Tutte le vie portano a Roma

di Antonio La Gala

 

In epoca romana Napoli era collegata alla principale strada che congiungeva Roma con la Campania , la Via Appia , che era stata cominciata a costruire nel 312 a .C. nel tratto fino a Capua, poi prolungata fino a Benevento e, infine, in epoca traianea, avviata verso Brindisi.

L’Appia fu la prima strada ad essere costruita con una pavimentazione solida, costituita da lastroni di pietra dura, ben incastrati fra di loro, poggiati - cosa trascurata fino ad allora - su fondamenta in pietrame più piccolo, e sviluppata secondo un percorso che procedeva in linea retta laddove il terreno lo consentiva.

Napoli vi era collegata mediante una diramazione in corrispondenza di Capua, una “bretella” costituita dalla via Campana lunga una cinquantina di miglia ben pavimentate. Esiste ancora.  

In età imperiale, dopo aver valorizzato la zona flegrea, i Romani si preoccuparono di raggiungerla in maniera più rapida e diretta, senza dover percorrere l’itinerario interno dell’Appia e deviare da Capua.  L’imperatore Domiziano aprì una nuova via, la Domitiana, che si allontanava dall’Appia nel punto in cui questa abbandonava la costa per piegare all’interno, dalle parti di Sinuessa (oggi Sessa Aurunca).

Seguendo la costa, la Domitiana arrivava a Miseno, dove stazionava la flotta militare romana.

    

    Una volta arrivati nella zona flegrea, per raggiungere Neapolis, ci si imbatteva nella collina di Posillipo, dove molti maggiorenti romani possedevano sontuose ville, un’altura che si frapponeva, appunto, fra la zona flegrea e la città.

A causa della presenza di questo ostacolo naturale fino ad allora le comunicazioni fra le città elleniche della zona flegrea (Cuma e Pozzuoli) e l’ellenica Neapolis si svolgevano sostanzialmente per via di mare. Per via di terra si scavalcava la collina di Posillipo, attraverso sentieri che passavano nei campi collinari.

Nel II sec a.C. i Romani migliorarono il percorso di questi sentieri e li trasformarono in una vera e propria strada, da Pozzuoli a Napoli, la Via Puteoli – Neapolim per colles, lunga quasi 15 kilometri, che risistemarono attorno al 100 d.C.

     Le iscrizioni di tre cippi miliari rinvenuti sul suo percorso ricordano che fu l’imperatore Traiano (98-117 d.C.) a portare a termine la sistemazione della via iniziata dal padre Cocceio Nerva (96-98 d.C.).

Dopo Agnano e Fuorigrotta la via risaliva la Loggetta e la Canzanella , raggiungeva la collina del Vomero, qui passava per Antignano, per poi scendere lungo Conte della Cerra, Salvator Rosa. Infine lungo un percorso compreso fra i Ventaglieri ed il Cavone si fermava vicino alla scomparsa Porta Puteolana, detta anche Porta Cumana, fra lo Spirito Santo e San Domenico Maggiore.    

 

      Per accorciare il collegamento fra la zona flegrea e Napoli, in età augustea fu scavata la Crypta Neapolitana , un tunnel tenebroso fra Mergellina e Fuorigrotta lungo poco più di 700 metri, basso e stretto, originariamente alto 3 metri e largo 4,5.

Per scavare la Crypta si dovette attendere fino ad Augusto perché nell’antichità scavare gallerie era oneroso; se lo potevano permettere solo i Romani di età imperiale che disponevano di schiere di schiavi.

L’imboccatura dal lato napoletano si trova dalle parti della stazione di Mergellina, nel cosiddetto “Parco Virgiliano”.

     In età romana la Crypta era sostanzialmente un budello, scomodo, oscuro e polveroso, e occorreva coraggio per attraversarla. Quanto fosse disagevole ce lo racconta Seneca.

Nei secoli è stato oggetto, a più riprese, di interventi per renderla meno disagevole, con progressivi allargamenti del  cunicolo originario.

La Crypta fu ampliata e sistemata a metà Quattrocento da Alfonso d’Aragona (che abbassò il piano inferiore); fu rimaneggiata poi a metà Cinquecento da Don Pedro de Toledo; a metà Settecento da Carlo III e ad inizio Ottocento da Giuseppe Bonaparte, il quale per primo pensò di illuminarla notte e giorno, mediante due file di fiaccole alle pareti.

Le migliorie qui ricordate tolsero alla Crypta l’aspetto di cunicolo, ma essa restò sempre una galleriola promiscuamente affollata di carrozze, carri, carretti e pedoni.  

Testimonianze di fine Ottocento ci raccontano che durante le feste di Piedigrotta  (questo nome indica appunto il luogo che sta davanti la grotta- Crypta), i napoletani trasformavano la grotta in una sconcia bolgia, schiamazzando, ballando e cantando, con i putipù e gli scetavajasse.  

La Crypta non va confusa con la grotta di Seiano, una grotta artificiale di 770 metri che congiunge l’estremità della discesa di Coroglio con il vallone della Gaiola, costituendo un corridoio fra Coroglio e la parte alta della villa Pausylipon, di Publio Vedio Pollione, un ricco, volgare e crudele parvenu campano di epoca imperiale romana, ubicata nell’insenatura della Gaiola, della quale costituisce un grandioso ingresso.  Prima dell’apertura della grotta gli accessi alla villa erano due, uno dal mare e l’altro lungo l’attuale discesa della Gaiola.

    Questa grotta fu scavata - forse sfruttando scavi già eseguiti per trarre il tufo necessario alla costruzione della villa - da Seiano (da cui il nome), che pare fosse un ministro dell’imperatore Tiberio, quando alla morte del Pollione la villa Pausylipon passò al demanio e la zona fu rimaneggiata.  

La presenza dell’Appia e della Domiziana fu importante per Napoli, non solo perché collegò la città strettamente a Roma, ma anche perché favorì lo sviluppo degli aggregati urbani alle porte di Napoli. Infatti le due “superstrade” -  Appia e Domitiana - resero possibile l’insediamento di contadini in villaggi che si collegavano ad esse mediante stradine di campagna.

Essi s’incontravano periodicamente nei luoghi di scambio di merci, posti sulle due strade principali, come ad esempio i Fori Appii, nei quali, fra l’altro, apprendevano dai funzionari romani che venivano a controllare i mercati, le notizie del mondo esterno. Sono nati  così gli attuali comuni dell’hinterland a Nord di Napoli.  

La Via per colles, poi, ha costituito l’asse portante dei collegamenti interni nella parte immediatamente ad occidente della città antica, ed inoltre ha favorito lo sviluppo degli insediamenti di intere zone di Napoli ovest, come ad esempio Fuorigrotta, Pianura-Soccavo, il Vomero.

  Condividi