Cene elettorali belle époque

di Antonio La Gala

 

L’argomento cene elettorali negli ultimi tempi va di moda.

Come se tutti cascassero sempre dal pero, recentemente dette cene hanno suscitato sdegno.

Come se tutti cascassero sempre dal pero, si è appreso che esse sono state pagate disinvoltamente con i soldi di quella quota parte di cittadini (cioè per lo più lavoratori dipendenti e pensionati) che paga le tasse.

Nei prossimi mesi, con l’avvicinarsi di elezioni, le cene elettorali saranno, è il caso di dirlo, pane quotidiano.

Per verificare la veridicità di un noto avvertimento biblico il quale recita che non c’è mai nulla di nuovo sotto il sole, siamo andati a curiosare su una cena elettorale di un secolo fa.

In questo articolo esponiamo alcuni flash ricavati direttamente dalla stampa degli anni 1913 e 1914, quando in piena atmosfera belle époque i napoletani andarono a votare due volte: nel novembre 1913 per le elezioni politiche e nel luglio 1914 per quelle comunali.

Seguiamo le cronache che  informavano gli elettori sulle mosse di un Cavaliere, vice-sindaco del Vomero, che in collina sosteneva la candidatura di un noto Comm. Avvocato, “valoroso deputato uscente”.

Anche a quei tempi, appena si sentiva odore di elezioni, gli interessati si muovevano per tempo.

E le cene avevano un ruolo non secondario.

Infatti già il 1° dicembre del 1912, (esattamente un secolo fa), viene inscenata una prima azione pre-elettorale sotto le sembianze di una cena.

Fu offerta “in occasione del 50° compleanno" del vice-sindaco, al “Restaurant Renzo e Lucia”, a S.Martino (raffigurato nell'immagine allegata all'articolo) da un' Associazione che raccoglieva amici e sostenitori del Cavaliere vice sindaco, la cui voce giornalistica era un quindicinale fondato proprio in occasione della cena.

Le cronache dell'epoca ci raccontano che “La sala del Restaurant Renzo e Lucia era sfolgorante di luce, e quasi trasformata in una serra. Le pareti erano ornate da ampie foglie di palmizi artisticamente disposte. Intorno ai lampadari correvano tenui ghirlande verdi!

Dopo poco, salutato dalle vibranti note dell’inno reale e da un fragoroso applauso, entrò nella sala il Cavaliere. Commosso per l’imponente ovazione, sostò un po’ nell’entrata, poi fece il giro della sala, stringendo la mano ai presenti, mentre si rinnovavano entusiastici gli applausi”

Si avvicinano le elezioni: nel giugno del 1913 il giornale fondato per l'occasione diventa quindicinale; il 20 luglio il vice sindaco apre il primo cinema di prestigio al Vomero, l’Ideal, sede di sue applauditissime manifestazioni elettorali.

Ad agosto il Comm. Avv., “valoroso deputato uscente, si ripresenta con fede invitta”.

Il 17 settembre il vice sindaco e i suoi amici, “considerato che l’onorevole uscente è il candidato sezionale il cui ideale politico è consono a quello del sodalizio” decidono di “sostenere con tutte le forze” la sua candidatura.

A fine ottobre un cronista (sicuramente non di opposizione), premettendo che “noi saremo modesti d’espressioni in questa nostra cronaca fedele”, racconta che “non appena compare in lontananza l’auto” del Comm. Avv. ”la calca innumerevole di elettori, amici ed ammiratori del nostro degno rappresentante gli fa un’ovazione indimenticabile ed in delirio lo trasporta, quasi a braccia, nella sala del comizio mentre l’orchestra del cinematografo intona la marcia reale, accolta da frenetiche acclamazioni”.

Qualche giorno dopo, nonostante le ovazioni e il delirio della calca innumerevole, il Comm. Avv. viene trombato.

Il risultato elettorale determina le dimissioni del Cav. da vice-sindaco. "Spenta l’eco dei clamori orgiastici" dei vincitori, i migliori elementi” del disciolto comitato elettorale e “altri egregi gentiluomini”, in previsione delle successive elezioni comunali di luglio 1914, si ricompattano, affidando le loro fortune elettorali ad un costruttore di mezzo Vomero di allora, “persona specialmente competente in materia di lavori pubblici e quindi utile per i bisogni della Sezione”. (Come si vede, già a quell'epoca il conflitto di interessi non era considerato peccato).

Nel corso della campagna elettorale il Cav. vice sindaco ritorna al centro di bagni di folla.

Infatti qualche settimana prima delle elezioni lo troviamo immerso in “un gruppo di persone” che “percorre le Vie del Rione preceduto dalla bandiera nazionale” e che “dopo aver ottenuto dalla orchestra dell’Ideal Cinema la marcia reale, subissata di applausi”, “in falange plaudente e compatta percorre le vie del Vomero fra gli scroscianti applausi degli abitanti affacciati ai balconi ed un continuo getto di fiori”.

Anche stavolta i Vomeresi, nonostante il continuo getto di fiori,  non votano il candidato sezionale presentato  dal gruppo del vice sindaco, il quale, dopo la seconda sconfitta, amareggiato per l’ingratitudine dei vomeresi, ancorché plaudenti, “fa un passo indietro”, si ritira a vita privata.

In queste cronache si riscontrano molte analogie fra ieri ed oggi, però con una differenza, per la verità solo apparente.

All’epoca non c’era il finanziamento pubblico per i politicanti.

Le ostriche e lo champagne offerte dal vice sindaco e compagni di merenda non furono pagate “direttamente” con i soldi prelevati ai pensionati al minimo e agli operai in cassa integrazione.

Ma riteniamo che anche nella belle époque non si offrissero ostriche e champagne per beneficenza. A pensar male si fa peccato..., ma non ce la sentiamo di escludere del tutto che gli offerenti nutrissero la speranza di qualche “rientro” sotto forma di appalti e forniture per gli eletti, e a quelli “il cui ideale politico era consono a quello del sodalizio”, cioè gli amici degli amici.

Comunque, anche se indirettamente, sempre a carico dei contribuenti.

Mai nulla di nuovo sotto il sole.

 

Napoliontheroad dicembre 2012

 

 

 

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