RICORDI DI NAPOLI di Giustino Fortunato

 

In questi giorni ci è capitato di rileggere un gradevolissimo volumetto dal titolo “Ricordi di Napoli” scritto da Giustino Fortunato, che l’editore Guida ha pubblicato alcuni anni fa nella collana Ritratti di Città.

Giustino Fortunato, poco più che ventenne, volle “scoprire” personalmente alcuni dei luoghi della Campania che i viaggiatori europei, specialmente gli intellettuali dei decenni precedenti, andavano visitando in occasione del Gran Tour in Italia, di cui  Napoli e i suoi dintorni erano tappe obbligate, riversando poi in diari di viaggio le proprie impressioni e considerazioni.

Nel 1870, quando egli intraprese il suo piccolo Tour campano, era già un uomo di solida cultura, conoscitore del mondo classico, della filosofia tedesca, era già in grado di stabilire riferimenti filologici, già conosceva i luoghi che si accingeva a scoprire, attraverso le sue letture e i diari di viaggio di Madame de Stael, Goethe, Alessandro Dumas ed altri..

Il giovane Fortunato raccolse poi le “gratissime impressioni raccolte in alcuni giorni di liete e piacevolissime passeggiate”, di “gite pedestri” fatte nei dintorni di Napoli con una “brigata di amici”, in “scritti qua e là, ad intervalli e con finalità diversi”, come “fogli staccati d’albo”, senza pretese letterarie e senza “voler rubare il mestiere ai compilatori di Guide”.

Si tratta del volumetto che abbiamo ricordato all’inizio di questo articolo.  

Il racconto si apre con le gite pedestri nei Campi Flegrei, prendendone conoscenza con l’ascesa sul monte dei Camaldoli, per poter osservare con un solo colpo d’occhio, “la riviera bellissima che si stende da Posillipo a Cuma”.

Poi, in compagnia di ricordi latini, virgiliani, storici, il Fortunato esplora la collina di Posillipo, attraversa la Grotta di Pozzuoli, la costa flegrea, Pozzuoli, Cuma, il lago d’Averno.

Visita anche le “città sepolte”. A Pompei si accorge che molti visitatori restano delusi perché “credono di visitare una città della grandezza e magnificenza di Roma”, indotti a quest’aspettativa dai “vari dipinti dai vivi colori e dalle grandi proporzioni” con cui Pompei veniva rappresentata, e trovano invece “non altro che nude muraglie in gran parte dell’altezza di pochi metri. Ripartono con la certezza di essere stati ingannati dalle loro aspettative”.

Ci siamo soffermati su questa annotazione per far notare che le pagine del Fortunato che stiamo commentando rispecchiano l’approccio dell’Autore alla visita dei luoghi, del tutto libero da condizionamenti culturali e pregiudizi, rivelano sincerità e freschezza d’animo, la sua partecipazione emotiva a ciò che va scoprendo. Il viaggio prosegue attraverso le “Badie” dell’agro nocerino, in Valle Caudina, a Paestum.

Lo spirito di riscoperta del tutto personale dei luoghi visitati, al di là di quanto la cultura già gli fa conoscere, accompagnerà - come afferma Gerardo Bianco nella prefazione al volumetto - il Fortunato nella sua attività di meridionalista, “nel guardare il Sud sospendendo giudizi e pregiudizi, nel guardare oltre le apparenze, ricostruire i paesaggi storici, osservare natura e uomini, registrare, raccontare, poiché, come dice lo stesso Fortunato nella sobria premessa ai Ricordi di Napoli, la vita fortunosa del suo popolo si rileva solo a chi sul posto interroghi amorosamente il passato”.

La lettura dei “Ricordi di Napoli”, quindi, oltre a regalare momenti di emozione nello scoprire, assieme all’Autore, luoghi e storie mai sufficientemente conosciuti dal lettore, è anche uno stimolo e uno spunto alla conoscenza della formazione del Giustino Fortunato meridionalista e, più in generale, è un momento di riflessione sulla questione meridionale stessa.

 

Antonio La Gala , febbraio 2012

 

  

 

 

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