Il Casino reale al Chiatamone

di Antonio La Gala

 

Nella seconda metà del Settecento troviamo al Chiatamone, che allora aveva una configurazione diversa dall’attuale, una residenza definita nel linguaggio dell’epoca “un luogo di delizia”, di proprietà del Principe di Francavilla.

Secondo le cronache pare che attorno al 1770 fra gli invitati ad un pranzo di gala, con tanto di ambasciatori, vi fosse anche Giacomo Casanova.

Non abbiamo trovato stampe o dipinti che raffigurino questo Casino al Chiatamone ai tempi del Principe di Francavilla, ma si ricava la sua ubicazione dalla pianta del Duca di Noja.

Fino alle sistemazioni ottocentesche del lungomare (allargamento e rettifica di Via Partenope nel 1870 e la colmata a mare per la creazione del Rione Santa Lucia negli anni Ottanta), le strade costiere sotto l’altura Pizzofalcone-Monte Echia erano Via S.Lucia e Via Chiatamone, strade che quindi, allora, si affacciavano direttamente sul mare.

Fra Via Chiatamone e il mare non c’erano le costruzioni attuali, ma arenile. La fascia di suolo utilizzata per realizzare la Via Partenope attuale e i palazzi che oggi vi prospettano, sarà sistemata per uso edificatorio solo attorno al 1870.

La residenza del Principe di Francavilla, composta da un edificio di forma approssimativamente rettangolare, affiancato da un giardino, si trovava sulla strada del Chiatamone, verso il mare, ed era dotata di un ampio arenile. Sorgeva su un banco di tufo un pò sopraelevato, di fronte a Castel dell’Ovo, ed era dotata di un piccolo molo per modeste imbarcazioni.

Il Francavilla morì senza eredi, circostanza che grazie alle leggi e alle consuetudini dell’epoca consentì ai Borboni di impossessarsi della residenza mediante trucchi formali (come fa oggi la “casta”). Il trucco nel caso che stiamo raccontando consisteva in un passaggio formale per il demanio.

La villa fu goduta, in particolare, dalla regina Maria Carolina, ma le cronache ci raccontano di soggiorni balneari un po’ da parte di tutti i monarchi che si sono succeduti a Napoli fino al 1860, compresi i Re francesi.

Una prima raffigurazione della residenza risale al 1794, nella decorazione di un piatto appartenente ad un “servizio per imbandigione” di Maria Carolina. Nella raffigurazione la villa risulta ampliata rispetto a quella ricavabile dalle descrizioni ai tempi del principe di Francavilla e vi compare sul lato esposto al mare un padiglione aperto usato come caffehaus.

Agli inizi dell’Ottocento il caffehaus scomparve nel corso di una radicale ristrutturazione della residenza; comparvero le decorazioni neoclassiche allora di moda e il giardino laterale all’edificio diventò un boschetto di lecci, che rimarrà intatto fino agli anni Trenta del Novecento, e che possiamo vedere nelle foto d’epoca che ritraggono quel tratto di Via Partenope.

Nel 1860, cambiata la scena politica, il Casino ex reale al Chiatamone divenne proprietà dei Savoia. Garibaldi ne concesse l’uso per alloggio ad Alessandro Dumas, per riconoscenza dell’aiuto che questi gli aveva prestato nella spedizione dei Mille. A titolo di curiosità ricordiamo che oggi, da quelle parti, esiste una Via Alessandro Dumas padre.

Negli anni di Dumas, precisamente nel 1862, la villa fu ritratta da Alinari. Dalla foto constatiamo che nel frattempo l’edificio era stato sopraelevato.

Dumas non rimase a lungo nella villa, che dopo qualche anno, passata al Demanio e poi venduta a privati, troviamo trasformata nell’albergo Washington. La sistemazione urbanistica del lungomare del 1870, che abbiamo prima ricordata, interpose fra la villa e il mare la nuova Via Partenope, sulla quale la villa si apriva con uno spazio ancora libero antistante l’edificio e un boschetto di lecci.

A cavallo fra Otto e Novecento, ed ancora sopraelevato, l’albergo cambiò proprietà. Venne acquistato dalla signora Hassler che dette il suo nome all’albergo, con indirizzo “Via Chiatamone 55” .

L’albergo Hassler primeggia in una fotografia Alinari, databile fra 1896 e 1907.

Nel secondo decennio del Novecento l’albergo cominciò a decadere, fino a chiudere nel 1918.

Subito dopo la chiusura si scatenò la speculazione edilizia: lo spazio libero antistante l’edificio affacciato su Via Partenope con il boschetto di lecci era un boccone troppo ghiotto per non tentare di aggirare i vincoli urbanistici.

Allora come adesso simili tentativi riuscivano sempre.

Oggi su quelle aree, fra Via Partenope e Via Chiatamone, troviamo il Palazzo Cosenza, al civico 57 di Via Chiatamone, e la ex facoltà di Economia e Commercio su Via Partenope.

A guardar bene, nascosto dietro il fabbricato della facoltà, fatiscenti colonne neoclassiche ci rivelano che fra questa e Via Chiatamone sopravvivono ancora malinconici  resti di quello che fu il “luogo di delizie” di famiglie reali.

 

16 Gennaio 2013

 

Condividi su Facebook