Il Teatro Diana

di Antonio La Gala

 

Verso la fine  degli anni Venti del Novecento un appassionato di teatro e di cinema, Giovanni De Gaudio, ebbe l’idea di aprire al Vomero un teatro all’altezza della borghesia vomerese, che in quel periodo era notevolmente cresciuta, in numero ed in qualità. 

Assieme ai fratelli Federico, Ettore e Vincenzo egli comprò un suolo in Via Luca Giordano e vi costruì, come si diceva allora, una "Sala".

L'apertura del locale non fu gradita dai proprietari di un palazzo adiacente, i quali si lamentavano per i fastidi loro provocati dalla contiguità del teatro: rumori, confusione per afflussi di persone, ecc. Alla fine ottennero la chiusura della Sala.

De Gaudio risolse la vertenza giudiziaria tagliando la testa al toro, ovvero tagliando una fetta del locale per lasciare un cortile fra il teatro ed il palazzo dei protestatari.

Per far ciò, però, egli dovette rifare parzialmente il teatro per poterlo riaprire.

Fu molto sollecito a farlo, tant'è che già nel marzo del 1933 si ebbe la nuova inaugurazione:  un elegante locale di spettacolo andò a rallegrare le serate dei napoletani e dei vomeresi in particolare: il teatro Diana.

Il Diana, di concezione allora modernissima, con 2.000 posti e tetto apribile, progettato dal noto architetto Gino Avena, partì alla grande: fu inaugurato nientemeno che dal futuro Re, il Principe Umberto, che in quel periodo si faceva vedere spesso per Napoli in veste di principe farfallone, anche perché ai Savoia interessava far simpatizzare i napoletani con la monarchia sabauda,  la quale nella capitale dell'ex regno borbonico non godeva delle simpatie proprio di tutti, per la diffusa convinzione che i Piemontesi “avevano usurpato” il loro Regno.

Fin dall’inizio sul palcoscenico del Diana cominciarono a passare spettacoli ed artisti di primario livello nazionale. I nomi degli artisti che hanno calcato le tavole del Diana, dalla nascita fino ad oggi, non li elenchiamoperché sono quelli di tutti i più grandi e noti protagonisti della scena del  Novecento, nazionale ed extranazionale, sia della commedia, che della rivista, della prosa, della musica e della canzone.

 

Il Diana diventò subito occasione di mondanità per il quartiere e portava in collina i personaggi dello spettacolo più noti del momento, che si potevano incontrare per le strade del Vomero, assieme a giornalisti, commediografi ed altri. Inoltre li si incontravano ai tavoli delle trattorie e dei Ristoranti del dopoteatro, che crebbero in notorietà proprio per questo; in primis D’Angelo in Via Aniello Falcone e Sica in Via Bernini.

Durante il periodo bellico il Diana era l'unico teatro aperto in città che riusciva a dare ai napoletani un  di consolazione.

Poco dopo il Diana “fu teatro” (è il caso di dire) della clamorosa rottura fra i fratelli de Filippo. Peppino, stanco di essere redarguito dal fratello, salì su una sedia, batté le mani e gridò, ritmando:” Duce..duce..duce”.  

La mattina del due agosto del 1945, all'improvviso, crollò il soffitto del locale, per il cedimento di un pilastro, senza provocare vittime, perché avvenuto a sala vuota. Giovanni De Gaudio, con la solita solerzia e caparbietà, nel 1948 lo riaprì più moderno e più bello di prima.

 

Nell’ambito degli stravolgimenti avvenuti nel secondo dopoguerra, pure il mondo del teatro napoletano subì trasformazioni, chiusure, nuove aperture.

Questi eventi colpirono anche il Diana che per alcuni anni funzionò prevalentemente come sala cinematografica

Il 4 marzo 1973 un altro incendio distrusse il Diana. Fra gli artisti accorsi addolorati sul luogo dell’incendio molti ricordano Nino Taranto.  

La figlia di Giovanni De Gaudio, Mariolina, che nel frattempo era succeduta al padre nella proprietà del Diana, dotata anche lei della stessa determinazione nel superamento delle avversità, lo riaprì, migliorato, a tempo di record, dopo appena sei mesi, il dodici settembre dello stesso anno, il giorno del suo onomastico.

Proprio in quei giorni Napoli usciva da un’ennesima calamità, un colera. Tornare a teatro per molti significava tornare alla normalità.

 

Da allora, dedicandosi solo all'attività teatrale, il Diana ha ospitato di nuovo i più grandi nomi dello spettacolo, collocandosi fra le primarie realtà  teatrali nazionali, per numero di spettatori e per qualità di spettacoli.

Il Diana vanta anche un record: è l'unico importante teatro d'Italia ad essere gestito dalla stessa famiglia, fin dai lontani inizi: stiamo parlando di oltre ottant'anni di attività.

 

2/05/2013

 

 

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