoci lo Stato Italiano, sebbene l'isola stia qualche metro sotto il pelo d'acqua, vi ha piantato la sua bandiera.

 

30/01/2013

 

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