Carlo Verdecchia: t'amo pio bove.

 

di Antonio La Gala

Il pittore Carlo Verdecchia nacque nel 1905 a Casoli di Atri, in provincia di Teramo. A 17 anni venne a Napoli per frequentare l'Accademia delle Belle Arti.

Il padre di Verdecchia, un veterinario, quando da giovane studiava a Napoli aveva stretto amicizia con Giuseppe Casciaro, la cui moglie, Giovina di Fabio, era anch'essa nativa di Atri. Queste circostanze contribuirono a consentire al giovane pittore Carlo  di essere ospitato nell'abitazione di Casciaro. Qui venne a contatto con i dipinti di Palizzi, Morelli e dei tanti altri artisti collezionati dal pittore vomerese, nonché a contatto con gli artisti, letterati, intellettuali, poeti e musicisti  che frequentavano casa Casciaro.

A partire dal 1929, a 24 anni, partecipò ad un gran numero di mostre, di cui molte erano di rilievo, come le Quadriennali di Roma fra il 1935 e 1943 e le Biennali di Venezia dal 1936 al 1942.

Nel 1941, a 36 anni, Verdecchia sposò Augusta Patricolo, andando a vivere da quel momento e per sempre al Vomero.

Poco dopo la liberazione di Napoli e nell'immediato dopoguerra Verdecchia si occupò delle nuove associazioni artistiche che si andavano costituendo e delle Mostre che si andavano allestendo fra cui la Prima e Seconda Mostra d'Arte degli Artisti Vomeresi, la cui Prima edizione fu inaugurata nel marzo 1947 da Benedetto Croce nei locali della sezione vomerese del Partito Liberale.

Nello stesso anno troviamo il Verdecchia esporre solo acquerelli in una piccola galleria vomerese, che andarono tutti subito a ruba. Non si sa perché, poi Verdecchia non produsse più acquerelli.

Sarebbe tedioso elencare la lunga lista di esposizioni a cui Verdecchia ha partecipato nella fase postbellica della sua vicenda artistica, fra le quali ancora le Quadriennali di Roma e le Biennali di Venezia e, per quanto riguarda Napoli, presso la Galleria Mediterranea, negli anni 1961, 1964 e 1968 e poi negli anni Settanta e Ottanta.

Il suo stile pittorico, formatosi alla scuola di Casciaro, è attento al vero, secondo quello che era l'orientamento prevalente napoletano, un'attenzione che lo accompagnerà con coerenza anche quando, soprattutto nel secondo dopoguerra, Verdecchia concederà timide aperture alle avanguardie divenute più pressanti in Italia. I soggetti preferiti della sua produzione gli vengono invece suggeriti dalla sua origine contadina abruzzese. In effetti nella parte della sua vita che trascorreva a Napoli, Verdecchia si occupava per lo più di insegnamento e di mostre, mentre la maggior parte della produzione pittorica la svolgeva nella natìa Atri, dove si recava d'estate, e dove natìo era anche il mondo esterno che lo ispirava. Un motivo molto frequente nei suoi quadri sono mucche e buoi (il leit-motiv della sua pittura), animali che Verdecchia cominciò ad osservare quando da bambino accompagnava il padre veterinario nelle visite alle stalle.

La sua arte si ispira ad un naturalismo vigoroso, quello della vita agreste, della solidità contadina, espresso con una pittura tonale ed una notevole forza disegnativa in cui qua e là si avverte un certo gusto macchiaiolo. Fu anche un buon incisore. Morì nel 1984.

Condividi su Facebook