Villa Patrizi e S. Stefano

 

In passato la zona allora agreste di Via Manzoni compresa fra l’inizio di Via Michelangelo da Caravaggio, Villa Patrizi, Piazza S. Stefano e la parte più alta di Via Tasso, costituiva una specie di borgo abitata da contadini e nobili proprietari delle grandi ville che, insieme, spiritualmente, gravitavano attorno alla chiesetta di campagna di Santo Stefano.

Un’antica targa su un muro di Corso Europa, poco dopo la chiesa di S. Stefano, reca l’iscrizione “strada del Vomero”.

Villa Patrizi, in Via Manzoni, sorse verso metà Settecento ad opera del marchese Pietro Patrizi che comprò “una massaria arbustata, vitata e fruttata” con una casa quasi inabitabile che i lavori di ampliamento eseguiti nei tempi successivi trasformarono in una villa gentilizia molto importante.

La sua felice posizione panoramica la rese famosa, ricevendo le lodi anche dell’imperatore austriaco Giuseppe in visita a Napoli.  Racchiude un teatrino capace di circa cento posti, che è stato attivo anche in tempi recenti.

Fino a Novecento inoltrato la villa dava il nome a tutta la zona circostante, che era nota con il nome di “Via Patrizi”, come testimoniano le lettere e cartoline che venivano inviate con tale “indirizzo”.

La strada fra la villa e la chiesetta di S. Stefano, da un lato era fiancheggiata da un susseguirsi di muri di contenimento di tufo, sormontati da agrumeti e vigneti, e, dall’altra parte, da un susseguirsi di tratti panoramici protetti da bassi muretti. Muri e muretti erano interrotti, da un lato e dall’altro, da villette e palazzotti con viali e parchi sorti a cavallo dell’Otto e Novecento, fra cui spiccavano, vicino alla chiesetta, Villa Rachele e Villa Spera, poi divenuta Villa Giordano, poi sala per ricevimenti “Corte dei Leoni”, costruita da Adolfo Avena nel 1922, di gusto neoeclettico ricco di reminiscenze romaniche.

La chiesetta di S. Stefano era sorta verso la fine del Settecento, inizialmente di diritto patronale del duca Antonio Winspeare, proprietario di Villa Salve, nel cui complesso ricadeva il tempietto. Nei tempi in cui la religione aveva un certo peso nella vita della gente, soprattutto in contrade come quelle di cui stiamo parlando, era molto frequente che per devozione al Santo titolare della chiesetta, venisse dato il nome Stefano ai bambini.

La chiesetta restò in funzione fino al 1972, quando vi si celebrava ogni domenica e nelle feste di precetto, almeno una Messa. 

La sua eredità è stata raccolta dalla Parrocchia di S.Vincenzo Pallotto, sorta nel secondo Novecento in Largo Europa.

 

 

Antonio la Gala